Intenso e provocatorio, grazie a “Quelle Due” William Wyler realizzò il sogno di adattare il dramma teatrale dal titolo “La Calunnia”. Il risultato è una storia tanto bella quanto importante.
Nell’America degli anni ’20, regnava una generale mentalità perbenista che controllava ogni aspetto delle pubblicazioni. Da quelle letterarie a quelle teatrali, fino alla neonata Settima Arte. Tutto filava liscio, e la tipica famiglia statunitense composta da padre lavoratore e madre casalinga con prole viveva la loro vita tranquilla. Fino a quando, questa apparente armonia non venne sconvolta da tre eventi legati all’industria hollywoodiana.
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Il primo fu il suicidio di Olive Thomas, modella e attrice considerata “la fidanzata d’America” per la sua eleganza e la sua innata aria da bambina innocente. Ma i risvolti che affiorarono a seguito della sua morte, avvenuta in un hotel di Parigi, devastarono l’immagine pubblica che si era creata attorno alla sua figura. Pare infatti, che l’attrice facesse uno smisurato uso di alcool e di sostanze stupefacenti.
Il secondo, avvenuto tra il 1921 e il 1922, fu il processo a Roscoe “Fatty” Arbuckle, uno dei comici più famosi e apprezzati dell’epoca, accusato dell’omicidio (con tanto di abusi) dell’attrice Virginia Rappe. Infine, a destabilizzare definitivamente le fragili menti dei benpensanti, fu l’omicidio (ancora oggi irrisolto) di William Desmond Taylor. Il regista, all’apice della sua carriera, venne trovato esanime, ucciso da un colpo di pistola alla schiena, in uno dei quartieri più lussuosi di Los Angeles.
IL CODICE HAYS
A seguito di queste tre tragedie, in America cominciò a svilupparsi l’idea che quello hollywoodiano fosse un ambiente tossico. E questo portò le case produttrici a instaurare nuove rigide e infrangibili regole. Da quel momento infatti, chiunque fosse sorpreso a far uso di alcool o droghe, a compiere atti impuri (intesi come rapporti tra persone dello stesso sesso) e a partecipare a festini illegali, veniva definitivamente allontanato dall’ambiente cinematografico. Ma questo non era abbastanza. Non nell’America purista degli anni ’20 e ’30.
Attraverso le pellicole, il cinema doveva dare il buon esempio e infondere il pensiero che gli Stati Uniti fossero un luogo dove la purezza e la stabilità emotiva regnava sovrana. Ecco perché la Motion Picture Producers and Distributors of America (MPDDA), assegnò a William Hays il compito di redigere un insieme di norme che regolamentassero lo sviluppo dei film.
Fu così che nacque il Codice Hays, la più famosa raccolta di norme e restrizioni della storia del cinema, un volume che tra le altre cose vietava le scene di nudo e di danze lascive, lo sbeffeggiamento della religione, la rappresentazione di uso di alcolici e droghe e le allusioni alle perversioni sessuali, tra cui l’omosessualità. Lo scopo era quello di evitare le emulazioni da parte del pubblico e ribadire il concetto della classica famiglia americana con moglie, marito e figli.
“LA CALUNNIA”, IL FILM CENSURATO DI WILLIAM WYLER
Molti furono i film che caddero vittima delle grinfie delle nuove regole della buona condotta cinematografica. Uno dei primi e più famosi casi di censura fu quello de “La Calunnia”, pellicola datata 1936 diretta da William Wyler. Tratta dal dramma teatrale di Lillian Hellman, la pellicola avrebbe dovuto raccontare la storia di Martha e Karen, due ex compagne del college divenute direttrici di un collegio femminile nel Massachussets, le cui vite vengono rovinate quando in città si sparge la voce che, oltre ad essere colleghe, le due sono anche amanti. La loro relazione non si palesa mai, ma la presunta attrazione permea tutta la trama, instillando così nel pubblico il dubbio che il pettegolezzo possa in realtà dire il vero.

E quando Wyler decise di dirigere l’adattamento cinematografico vide la sceneggiatura completamente stravolta dalla regola del Codice Hays. Così, quella che doveva essere una velata attrazione tra due donne, divenne un triangolo amoroso in cui Martha (Miriam Hopkins) si innamora dell’affascinante dottor Joe Cardin (Joel McCrea), ossia il fidanzato nonché futuro marito di Karen (Merle Oberon). Secondo il Codice Hays infatti, l’omosessualità non poteva essere rappresentata in un film, in quanto considerata una perversione sessuale inaccettabile. Ma una donna che si innamora di un uomo anche se fidanzato era socialmente accettabile. E Wyler fu costretto a sottostare a tali e irrazionali regole.
“QUELLE DUE”, LA SECONDA VOLTA È QUELLA BUONA
Ma il regista non si arrese. Voleva raccontare la storia di Martha e Karen ad ogni costo, e voleva farlo nel modo giusto. E quando il Codice cominciò a subire dei sostanziosi ammorbidimenti, per tenere il passo delle produzioni europee che non dovevano attenersi alle regole della censura, Wyler tornò sul progetto iniziale della storia. Dopo aver dominato la scena cinematografica grazie ad un capolavoro come “Ben-Hur”, quasi trent’anni dopo girò “Quelle Due”, con protagoniste questa volta Audrey Hepburn (Karen Wright) e Shirley MacLaine (Martha Dobie), mentre Miriam Hopkins venne convocata per interpretare zia Lily (la zia di Martha).

La trama risultò molto più fedele a quella del dramma teatrale, anche se, nonostante i lievi cambiamenti apportati al Codice, che nel corso degli anni aveva alleggerito le sue regole, alcune scene dovettero essere tagliate per non correre il rischio che la censura ne vietasse la produzione. La stesura iniziale prevedeva che tra Martha e Karen ci fossero delle scene piuttosto intime, che potessero far credere (erroneamente) che tra loro ci fosse del tenero, come sguardi intensi e tenere carezze. Le scene furono girate, ma Wyler ebbe paura e furono tagliate.
Una scelta obbligata che però non venne molto apprezzata dalle due attrici protagoniste.
“Quelle Due” è un perfetto esempio di quanto il Codice Hays avesse subito degli ammorbidimenti nel corso del tempo, ma anche di quanto le pellicole ne fossero ancora influenzate. Invero, la natura omosessuale poteva sì essere rappresentata purché trasparisse il messaggio che fosse una cosa sbagliata e inaccettabile. Per questo Martha, interpretata da un’intensa e commovente Shirley MacLaine, dopo aver subito il giudizio di coloro che all’epoca erano considerate della “giusta condotta morale” e dopo aver tentato in tutti i modi di rinnegare i suoi sentimenti per Karen, ha un crollo emotivo e psicologico e scoppia in una profonda disperazione.
UN INTENSO FINALE
Dopo tutto quello che hanno passato insieme e dopo aver visto la propria vita e quella di Karen sprofondare nel baratro del pregiudizio, Martha si sente profondamente sbagliata e colpevole. Eppure, al contrario di tutti i suoi concittadini e delle persone che le avevano affidato l’istruzione delle proprie figlie, non c’è odio nel suo cuore, ma solo un profondo amore. Un amore tanto forte da farle male. E attraverso “Quelle Due”, Wyler riesce a far trasparire l’importante messaggio che non è l’amore ad essere sbagliato, ma l’odio.
Difatti, sebbene sia consapevole che Karen non ricambia i suoi sentimenti, per quanto le sia affezionata e sarebbe pronta a cambiare completamente la sua vita per lei, è a causa della cattiveria e dell’emarginazione cui la costringono i suoi concittadini che Martha arriva a compiere un gesto estremo.
Un finale che rappresenta perfettamente il falso perbenismo borghese, vero oggetto della denuncia di William Wyler. Un mondo bigotto e puritano sempre pronto a puntare il dito e a condannare chi la società considera “diverso”. Un mondo che rinnega il suo stesso operato come se il giudizio espresso, senza alcuna autorità, non avesse rovinato la vita di due innocenti insegnanti il cui unico “peccato” è stato quello di volersi bene.
Ed è proprio nella sequenza finale che “Quelle Due” trova il maggior momento di intensità, grazie alla superba interpretazione di Audrey Hepburn.
Dopo aver dato l’ultimo saluto alla sua cara amica, mentre tutti coloro che le avevano condannate assistono al funerale, Karen si allontana dal cimitero. Procede a passo spedito, camminando a testa alta. Karen adesso può vivere la propria vita libera dal giudizio, e uscendo dal quel cimitero dimostra a suoi concittadini che non meritano e che non gli sarà mai concesso il perdono.

Titolo Originale: The Children’s Hour
Anno: 1961
Genere: drammatico
Regia: William Wyler
Interpreti: Audrey Hepburn, Shirley MacLaine, James Garner
Soggetto: basato dal dramma teatrale “La Calunnia” di Lillian Hellman
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