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Psycho: Hitchcock, Norman Bates e il nuovo volto della Paura

Andrea Di Mastrorocco by Andrea Di Mastrorocco
in Alfred Hitchcock, Cinema, Storia del cinema
Psycho: Il nuovo volto della Paura
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Il mondo del cinema è in continua evoluzione e ben poche pellicole hanno avuto il pregio di cambiarne la storia. “Psycho” è una di queste.

Il cinema horror è un genere vecchio quanto il Cinema stesso. Difatti, è ormai passato più di un secolo da quando le prime pellicole dell’orrore furono proiettate sul grande schermo. In particolare, due delle più significative opere orrorifiche arrivano dalla Germania. La prima è “Der Golem” (1920) di Paul Wegener, in cui un rabbino risveglia un’antica creatura per farne il proprio servitore. La seconda, naturalmente, è “Nosferatu” (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, una pellicola che non dovrebbe avere bisogno di presentazioni. Ad ogni modo, è la storia di Thomas ed Ellen Hutter, una coppia di neo sposi perseguitata da un sanguinario vampiro che risponde al nome di Conte Orlok.

TRAILER

Un decennio più tardi invece, dagli Stati Uniti arrivarono sul grande schermo i Mostri della Universal. Il primo a comparire nelle sale cinematografiche fu “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” nel 1931, e da quel momento, per oltre vent’anni furono le creature mostruose come l’Uomo Lupo, la Creatura di Frankenstein, il Mostro della Laguna Nera e, naturalmente, Dracula di Bela Lugosi a infestare le notti di ogni appassionato di cinema, trasformando i sogni in incubi.

Eppure, che fosse un vampiro assetato di sangue, un mostro concepito in laboratorio e assemblato con le parti dei cadaveri trafugati dalle tombe o un misterioso anfibio che vive in una lugubre palude, quei volti della paura, che terrorizzavano quelle povere anime influenzabili, erano entità soprannaturali. O, addirittura, aliene, come nel caso de “L’invasione degli ultracorpi”, in cui un’ignota razza aliena sostituiva il genere umano.

IL PRIMO INCOTRO CON NORMAN BATES

Ma nel 1960, prendendo ispirazione dalle terrificanti azioni di Ed Gein, Alfred Hitchcock rivoluzionò il mondo del cinema horror. E diede un nuovo volto alla Paura.

Un paio di anni prima, mentre era impegnato con le riprese di “Intrigo Internazionale”, al Maestro del Brivido capitò di leggere la recensione del New York Times di un romanzo piuttosto curioso, scritto da Robert Bloch. La storia narrava le insolite abitudini del misterioso e inquietante proprietario del Bates Motel, una struttura situata ai margini della strada. Ma disgraziatamente, la maggior parte dei pochi clienti che decidevano di alloggiarvi, non faceva mai ritorno al luogo da cui provenivano.

Psycho: Il nuovo volto della Paura
Janet Leigh è Marion Crane in “Psycho”. La famosa scena della doccia.

Così, nel lontano 1958, Hitchcock entrò per la prima volta in contatto con Norman Bates e con “Psycho”. E grazie a quella storia avrebbe per sempre cambiato il corso della cinematografia. Violenta, sanguinaria e angosciante, la trama colpì nel profondo il regista di “Rebecca – La prima moglie” e “Notorious”, tanto da contattare i dirigenti della Paramount e intimargli di acquistare i diritti del romanzo. Cosa che però gli venne negata poiché valutarono la storia poco avvincente e non in grado appassionare il pubblico. Ah! Poveri stolti!

NON SERVONO I MOSTRI PER TRASMETTERE L’ORRORE

Ma Hitchcock era testardo. Molto testardo. Così decise di acquistare personalmente i diritti. Ma non solo. Annunciò al suo staff (lo stesso con cui lavorava ad “Alfred Hitchcock presenta”) che avrebbe usato il libro di Bloch per creare un film horror di serie B che avrebbe sconvolto l’opinione pubblica.

Grazie alla magistrale interpretazione di Anthony Perkins, una delle migliori performance di tutti i tempi, ad una trama sorprendentemente contorta e ad una potente simbologia onnipresente, specialmente nelle scene con protagonista Norman Bates , “Psycho” riuscì ad infrangere la tradizione secondo cui il cinema horror era dominato da entità soprannaturali o aliene. E, di sicuro, non umane.
Psycho: Il nuovo volto della Paura
Lo sguardo inquietante di Norman Bates (Anthony Perkins). Il nuovo volto della Paura.

Hitchcock terrorizzò generazioni intere di spettatori attraverso un semplice sguardo, … ed ecco quindi che un uomo quieto e impacciato come Norman si trasforma nel più agghiacciante degli assassini.

… Ma, soprattutto, dimostrò che il terrore può essere trasmesso da un semplice, per quanto afflitto da una mente malata, essere umano.

In “Psycho” infatti non ci sono uomini che si trasformano in bestia con il plenilunio. Oppure vampiri assettati di sangue. Ma un semplice uomo comune. Per Hithcock il Mostro non spuntava da una fatiscente palude e non giungeva neppure da un altro pianeta. Per il Maestro del Brivido, il Mostro dimorava nella mente umana.

MA COME PUÒ UN UOMO QUALUNCUQUE COME NORMAN BATES INFONDERE PIÙ TERRORE DI UN LUPO MANNARO O DI UN’ORDA DI ZOMBIE?

Per prima cosa, memore della sua permanenza in Germania anni addietro, Hitchcock decise di ispirarsi all’espressionismo tedesco. E prese come esempio gioco di luci e ombre che rese celebre una pellicola quale “Nosferatu” di Murnau.

Quella del bianco e nero fu quindi una scelta audace ma necessaria per rendere credibile il mondo che ruota attorno al Bates Motel. Non solo. Perdonatemi lo spoiler, ma Hitchcock azzardò una cosa mai fatta prima. Uccise a metà film quella che, in un primo momento, sembrava essere la protagonista principale, ossia Marion Crane (all’epoca Janet Leigh).

Psycho: Il nuovo volto della Paura
La sequenza dell’omicidio di Marion.

Difatti, quello della segretaria che decide di rubare una grossa somma di denaro al suo capo per poter così coronare il sogno di sposare l’uomo che ama, altro non è che un lungo preambolo a quella che sarà la vera trama di “Psycho”. Ossia la storia di Norman Bates.

Cambiando la fisionomia di Norman Bates, descritto nel libro come un uomo privo di caratteri distintivi, basso, tozzo e con pochi capelli in testa, Sir Alfred rese Norman un uomo a modo suo affascinante e dall’aspetto più rassicurante rispetto al protagonista del romanzo. Ma, allo stesso tempo, enfatizzando così il senso di inquietudine e violenza trasmessa dal personaggio e dal simbolismo che lo circonda. Norman osserva, come gli uccelli che ama tanto imbalsamare.

GLI UCCELLI

In tutta la sua filmografia infatti, Hitchcock ha disseminato le sue opere con molti riferimenti al simbolismo. In particolare a quello legato ai volatili. Un esempio calzante è la pellicola datata 1963, “Gli Uccelli”, in cui i passerotti, i gabbiani e i corvi assumono il ruolo del vendicatore alato, divenendo così metafora di una natura che si ribella allo sfruttamento del genere umano.

Ma in “Psycho”, il Maestro decide di fare un uso totalmente diverso dei pennuti. Invero, i rapaci impagliati che adornano la dimora di Norman Bates, per quanto ricoprano il ruolo dell’osservatore passivo (in quanto privi di vita), riflettono alla perfezione la minaccia che il gestore del Motel rappresenta per Marion, incombendo su di lei dall’alto delle mura, come predatori pronti a piombare sulla loro vittima.

UN FENOMENO CULTURALE

Hitchcock creò quindi una pellicola in grado di terrorizzare e, allo stesso tempo, appassionare gli spettatori, tenendoli incollati allo schermo, curiosi di scoprire le motivazioni e le turbe di Norman Bates. E grazie ad un magistrale uso del punto di vista, Sir Alfred è riuscito a creare una forte empatia tra pubblico e interpreti. Obbligando gli spettatori a identificarsi con i personaggi (persino con Norman) e con il lato più tetro dell’animo umano.

Cosa praticamente impossibile se si parla di lupi mannari, vampiri o mostri della laguna. Umorismo macabro e acuto, una dose di romanticismo e una profonda analisi della crudeltà dell’essere umano, resero il film di Hitchcock unico nel suo genere. Il tutto accompagnato da una colonna sonora, composta da Bernard Herrmann tanto tagliente, come nella famosa scena della doccia, quanto avvolgente. Il compositore decise inoltre di avvalersi esclusivamente di archi, senza l’ausilio di strumenti a percussione o a fiato, in modo da creare una musica che fosse solenne quanto il bianco e nero scelto da Hitchcock.

“Psycho” non è quindi un semplice film ma un fenomeno culturale. Una pellicola in grado di ispirare altre pellicole e di rivoluzionare l’estetica di un intero genere se non del cinema stesso. Perché ricordatevelo, mie giovani menti. Marion Crane, protagonista leggendaria di quella famosa e mai dimenticata scena della doccia, ha dimostrato che ogni essere umano può essere vulnerabile e quindi terrorizzato quando viene colto, improvvisamente nell’intimo. E Hitchcock lo sapeva. E così facendo ha rivoluzionato la storia del cinema.

Titolo Originale: Psycho

Anno: 1960

Genere: Horror, Thriller

Regia: Alfred Hitchcock

Interpreti: Anthony Perkins, Janet Leigh, Vera Miles, John Gavin

Soggetto: Tratto dal romanzo di Robert Bloch

Sceneggiatura: Joseph Stefano

Casa di Produzione: Shamley Productions

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Andrea Di Mastrorocco

Andrea Di Mastrorocco

Nientologo di fama internazionale appassionato di cinema fin da quando il Giudice Morton ha tentanto di incastrare Roger Rabbit e Tom Hanks danzava su un pianoforte gigante in un negozio di giocattoli. Ama lottare con gli squali, sfasciare le vetrate e mangiare lampadine, anche se il suo piatto preferito è il cheesburger del Big Kahuna Burger, dove anche gli hawaiani fanno gli hamburger”. Sogna da sempre di guidare la Batmobile ma per adesso si accontenta di non parlare di cose che non conosce.

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