1979. Woody Allen ci regala un’altra grande pietra miliare del cinema. E pensare che lui detestò girare “Manhattan”.
“Capitolo Primo: amava New York…” (“Manhattan”).
Mentre le immagini della Grande Mela scorrono mostrandoci quanto meravigliosa e caotica possa essere, la voce di Ike (Woody Allen), un aspirante scrittore con alle spalle due divorzi, continua a proporre inizi diversi di quello che dovrebbe essere il suo prossimo libro.
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Cambiando versione continuamente, Ike descrive quanto sia affezionato alla sua città. E infatti conclude il monologo affermando: “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata”.
L’INCANTO DELLA GRANDE MELA
Difatti, “Manhattan” si sviluppa come una lunga e appassionata lettera d’amore da parte di Woody Allen alla città che non dorme mai. Grazie al personaggio di Ike e al suo smisurato interesse per l’arte, il regista newyorkese ci accompagna in un mondo fatto di musei, rassegne e bellissimi scorci di una metropoli che è tanto incantevole quanto seducente.
Basti pensare alla camminata notturna di Ike e Mary (Diane Keaton) che si conclude con quella splendida veduta del Ponte di Manhattan. Ma sappiate che, se vi troverete a passeggiare per le strade di New York, alla ricerca di quella panchina su cui si siedono Ike e Mary, allora perdete tempo perché in realtà quella panchina non esiste.
New York è il cuore pulsante della storia e Woody la dipinge come se fosse la vera protagonista. La Grande Mela non è una semplice città che fa da sfondo alla trama, ma un personaggio che respira e vive di luce propria. Paradossalmente, è proprio grazie a New York che tra Ike e Mary nasce quello che sembra essere un profondo amore.
È di fronte al Ponte di Manhattan che i due si rendono conto quanto siano simili, è al Museum of Modern Art che i due si incontrano per la seconda volta. Ed è al Central Park che si godono una passeggiata in barca. Frammenti di vita quotidiana, tra arte e natura che uniscono due anime affini. Non fosse che Ike è destinato a rimanere con il cuore spezzato. Ma ci arriveremo…
IKE E MARY
Ike è quindi il nevrotico e adorabile, per quanto egoista, protagonista della nostra storia, Mary è colei che riesce a far breccia nel suo cuore, la principessa che riesce a domare l’errante cavaliere che (dopo due divorzi) sembra essere indomito. I due si conoscono per caso, proprio durante una gita in un museo. Lei è l’amante di Yale (Michael Murphy), il migliore amico di Ike, e lui è accompagnato dalla compagna, una brillante e dolce diciassettenne di nome Tracy (Mariel Hemingway). E per quanto la loro prima interazione non sia delle migliori, l’alchimia che regna tra i due è palpabile fin dall’inizio. Sarebbe tutto molto romantico, una bella favola moderna, se non fosse che “Manhattan” non è una fiaba. Ma ci arriveremo…

Nella sua carriera, Woody Allen ci ha abituati a personaggi (soprattutto maschili) che hanno le tipiche caratteristiche del moderno antieroe. E Ike non fa eccezione.
Ike è egoista e, come l’Alvy di “Io e Annie”, pretende che tutti si preoccupino della sua felicità e accettino il suo volere. Inoltre non ci pensa due volte ad andare contro i propri principi (“io credo che ci si debba accoppiare per la vita, come i piccioni o i cattolici”) spezzando il cuore alla povera Tracy per correre tra le braccia dell’avvenente Mary. Ed è proprio a causa di tale decisione che Ike finirà in un bel guaio.
QUESTA NON È UNA FIABA
Per quanto cinica e altezzosa, Mary si rivela essere un’anima fragile e insicura, costantemente innamorata dell’uomo che non può avere. Invero, è solo per dimenticare Yale che la giovane giornalista inizia a frequentare Ike. Ma sappiamo tutti come andrà a fine, ossia con il povero Ike che, triste e sconsolato, si ritrova disteso su un divano a prendere appunti per il romanzo che non riesce a scrivere e pensare a Tracy.

La dolce, intelligente e innamorata (di lui) Tracy. La ragazza a cui ha spezzato il cuore e che ora spera di poter riconquistare. Ma, come abbiamo già enunciato, questa non è una fiaba.
“Manhattan” è quindi un dipinto, girato in un nostalgico bianco e nero, capace trasmettere tanta allegria quanta malinconia. E quella di New York è la perfetta cornice di una storia che avrebbe potuto essere una delle più belle fiabe moderne, non fosse per il finale dolce amaro (più amaro che dolce).
Avvolta dalle bellissime note della musica di George Gershwin, che furono fonte di ispirazione per creazione della sceneggiatura, la storia di Ike si rivela essere una cinica parabola di vita, sull’opportunismo e sull’egoismo, ma anche sull’amore non corrisposto. Ma forse, il grande amore del protagonista (e del regista) è proprio la città di New York, perché come egli stesso rivela all’inizio del film, “amava New York”.

Titolo Originale: Manhattan
Anno: 1979
Genere: commedia, drammatico, sentimentale
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Mariel Hemingway, Meryl Streep
Sceneggiatura: Woody Allen, Marshall Brickman
Casa di Produzione: United Artist (fa parte della MGM)
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