Come si può parlare di famiglia o di drammi matrimoniali se la trama principale si ritrova in un caos emotivo, un guazzabuglio mal approfondito?
Facciamo chiarezza.
Scritto, diretto e prodotto da James L. Brooks il cui nome viene associato a pellicole di incredibile pregio come “Voglia di tenerezza”, “Qualcosa è cambiato”, “Spanglish”, sembra quasi inverosimile constatare quanto la scrittura, o meglio, la struttura di un film possa cambiare nel corso del tempo. Probabilmente se Ella McCay fosse stata scritta qualche anno fa, ne avrebbe giovato di qualità strutturale.
Siamo nel 2008. Ella McCay, interpretata da una magnetica Emma Mackey, è una giovanissima vicegovernatrice che viene informata dal suo amico e mentore, Bill Moore (Albert Brooks) che si dimetterà e accetterà un incarico come membro del gabinetto nell’amministrazione presidenziale. La sua giovane amica diverrà, sotto sua raccomandazione, la nuova governatrice. Nemmeno quarantenne, Ella si troverà quindi non solo a tentare di guidare un partito che non la sostiene appieno, a causa dei suoi prolissi monologhi a sostegno delle cause a cui è più legata, ma anche a moderare le sue innumerevoli faccende famigliari.
TRAILER
Figlia di un padre infedele e di una madre che preferisce restare al suo fianco piuttosto che vivere una vita serena e priva di…corna. Sorella di Casey, ragazzo dal talento matematico fuori dal comune. Moglie di Ryan (Ryan Newell) un eterno Peter Pan, che altro non desidera che vivere a sue spese, sulle spalle della moglie e visitare la residenza governativa perché suo parere “lui se lo merita”. Nipote di Helen (interpretata da Jamie Lee Curtis) l’unica al mondo in grado di capire e ascoltare Ella.
DIATRIBE FAMIGLIARI
La diatriba famigliare ha infatti inizio con la famiglia riunita a sostegno del padre Eddie McCay (Woody Harrelson), affinché venga assolto dall’accusa di aver avuto alcune relazioni inappropriate sul posto di lavoro. Il film quindi inizia con il piede giusto e il giusto spirito dramedy. Siamo testimoni di numerosi flashback in cui ci viene presentato anche Ryan, attuale marito di Ella e con cui l’attenta zia Helen si ravvede dal concedergli la sua benedizione.
Cresciuta in un ambiente famigliare privo di stimoli, come lo sono i giochi in scatola o le profonde chiacchierate con mamma e papà, Ella trova un affetto inaspettato in Ryan, e si lega indelebilmente a lui. Di Ryan sappiamo tanto da Ella, ma allo stesso tempo, sappiamo ben poco. Il personaggio infatti perde di spessore fin tanto che Ella riesca a trovare quei cinque minuti al giorno da dedicare alla sua causa: Ryan vuol far parte dell’entourage della moglie.

UNA STORIA CHE INIZIA A SCRICCHIOLARE
La sceneggiatura inizia a scricchiolare da qui per poi perdersi nella parte centrale della vicenda e riprendere le redini della storia nella parte finale. Un giornalista infatti tenta di fare crollare la carriera politica della protagonista affinché lei possa cedere al ricatto e pagare. La storia da qui in poi subisce il trauma del nonsense affiancato al bisogno di raccontare troppe cose senza avere la giusta calma nell’approfondirle.
Il rapporto con il padre, invero, risulta fin troppo superficiale. Il suo matrimonio è quindi appeso a un filo il cui funambolo cerca più volte di cadere di proposito e la sua carriera in una fase interminabile di orazioni infinite. Ma l’altalena emotiva di Ella McCay non finisce qui. L’unico essere vivente in grado di far mantenere i piedi saldi a terra a Ella McCay è la zia Helen.
Emma Mackey e Jamie Lee Curtis stringono infatti un legame indissolubile, un affetto emotivo unico al mondo. Un legame così profondo che riesce a mantenere le redini della storia e che la rende una tiepida ma piacevole visione. Le interpretazioni, dalla giovane Emma Mackey, Jamie Lee Curtis fino alle brevi apparizioni di Woody Harrelson, sono il vero cardine di una storia che tenta a più riprese di trovare la sua emotività ma che purtroppo non riesce nell’impresa.
Sebbene la morale sulla figura paterna è ben chiara e non particolarmente originale, tutto rimane in superficie. Lasciando un amaro in bocca difficile da digerire. L’epilogo è infatti scontato ma necessario e restituisce a Ella l’integrità che aveva bisogno per continuare il suo percorso lavorativo ed emotivo.

In conclusione anche se la complessità degli affetti risulta essere il motore per cui Ella McCay si sveglia ogni mattina, il tono dramedy del film non aiuta, anzi, risulta essere scomodo a tratti (vedi il dialogo in macchina degli agenti a guardia della governatrice) e mal diretto.

Titolo Originale: Ella McCay
Anno: 2025
Genere: dramedy
Regia: James L. Brooks
Interpreti: Emma Mackey, Jamie Lee Curtis, Spike Fearn, Jack Lowden, Woody Harrelson
Soggetto e Sceneggiatura: James L. Brooks
Casa di Produzione: 20th Century Studios, Gracie Films
Casa di Distribuzione: Disney +
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