“The Conjuring – Il rito finale”. Il capitolo finale della storia di Ed e Lorraine Warren tra ansia, suggestione e un pizzico di delusione.
Nel 2013 James Wan diresse quello che in Italia venne distribuito con il titolo de “L’Evocazione”, ossia il primo capitolo della saga conosciuta come “The Conjuring”. Protagonisti della storia erano Ed e Lorraine Warren, due tra i demonologi più osannati di tutti i tempi che, nella loro lunga carriera, hanno trattato migliaia di casi. E affrontato presenze demoniache di ogni genere.
Il successo, giustificato, della pellicola diede il via a quello che oggi è conosciuto come “The Conjuring Universe” che comprende le saghe dedicate ad “Annabelle”, la bambola demoniaca, e “The Nun”.
TRAILER
Attraverso la dedizione di Ed e Lorraine nell’aiutare persone bisognose di aiuto, la saga di “The Conjuring” ci ha raccontato un pezzo di storia americana, fino a giungere al capitolo finale della storia dei coniugi Warren.
Si respira inquietudine
Dopo il passaggio di testimone alla regia, da James Wan a Michael Chaves e il discutibile “The Conjuring – Per ordine del Diavolo”, i Warren sono costretti ad affrontare una nuova inquietante minaccia. Sono passati anni dal processo a Arne Johnson. Judy è ormai una donna e i due demonologi si sono ritirati dalla loro attività, vivendo di conferenze e lezioni universitarie.
Ma tutto cambia quando un potente demone, proveniente dal loro passato, comincia a tormentare la famiglia Smurl.
Così “The Conjuring – Il rito finale” ci trasporta in un viaggio tanto inquietante quanto introspettivo, mostrandoci i lati più nascosti dei Warren. E, come nei capitoli precedenti, fin da subito le scenografie assumono un ruolo di primaria importanza.
Difatti, l’ansia che ha contraddistinto il “Conjuring Universe” si palesa sia attraverso le pareti e la mobilia della dimora degli Smurl, soprattutto grazie a quello stramaledetto specchio, sia grazie alla cupezza della fotografia affidata a Eli Born.
Gli scricchiolii della legna che forma l’abitazione, i sospiri appena percepiti e le fugaci immagini degli spiriti aiutano a trasmettere il terrore in cui gli Smurl furono costretti a vivere.

Inoltre, anche la regia di Michael Chaves risulta efficace. E il regista classe 1984 si dimostra maturato rispetto ai suoi precedenti (e criticabili) lavori. I jumpscare sono funzionali (almeno la maggior parte di essi) alla trama e aumentano il senso di inquietudine che permea “The Conjuring – Il rito finale”. I movimenti di macchina ben definiti rendono chiare persino le sequenze ambientate nella più totale oscurità.
Due attori in parte
Ma in tutto questo tecnicismo, chi riesce a emergere, come accaduto anche nei capitoli precedenti, sono i due protagonisti Ed e Lorraine Warren, ossia Patrick Wilson e Vera Farmiga.
L’attrice, già candidata al Premio Oscar, brilla di luce propria nella sua eterea bellezza. L’espressività con cui riesce a trasmettere il terrore di una madre nel momento in cui realizza che rischia di perdere sua figlia, raggela il sangue tanto trasmette intensità. E Patrick Wilson, che torna a vestire i panni del demonologo più famoso di sempre, conferma quell’affascinante carisma che aveva contraddistinto il suo personaggio fin dal primo capitolo.
L’alchimia che si percepisce tra i due interpreti è presente ad ogni scambio di sguardi. Il fascino che i coniugi Warren riescono a infondere si alterna con quel senso di angoscia che permea “The Conjuring – Il rito finale”.
Manca qualcosa di fondamentale
Eppure, nonostante le ottime interpretazioni e la suggestione che la regia e le scenografie riescono ad infondere, aiutate dalla colonna sonora di un compositore esperto come Benjamin Wallfisch, la pellicola di Chaves pecca gravemente nella sceneggiatura. Invero, uno dei punti di forza dei precedenti capitoli, soprattutto dei primi due (diretti da James Wan) era la chiarezza con cui veniva infine presentato il demone. Chiarezza che qui manca completamente.
Difatti, al termine della visione, sappiamo ben poco dell’entità maligna che infesta la casa degli Smurl. Quale sia la sua identità rimane un mistero che la sceneggiatura di David Leslie Johnson-McGoldrick, Richard Naing e Ian Goldberg, lascia infine irrisolto. Certo, il suo potere demoniaco, tanto immenso da riuscire a prendere possesso di altri spiriti, si palesa fin da subito, ma quali siano le sue origini non ci è dato saperlo. La chiarezza della storia e la fluidità del contenuto, sono quindi a limitare un prodotto che avrebbe potuto dare molto di più allo spettatore più fedele alla saga.
Anche se la storia fatica ad arrivare ad un epilogo, è un finale frettoloso, sebbene le due ore e più di film che avrebbero potuto essere distribuite decisamente molto meglio.
Così come resta inspiegato il legame del Demone con la famiglia Warren, in particolare con la “piccola” Judy.
UNA CONCLUSIONE NON SODDISFACENTE
Concludendo, “The Conjuring – Il rito finale” si presenta come un horror ansiogeno, che riesce a infondere la giusta dose di turbamento. Le interpretazioni di Vera Farmiga e Patrick Wilson confermano quanto la storia della famiglia Warren possa essere suggestiva e affascinante, e la regia precisa ed efficace di Maichael Chaves rimane una bella sorpresa.
Tuttavia, dal caso che sconvolse la vita di Ed e Lorraine tanto da convincerli a ritirarsi definitivamente dalla professione di demonologi ci si aspetterebbe qualcosa di più.

Titolo Originale: The Conjuring: Last Rites
Anno: 2025
Interpreti: Vera Farmiga, Patrick Wilson, Mia Tomlinson, Ben Hardy
Regia: Michael Chaves
Sceneggiatura: David Leslie Johnson-McGoldrick, Richard Naing e Ian Goldberg
Casa di Distribuzione: Warner Bros
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