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Frankenstein: Dal teatro al grande schermo

Andrea Di Mastrorocco by Andrea Di Mastrorocco
in Cinema, Frankenstein, Storia del cinema
Frankenstein: Dal teatro al grande schermo
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Dal romanzo di Mary Shelley fino all’adattamento di James Whale del 1931. Il percorso di “Frankenstein o il moderno Prometeo”.

La storia di “Frankenstein o il moderno Prometeo” dovrebbe ormai essere nota ad ogni essere umano. Non soltanto perché è uno dei romanzi più conosciuti e apprezzati di tutti i tempi, ma anche perché, a distanza di oltre un secolo dalla sua prima pubblicazione, è stato adattato in più di un’occasione sia per il teatro che per il grande schermo.

Mary Shelley scrisse la storia durante una vacanza a Villa Diodati, raccogliendo la sfida lanciata, in una notte di tempesta, da Lord George Byron, fra il 1816 e il 1817. Tuttavia fu soltanto nel 1818 che il romanzo venne finalmente pubblicato. La storia era avvincente, terrificante e densa di una forte morale. Una trama che né i drammaturghi né i registi avrebbero potuto ignorare. Difatti, la prima versione teatrale di “Frankenstein” arrivò appena cinque anni dopo la pubblicazione del libro.

“FRANKENSTEIN A TEATRO”

Fu Richard Peake il primo a proporre l’adattamento teatrale di “Frankenstein”, presentando una storia melodrammatica con Thomas Potter Cooke nel ruolo del mostro. Ma fu la versione del 1927 di Peggy Webling e prodotta dall’attore britannico Hamilton Deane (che fu anche interprete della Creatura) quella che influenzò maggiormente l’adattamento cinematografico targato Universal.

Frankenstein: Dal teatro al grande schermo
Hamilton Deane. Produttore dello spettacolo teatrale e interprete della Creatura.

E per calarsi nei panni del Mostro, Deane si affidò esclusivamente al make up. Oltre a delle suole speciali per ottenere l’aspetto mastodontico del suo personaggio, l’attore indossò una parrucca avviluppata e un trucco che conferiva alla pelle delle tonalità che variavano dal verde al giallo al blu. Eppure, nonostante fosse un espediente semplice, risultò tutto molto efficace. E, proprio come accade nel romanzo, Deane decise di dar vita al Mostro senza perdere tempo in futili spiegazioni e, naturalmente, senza l’utilizzo di complicati macchinari elettronici.

Invero, dopo aver ricevuto il dono della vita da Frankenstein, la Creatura semplicemente si alzava e cominciava a muoversi per scoprire il mondo. Una scena geniale nella sua banalità, che risultò di grande impatto all’epoca, così come la sequenza della vendetta finale del Mostro. Questi, mentre in sottofondo si udivano tuoni e fulmini, si ribellava al dottore e, dopo averlo scaraventato su di un tavolo, gli lacerava la gola con un morso. E poi… il sipario calava.

IL MOSTRO DELLA UNIVERSAL

E fu proprio grazie dallo spettacolo teatrale di Hamilotn Deane che Carl Laemmle Jr., figlio di uno dei fondatori della Universal Pictures, trasse ispirazione per produttore la pellicola datata 1931. Per farlo si ispirò al lavoro di suo padre. Carl Laemmle Senior infatti aveva origine tedesche, e fu lui ad importare la tecnica dell’espressionismo tedesco che utilizzava un abile gioco di luci e ombre. Fu di Carl Junior la geniale idea di adattare tale stile registico per i film horror e, dopo il grande successo di “Dracula”, ebbe la strana spianata per realizzare la serie che oggi è conosciuta come “I Mostri della Universal”.

Frankenstein: Dal teatro al grande schermo
James Whale. Il regista di “Frankenstein” e de “La moglie di Frankenstein”.

Così nacque il progetto “Frankenstein” che, nonostante si rivelò essere una produzione iniziale piuttosto travagliata, con un cambio improvviso di regia, che passò da Robert Florey a James Whale, fu un successo. La pellicola con protagonisti Colin Clive e l’iconico Mostro di Boris Karloff, approdò nelle sale nel 1931 e l’effetto che ebbe sugli spettatori (uno su tutti, Mel Brooks) fu letteralmente sconvolgente. Eppure, nonostante l’aspetto orripilante, proprio come accadde per la versione teatrale di Deane, la Creatura riuscì a infondere tanto terrore quanta empatia.

Sia Karloff che Deane trasmisero quell’ingenuità fanciullesca che riuscì a far breccia nei cuori del pubblico. Sebbene avesse un aspetto deforme, in grado di far provare timore, la Creatura venne vista come una creatura innocente, giudicata, e quindi disprezzata, a causa di una sembianza mostruosa che gli era stata imposta dal proprio creatore, a dimostrazione che, oltre ad intrattenere, l’horror possiede una forte e concreta morale.

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Andrea Di Mastrorocco

Andrea Di Mastrorocco

Nientologo di fama internazionale appassionato di cinema fin da quando il Giudice Morton ha tentanto di incastrare Roger Rabbit e Tom Hanks danzava su un pianoforte gigante in un negozio di giocattoli. Ama lottare con gli squali, sfasciare le vetrate e mangiare lampadine, anche se il suo piatto preferito è il cheesburger del Big Kahuna Burger, dove anche gli hawaiani fanno gli hamburger”. Sogna da sempre di guidare la Batmobile ma per adesso si accontenta di non parlare di cose che non conosce.

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