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Frankenstein: Boris Karloff e il volto della Creatura

Andrea Di Mastrorocco by Andrea Di Mastrorocco
in Cinema, CinemArte, Storia del cinema
Frankenstein: Boris Karloff e il volto della Creatura
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Quella del mostro di Frankenstein interpretato da Boris Karloff è una delle più grandi icone cinematografiche. Ma come nacque? E quali furono gli espedienti per ottenere un trucco tanto efficace?

Sguardo addormentato, statura mastodontica, volto e corpo coperti da cicatrici e un paio di elettrodi che fuoriescono dal collo. Questo è l’aspetto con cui, nel 1931, Boris Karloff diede un volto alla Creatura di Frankenstein. Un mostro dalla fronte alta e l’aspetto deforme e minaccioso, ma dall’animo innocente e fanciullesco reso cattivo dal pregiudizio degli esseri umani. E per decenni, quella elaborata da James Whale e Jack Pierce fu l’immagine più iconica del personaggio creato da Mary Shelley agli inizi del 1800. Ma dietro ad uno dei make-up più importanti e leggendari della storia del cinema c’è un lavoro altrettanto importante e decisamente molto faticoso, soprattutto per Karloff.

LA GRANDE DEDIZIONE DI BORIS KARLOFF

Difatti, l’attore britannico dimostrò un pazienza lodevole, oltre ad una grandissima dedizione per il ruolo del Mostro. Ogni giorno si sottoponeva, con grande professionalità, ad una sessione di make-up, che durava circa tre ore, molto dolorosa in quanto per creare il volto della Creatura venne usato del collodio (che non è certo il più leggero e flessibile dei materiali) unito al mastice e al cotone.

Frankenstein: Boris Karloff e il volto della Creatura
Il volto del terrore. Boris Karloff nei panni del Mostro di Frankenstein.

E come se questo non fosse abbastanza, spesso era costretto ad indossare quella maschera per tutto il giorno tanto erano prolungate le sessioni delle riprese. Eppure, Karloff accettò di buon grado tutto il lavoro che richiedeva entrare nei panni della Creatura di Frankenstein, proponendo lui stesso di rendere le palpebre più pesanti in modo da donare allo sguardo del personaggio un’indolenza degna di un essere la cui vita è nata da una scarica elettrica in laboratorio. Pierce applicò quindi della cera in modo da rendere gli occhi solamente parzialmente aperti.

Ma, come accennato poc’anzi, sebbene il merito di una simile creazione fu attribuito a Jack Pierce, il trucco che rese Boris Karloff il nuovo volto del terrore, pare che in realtà sia stato lavoro di squadra.

JACK PIERCE E IL SUO CAPOLAVORO

Il lavoro fu senza dubbio eseguito da Pierce, all’epoca uno dei truccatori ufficiali della Universal nonché uno dei più richiesti nell’ambiente cinematografico, che si occupò del trucco di tutti i classici dell’horror. Tuttavia, quello del Mostro di Frankenstein fu uno dei più complicati. Karloff, oltre ad avere un aspetto mostruoso, doveva anche mantenere una certa espressività, in modo da trasmettere tutte le emozioni, dalla paura alla rabbia, provate dalla Creatura.

Per questo, con l’aiuto di James Whale, riuscì a creare una maschera modellata sui lineamenti dell’attore. Dal canto suo, Karloff fece di tutto pur di raggiungere il miglior risultato possibile, arrivando addirittura a farsi togliere un ponte dentale in modo da ottenere delle guance scavate e accentuare così l’aspetto da morto vivente del Mostro.

Frankenstein: Boris Karloff e il volto della Creatura
Il momento in cui il Mostro incontra la piccola Maria.

Per la fronte alta e piatta invece, uno dei tratti più distintivi della Creatura, Pierce si ispirò al “Frankenstein” del 1910 diretto da Thomas Edison, ovvero il primo adattamento cinematografico del romanzo di Mary Shelley, in cui Charles Ogle impersonava il Mostro. E, come per le sopracciglia, fu usato del mastice misto a cotone e collodio.

Il trucco elaborato da Pierce e Whale fu un capolavoro, una di quelle opere d’arte destinate ad essere ricordate per decenni. A distanza di quasi un secolo dalla sua prima apparizione infatti, sebbene in molti pronuncino erroneamente il nome di Frankenstein riferendosi al Mostro piuttosto che al dottore che lo ha creato, il volto di Boris Karloff è una delle icone più conosciute dalla cultura horror. Tanto che per decenni la figura del Mostro di Frankenstein è divenuta mainstream nella cultura pop.

L’ABBIGLIAMENTO DEL MOSTRO

Infine, come se il ponderoso trucco non fosse abbastanza, Karloff dovette indossare un costume di scena che comprendeva una pesante giacca nera e un paio di grandi stivali per rendere ancora più mastodontica la mole del Mostro. In pieno agosto quindi, quando il caldo era pressoché insopportabile, l’attore londinese dovette fare i conti con un abbigliamento invernale e un pesante trucco sul volto.

Ma, nonostante tutte le difficoltà, il risultato fu veramente sorprendente. Boris uscì fisicamente provato dall’esperienza eppure la sua interpretazione non risentì né del pesante trucco né di un abbigliamento altamente proibitivo in piena estate. La sua performance infatti fu talmente intensa da essere tutt’oggi ricordata come una delle più belle della storia cinematografica.

Frankenstein: Boris Karloff e il volto della Creatura
L’entrata in scena del Mostro.

L’espressività con cui donò innocenza e umanità ad una creatura rinnegata persino dal suo stesso creatore fu talmente commovente da far breccia nei cuori del pubblico e della critica.

Per concludere, sebbene l’aspetto del Mostro sia una delle più conosciute icone cinematografiche, Karloff, Whale e Pierce dimostrarono che per rendere un personaggio memorabile occorrono dedizione, professionalità e, naturalmente, delle spiccate doti attoriali, oltre ad un’innata creatività artistica.

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Andrea Di Mastrorocco

Andrea Di Mastrorocco

Nientologo di fama internazionale appassionato di cinema fin da quando il Giudice Morton ha tentanto di incastrare Roger Rabbit e Tom Hanks danzava su un pianoforte gigante in un negozio di giocattoli. Ama lottare con gli squali, sfasciare le vetrate e mangiare lampadine, anche se il suo piatto preferito è il cheesburger del Big Kahuna Burger, dove anche gli hawaiani fanno gli hamburger”. Sogna da sempre di guidare la Batmobile ma per adesso si accontenta di non parlare di cose che non conosce.

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