Come altri romanzi di Ernest Hemingway “Addio alle armi” ha segnato un secolo. Ma quali sono le differenze tra il libro e l’adattamento cinematografico?
Come altri romanzi di Ernest Hemingway, “Addio alle Armi” ha segnato un secolo. Ma quali sono le differenze tra il libro e l’adattamento cinematografico?
Spesso le storie, anche quelle più incredibili, sono tratte da vicende realmente accadute. Storie di guerra, di amore e di redenzione tanto belle e coinvolgenti che meritano di essere raccontate e ascoltate (o lette magari). Una di esse è sicuramente “Addio alle Armi” di Ernest Hemingway, romanzo datato 1929 e che racconta del profondo amore tra il Sottotenente Frederic Henry e l’avvenente infermiera Catherine Barkley.
Si narra, che Hemingway abbia scritto “Addio alle Armi” per raccontare, seppur in maniera romanzata, una storia biografica. Invero, pare proprio che lo scrittore americano, arruolatosi nell’esercito italiano durante la Grande Guerra, abbia vissuto un’intensa storia d’amore con un’infermiera, anch’essa di stanza nel nostro bellissimo paese. O almeno così narra la leggenda…

Dietro tale storia difatti si cela un mistero. Ma andiamo per gradi. Hemingway decise di attraversare l’oceano e lasciare gli Stati Uniti per combattere in Europa seguendo l’esempio di altri celebri scrittori, tra cui Francis Scott Fitzgerald e William Faulkner. Tuttavia, a causa di un difetto alla vista, fu escluso dai reparti di combattimento e venne assegnato all’American Red Cross, ossia la sezione americana della Croce Rossa.
Come conducente di ambulanza e medico sul campo, Hemingway partecipò a numerose missioni, girando in toto l’Italia. E quando venne spedito sulle rive del Basso Piave, mentre svolgeva le sue mansioni come assistente di trincea, venne colpito dalle schegge di una bombarda austriaca, rimanendo gravemente ferito alla gamba destra.
Curato prima nell’ospedale da campo, dopo pochi giorni venne trasferito nell’Ospedale della Croce Rossa Americana di Milano. Qui, durante la sua permanenza, durata circa tre mesi, conobbe Agnes von Kurowsky, un’infermiera statunitense dalle chiare origini tedesche. Non è chiaro quale fosse il vero rapporto che si instaurò tra i due. Tutto ciò che sappiamo per certo è che Hemingway e la signorina von Kurowsky passavano molto tempo insieme e che la dolce infermiera ispirò, qualche anno più tardi, il personaggio di Catherine Barkley.
Da quell’esperienza, che fosse una storia d’amore o un’innocente e platonica amicizia, nacque quindi l’idea di “Addio alle Armi”, un romanzo bellissimo che, attraverso le vicende del Sottotenente Henry racconta un pezzo di storia italiana. Un libro tanto profondo e coinvolgente da essere considerato, ancora oggi, come una delle opere letterarie più importanti del 1900.
E, cosa non meno importante, in grado di cogliere l’attenzione di un regista come Frank Borzage, che decise di dirigerne l’adattamento cinematografico del 1932, con Gary Cooper e Helen Hayes nel panni di Frederic Henry e Catherine Barkley.
Ma, come spesso accade, Borzage attuò dei cambi piuttosto rilevanti per quel che concerne la trama. Eccone alcuni esempi. Ovviamente, non continuare la lettura, sono presenti Spoiler.
L’INCONTRO TRA IL SOTTOTENENTE E L’INFERMIERA
Quello tra Frederic e Catherine è un rapporto che si sviluppa con i tempi giusti, almeno nel romanzo di Hemingway. I due si incontrano per la prima volta in un ospedale da campo, tra gravi ferite, malattie e urla di disperazione. Una conoscenza fugace ma che comunque lascia il segno in entrambi i protagonisti e che verrà approfondita in seguito, quando il Sottotenente sarà ricoverato all’Ospedale Maggiore di Milano. E, proprio come successe ad Hemingway, è tra le mura dell’ospedale che tra i due si formerà quel rapporto indissolubile che li porterà ad innamorarsi follemente l’uno dell’altra.
Tuttavia, come scritto in precedenza, il tutto avviene con i tempi giusti. Ma questo accade tra le pagine del romanzo, non nel film. Nella pellicola datata 1932 infatti, il magico incontro avviene ad una festa e, credetemi, il tutto accade molto più velocemente… A buon intenditor poche parole.
LA DISERZIONE DEL SOTTOTENENTE FREDERIC HENRY
Uno dei punti focali di “Addio alle Armi” (parlando sempre del romanzo) è quello della Battaglia di Caporetto. Dopo aver consolidato il loro rapporto ed essersi dichiarati (più volte) il loro reciproco amore, Frederic e Catherine sono costretti a separarsi poiché il soldato è costretto a tornare al fronte.
Durante la permanenza a Caporetto però, il fronte italiano crolla sotto i colpi dell’esercito tedesco e austro-ungarico, e questo costringe i soldati a battere in ritirata. Trovandosi senza mezzi di trasporto e alla mercé dell’esercito austriaco, timoroso di non poter riabbracciare la sua amata, il Sottotenente Henry decide di disertare. Quello della diserzione è un reato punibile con la morte e il nostro protagonista lo sa bene. Nonostante ciò, è pronto a tutto per tornare dall’amore della sua vita.
Anche nel film Frederic è follemente innamorato e decide di allontanarsi per tornare da Catherine, ma questo avviene in modo leggermente diverso…

Non è a causa della massa di fuggiaschi che Frederic rinnega l’esercito, bensì a causa di un suo caro amico, il capitano Alessandro Rinaldi. Invero, mentre entrambi sono di stanza in una base militare nel nord Italia, questi decide di bloccare la corrispondenza tra i due innamorati, all’insaputa del Sottotenente Henry. Preoccupato per l’assenza di notizie, il soldato americano decide di quindi di abbandonare la base e assicurarsi che Catherine stia bene.
LA TRAVERSATA NOTTURNA DEL LAGO MAGGIORE
Di nuovo insieme, dopo la diserzione di Frederic, i due innamorati si ritrovano in una situazione complicata e l’unica soluzione per salvarsi la vita è quella di lasciare l’Italia e rifugiarsi in Svizzera. Ma per farlo, il soldato e l’infermiera, devono compiere un’impresa disperata: attraversare il Lago Maggiore di notte utilizzando una minuscola barca a remi.
Frederic e Catherine quindi compiono la traversata insieme, affrontando la stanchezza, la corrente e il forte vento, ma uniti dal desiderio di una vita migliore.
E credete forse che ciò avvenga anche nel film di “Addio alle Armi”? Assolutamente no.
O meglio, il Sottotenente attraversa eccome il Lago Maggiore, ma in completa solitudine. E se il capitolo dedicato alla traversata, nel romanzo di Hemingway è uno dei più strazianti e ben descritti, nella pellicola di Frank Borzage il tutto viene liquidato in un brevissimo lasso di tempo. Oserei affermare che viene appena accennato.
Tuttavia, se non altro, il triste epilogo che attende il Sottotenente Frederic Henry e l’infermiera Catherine Barkley è lancinante nel libro quanto nel film. Ma non voglio rovinarvi la sorpresa, se così si può definire.
Eppure, nonostante il successo della pellicola, Hemingway dichiarò, in più di un’occasione, di non aver affatto apprezzato l’adattamento diretto da Frank Borzage. Non tanto per le differenze piuttosto importanti tra la sceneggiatura e la sua opera, quanto per il romanticismo fin troppo accentuato tra Frederic e Catherine.
Ma questo non gli impedì di stringere una bella amicizia con Gary Cooper. Invero, esattamente undici anni dopo, lo scrittore convinse Sam Wood a scritturarlo per l’adattamento di “Per chi suona la campana” (altro adattamento cinematografico dei romanzi dello scrittore), dove fece coppia con la bellissima Ingrid Bergman. Ma questa è un’altra storia…
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