Cologny (Svizzera), 1816. Da una semplice sfida nacque uno dei mostri più inquietanti della letteratura mondiale.
Era una notte fredda e tempestosa. Il vento fendeva gli alberi e l’incessante pioggia picchiettava frenetica sui vetri delle abitazioni. Correva l’Anno del Signore 1816, quello che tutti ricordano come “l’anno senza estate”. L’eruzione del vulcano Tambora, in Indonesia, infatti aveva prodotto talmente tanta polvere di zolfo da diffonderla in tutto il pianeta, causando un innaturale raffreddamento con il conseguente abbassamento delle temperature. Per questo, sebbene fosse maggio inoltrato, una forte tempesta imperversava ormai da giorni su Villa Diodati, una sfarzosa dimora situata sulle rive del lago Lemano, in Svizzera.
LORD BYRON LANCIA UNA SFIDA
Di conseguenza, quelli che avrebbero dovuto essere dei giorni immersi nella natura si trasformarono in una vacanza che, un gruppetto di amici provenienti dall’Inghilterra, passarono confinati all’interno della reggia. Certo, agli ospiti di Villa Diodati non mancava niente. Avevano a disposizione del buon cibo, degli ottimi liquori e, soprattutto, una vasta biblioteca con testi dedicati ad una delle passioni che li accomunava: i romanzi gotici. Eppure, sebbene passassero le giornate a leggere i racconti più spaventosi scritti fino a quel momento e a disquisire sulla scienza e sulla possibilità di dar nuovamente vita ad un corpo ormai esanime, ben presto si resero conto di aver bisogno di un passatempo più coinvolgente e produttivo.

Quindi, guardando dalla finestra la pioggia che rigava i vetri, annoiato dell’ennesima giornata a leggere racconti dell’orrore e a disquisire di scienza, il padrone di casa, Lord Byron propose ai suoi ospiti una sfida. L’idea era quella che ognuno di loro scrivesse una storia del terrore, e la più spaventosa sarebbe stata eletta vincitrice. Fu così che Percy Shelley e la sua futura moglie Mary Godwin (oggi conosciuta come Mary Shelley), l’amante di Lord Byron, Claire Clermont (nonché sorellastra di Mary), e il medico e segretario personale del Lord, John Polidori, cominciarono a sviluppare le proprie idee e a lavorare sulle loro storie.
FRANKENSTEIN E IL VAMPIRO
Quella fu l’origine di due delle più importanti opere della letteratura fantastica: “Il vampiro” di John Polidori, con protagonista un ricco seduttore che dissanguava le sue conquiste, e “Frankenstein” di Mary Shelley.
Come ben sappiamo, protagonista del romanzo è un dottore, che risponde al nome di Victor Frankenstein, ossessionato dalla morte il cui scopo è quello di dimostrare che è possibile donare nuova vita a cellule ormai esanimi. E per farlo darà vita ad uno dei mostri più terrificanti della letteratura, un essere deforme e consumato dal desiderio di vendetta.
Ma come riuscì la giovane Mary, all’epoca appena diciannovenne, a concepire una trama tanto raccapricciante quanto profonda?
L’ORIGINE DEL MITO
Come lei stessa rivela nella prefazione di una delle prime edizioni di “Frankenstein”, quando sentì gli uomini di casa, in particolare Polidori, sproloquiare sulla possibilità di assemblare un corpo utilizzando gli arti dei cadaveri per poi infondere in esso nuova vita, nella mente di Mary un’idea cominciò a formarsi.
Quella notte stessa il suo sonno fu tormentato da un terribile incubo. Sognò un pallido scienziato appassionato di arti proibite intento a ultimare la sua opera occulta. Lo vide inginocchiato di fronte alla creatura che, pochi minuti più tardi, avrebbe destato dal torpore grazie a qualche strano macchinario o facendo appello a riti pagani e occulti (questa parte della storia viene lasciata molto alla libera interpretazione). Così nacquero Frankenstein e la sua Creatura.
Il mattino seguente, la scrittrice aveva ben chiara gran parte della trama. Il dottore terrorizzato del suo stesso operato, il mostro che lo avrebbe perseguitato per anni e le terribili tragedie che tale creazione avrebbe comportato. Quando illustrò la sua illuminazione ai suoi coinquilini di Villa Diodati, tutti ne rimasero estasiati. In particolare, Percy Shelley la incoraggiò moltissimo a sviluppare la sua idea e la aiutò con la stesura dell’intero manoscritto che, una volta terminata la sfida, venne pubblicato per la prima nel 1818 con il titolo di “Frankenstein o il moderno Prometeo”.
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