La terza fatica seriale di Zerocalcare conferma l’estro del fumettista aretino
Ammettiamolo. Noi Millennial siamo cresciuti convinti di poter affrontare una banda di malviventi e trovare il famigerato tesoro di Willy l’Orbo. Farla in barba ai militari e aiutare E.T. a tornare a casa. Ma, soprattutto, abbiamo sempre creduto che finché la nostra banda, quella formata dai nostri più cari amici, fosse rimasta unita avremmo potuto affrontare il mondo intero.
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Purtroppo però, la vita non è così. La vita è molto più crudele, piena di imprevisti, di eventi lieti e infausti che, in un modo o nell’altro, ci sconvolgono l’esistenza. E ci costringono a crescere.
IL RITORNO DI ZEROCALCARE
Ed è su questo basilare principio che si basa “Due Spicci”, la nuova serie TV di Zerocalcare targata (ovviamente) Netflix. Il fumettista aretino ci conduce nuovamente in quel di Rebibbia dove ritroviamo Sarah, Secco, Cinghiale e il semper fidelis Armadillo. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Oltre all’arrivo di Smeralda, uno dei grandi amori inespressi proveniente dal passato di Zero. Gli elementi della tipica estetica di Michele Rech ci sono tutti. Ma i toni questa volta sono decisamente più cupi. E la gravità con cui il fumettista intende raccontare la vicenda si percepisce fin da subito.
Tutto ha inizio in un piccolo locale di periferia che Zero ha deciso di gestire assieme a Cinghiale. E mentre Secco sembra essere sparito dal radar dopo un misterioso evento, Sarah si presenta al locale assieme a Smeralda. La ragazza, dopo l’ennesima litigata con il fidanzato, cerca un posto dove poter passare qualche notte in attesa di sistemarsi. Comincia così quella che, fino ad adesso, risulta essere la meno impegnata politicamente delle opere seriali di Zerocalcare, ma la più intima delle storie raccontate dal fumettista.
NON SIAMO PIÙ I GOONIES
“Due Spicci” infatti potrebbe risultare meno esuberante di “Strappare lungo i bordi” e sicuramente meno riflessiva a livello sociale di “Questo mondo non mi renderà cattivo”, eppure riesce ad esplorare quel groviglio oscuro in cui si trovano la maggior parte dei Millennial, troppo cresciuti per sentirsi ancora ragazzi, troppo Peter Pan per affrontare i problemi della vita. Ed è proprio su questo principio che si basa l’immagine che Zerocalcare vuole trasmettere. Giunto all’età di quarant’anni infatti, il nostro protagonista prende finalmente coscienza di un’amara verità, e cioè che l’epoca in cui potevamo credere di poter vivere come i Goonies è finita.

Difatti, le tematiche trattate del fumettista aretino rispecchiano perfettamente l’estetica cui ci ha abituati. E riesce a farlo in quella maniera tanto fresca quanto profonda che lo ha sempre contraddistinto. Attraverso le proprie riflessioni mentali, con il prezioso aiuto dell’Armadillo di Valerio Mastandrea, Zerocalcare costruisce delle gag sì divertenti ma anche estremamente riflessive.
Come la trama che caratterizza “Due Spicci” infatti, dietro ad ogni digressione mentale si cela un’immagine molto più profonda. E attraverso le analisi di ogni sua emozione, che a tratti rischia di diventare ridondante (se non ripetitiva), Zero arriva a comprendere la più amara delle verità: per quanto la volontà di tenere il gruppo unito, crescendo, anche i Goonies si devono separare e risolvere i propri problemi singolarmente.
UNA SERIE PIÙ MATURA
Ed anche se i temi che Zero accarezza con tanta sensibilità potrebbero sembrare sempre gli stessi, come il perenne senso di inferiorità e la sensazione di non sapere quale sia il suo posto nel mondo, “Due Spicci” si distingue grazie al punto di vista da cui vengono osservati tali disagi. L’occhio di Zero non è più quello di un ragazzino impaurito e insicuro, ma di un uomo che ancora deve abituarsi alla nuova condizione di adulto.
La crisi di coppia, le relazioni tossiche e i debiti sono i punti cardine su cui si evolve la trama della serie TV, e grazie ad un maggiore minutaggio degli episodi e ad un linguaggio animato sempre più maturo, Zerocalcare riesce a trattarli in maniera più che soddisfacente. Persino le citazioni dei film, dei videogiochi e di tutti gli elementi della cultura pop degli
anni ’80 e ’90, si intingono di un ammirabile simbolismo funzionale per la trama.
“Due Spicci” si rivela essere quindi una serie più assennata e riflessiva, anche se meno immediata, rispetto alle sue illustri precedenti. Zero si prende più tempo per riflettere sulle proprie emozioni e i suoi dialoghi interiori sono molto più lunghi e introspettivi. Ed anche se a tratti potrebbero sembrare troppo prolissi, il coinvolgimento che riesce a trasmettere è forse maggiore. Ogni risata ed ogni sorriso si trasformano un istante dopo in un amaro polpo alla gola, e il risultato è una serie meno briosa ma sicuramente molto più sincera e intima.

Titolo Originale: Due Spicci
Anno: 2026
Genere: Miniserie Animata
Episodi: 8
Interpreti: Zerocalcare, Valerio Mastandrea
Soggetto e Sceneggiatura: Zerocalcare
Distribuzione: Netflix
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