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Balla coi Lupi: La rinascita di John Dunbar

Andrea Di Mastrorocco by Andrea Di Mastrorocco
in Anni '90, Balla coi lupi, Cinema, Kevin Costner, Scene
Balla coi Lupi: la rinascita di John Dumbar
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L’inizio di “Balla coi lupi” rappresenta molto per il protagonista. Disfatta e poi rinascita. E con quale chicca dietro le quinte…

Prima di diventare un scrittore, Michael Blake era un ragazzo come tanti altri. Aveva un sogno e una buona idea in testa ma, purtroppo per lui, non aveva i mezzi per realizzarla e, cosa forse più importante, stava percorrendo la strada sbagliata per raggiungere il proprio obiettivo. All’epoca frequentava la scuola di cinema, coltivando la speranza di diventare uno sceneggiatore di successo. Avrebbe voluto scrivere un western ambientato durante la Guerra di Secessione con protagonista un tenente che, in piena crisi esistenziale, trovava una ragione di vita facendo amicizia con il più improbabile dei popoli: i comanche.

Blake sapeva quanto fosse valida la sua storia, ma aveva bisogno di un consiglio e di sentirsi dire che sarebbe stata un’ottima sceneggiatura, una bella storia da raccontare. Kevin Costner, invece, consigliò all’amico di farne un bel romanzo.

LA SCENA

Così Michael seguì il consiglio. Raccolse i suoi pochi averi, si trasferì a Los Angeles e, col rischio di finire in mezzo ad una strada, dedicò ogni sua energia ed ogni suo risparmio alla stesura di “Balla coi Lupi”, romanzo dal quale, pochi anni dopo, Kevin Costner avrebbe tratto il film che dominò la scena cinematografica nel 1990.

PRIMA DI FORT SEDGWICK

L’inizio della leggendaria avventura del Tenente John Dunbar, ribattezzato poi Balla coi Lupi, non potrebbe essere più straziante. Prima di giungere all’agognato Fort Sedgwick e quindi fare la conoscenza dei comanche, Dunbar si risveglia sulla barella di un ospedale da campo con una gamba gravemente ferita. Mentre la sua mente è ancora in balia del dolore, infatti, due chirurghi sono occupati a discutere se sia oppure no il caso di amputare l’arto prima che venga divorato dalla cancrena. Ma, stanchi di sangue, urla e feriti di guerra, rimandano la sentenza. Nonostante il momentaneo delirio però, Dunbar è fermamente convinto di una cosa: non vuole assolutamente ritrovarsi senza una gamba.

Così, mentre il sangue sgorga dalla ferita e le ossa fuoriescono dalla carne, il Tenente allunga la mano e da un mucchio di stivali ne afferra uno che poi, con una fatica e un dolore indescrivibile, lancinante, riesce a calzare.

È curioso pensare che sebbene Kevin Costner, oltre a vestire i panni del regista, interpreti il protagonista, John Dunbar, in questa scena tanto macabra quanto profondamente importante per capire il profilo psicologico del personaggio del Tenente. Ma proprio in questa specifica scena, John Dumbar che è stato diretto da una prospettiva in cui è accasciato sul lettino e i medici sono i protagonisti della scena, non è Kevin Costner l’attore a impersonare il soldato, bensì la sua controfigura.

Costner infatti non impersona Balla coi Lupi bensì uno dei due medici incaricati di praticare l’amputazione. Mi spiego meglio.

La scena è stata diretta in maniera tale da non inquadrare mai in viso, e così i due chirurghi da campo altri non sono che Kevin Costner e il suo fidato amico, nonché co-produttore, Jim Wilson.

IL GESTO ESTREMO DI JOHN DUNBAR

La sequenza di scene procede e siamo spettatori della rinascita di John Dumbar.

Il Tenente, infatti, pur zoppicando vistosamente, è fermamente convinto di lasciare l’inferno di quell’ospedale e giungere in una zona dove gli scontri tra l’esercito Unionista e quello Confederato sono ancora in corso.

Benché la battaglia sia in una fase di stallo, con le truppe che si nascondono in attesa che l’altra esca allo scoperto e aprire così il fuoco, Dunbar decide di compiere un gesto estremo. Spaventato dalla prospettiva di perdere la gamba e traumatizzato dagli orrori della guerra, il Tenente salta in groppa al suo futuro e fedele sauro di nome Cisco e attraversa, disarmato e con le braccia aperte in un gesto disperato. Vuole morire.

Una scena epica, che conferma la bravura di Costner non solo di interprete, ma anche di regista.

John Dumbar è sul campo di battaglia, stanco, distrutto, privo di forze e vuole disperatamente che tutto questo finisca. Ma John Dumbar, sebbene i proiettili lo scansino mentre è in sella al cavallo, arriva incredibilmente incolume al di là delle linee nemiche. Un tentativo di suicidio che invece, oltre a sbloccare la situazione e sancire la vittoria della Federazione, rende Dunbar un eroe di guerra.

Sopravvissuto quindi alle pallottole dei soldati confederati, Dunbar viene soccorso da un comandante dell’esercito Unionista al quale esprime un semplice desiderio: “non tagliatemi la gamba!”.

SCENE IMPORTANTI

Due scene molto significative poiché contestualizzano perfettamente l’ambientazione e il clima in cui si svolgerà la storia di “Balla coi Lupi”. Invero, entrambe mostrano gli orrori di una guerra che per anni ha diviso e devastato una nazione intera. Un conflitto che, oltre ad aver causato un numero incalcolabile di decessi, ha distrutto la psiche di molti uomini costretti ad arruolarsi per dare manforte alla propria fazione, che fosse questa Unionista o Confederata, come dimostra la cavalcata verso le linee nemiche del Tenente Dunbar.

Balla coi Lupi: la rinascita di John Dumbar
Il Tenente John Dunbar (Kevin Costner) e il suo fedele amico Due Calzini.

Eppure, nonostante la loro importanza, entrambe le sequenze hanno seriamente rischiato di non essere presenti nella pellicola vincitrice del Premio Oscar. Alcuni membri della produzione infatti, ritenevano che, oltre ad aggiungere dell’inutile minutaggio ad un film già molto lungo, non fosse necessario mostrare la Guerra di Secessione. Proposero infatti di tagliare non solo la scena iniziale nell’ospedale da campo poiché reputata troppo macabra e sanguinosa, ma anche quella poc’anzi descritta. La scena a cavallo di John Dumbar. Ma, per fortuna, Kevin Costner si oppose alle richieste della produzione spiegando quanto fosse importante raccontare, seppur brevemente, la Guerra d’Indipendenza, dando così un senso concreto a tutta la storia.

Raccontare la Guerra è devastante e allo stesso modo descrivere quanto essa ha influenzato l’evoluzione del protagonista, è stato importante per la comprensione della storia. Il Tenente è convinto di non poter mai superare quanto accaduto, e per questo è pronto a morire. Ma, una volta giunto a Fort Sedgwick, grazie a Ciso, due calzini e alla vicinanza con il popolo dei comanche, grazie al quale diverrà un uomo completamente nuovo, riuscirà a superare tutti i suoi traumi, imparando ad affrontare la vita. A combattere per essa.

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Andrea Di Mastrorocco

Andrea Di Mastrorocco

Nientologo di fama internazionale appassionato di cinema fin da quando il Giudice Morton ha tentanto di incastrare Roger Rabbit e Tom Hanks danzava su un pianoforte gigante in un negozio di giocattoli. Ama lottare con gli squali, sfasciare le vetrate e mangiare lampadine, anche se il suo piatto preferito è il cheesburger del Big Kahuna Burger, dove anche gli hawaiani fanno gli hamburger”. Sogna da sempre di guidare la Batmobile ma per adesso si accontenta di non parlare di cose che non conosce.

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