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La Sirenetta: La rivoluzione della filosofia disneyana

Hollywood Presenta by Hollywood Presenta
in Cinema, Walt Disney
La Sirenetta: La rivoluzione della filosofia disneyana
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Ogni Principessa dei Classici Disney ha la propria importanza. Ma se c’è un personaggio che cambiò la concezione della donna nella Casa delle Idee, questo è senza dubbio la giovane Ariel.

Nel corso della storia, la condizione della figura femminile, sia per quanto riguarda la letteratura quanto la cinematografia, ha subito una forte evoluzione. Lo stesso vale per la posizione ed il ruolo che le donne ricoprono all’interno della società. In passato infatti esse venivano classificate come “inferiori all’uomo” ed etichettate come il “sesso debole”. Loro compito era quello di ubbidire al patriarca e soddisfare i bisogni degli uomini della famiglia (padre, marito, fratelli).

UNA CONDIZIONE COMUNE

Una condizione che, sebbene in maniera differente, accomunava sia l’alta società che i popolani. Le future nobildonne, per esempio, venivano istruite affinché diventassero delle buone mogli, ben educate ed eleganti nei modi di fare, in modo da poter accompagnare il marito nella classe dirigente, mentre questo si occupava di amministrare gli affari di famiglia, della tenuta e delle proprie terre. Alle donne della bassa società veniva invece imposto il ruolo della casalinga diligente e della madre. La casa doveva essere pulita, i figli accuditi e la cena pronta per il rientro a casa del marito, che doveva mantenere la famiglia lavorando e creandosi una posizione.

E per secoli fu assolutamente impensabile che una donna potesse permettersi il lusso di ambire ad una carriera che non fosse quella della massaia.

Tale privilegio invero era riservato esclusivamente agli uomini, i quali avevano al possibilità di aspirare a qualsiasi tipo di occupazione e riconoscimento in quanto la loro “superiorità” metteva in ombra le capacità intellettuali di qualsiasi esponente del genere femminile, indipendentemente da quanto essa fosse dotata.

La Sirenetta: La rivoluzione della filosofia disneyana
Un frame della versione disneyana de “La Sirenetta”.

Uno dei casi più eclatanti fu quello di Madame Marie Curie. Oggi riconosciuta come una delle scienziate più importanti della storia, quando condusse assieme al marito Pierre gli studi sulla radioattività (con la conseguente scoperta del Radio), venne bistrattata dai membri dell’Accademia Reale Svedese delle Scienze che volevano negarle il diritto (e il piacere) di ricevere il Premio Nobel.

Tali discriminazioni portarono all’avvento di numerosi gruppi femministi, che lottarono (e lottano tuttora) perché venissero riconosciuti i pari diritti tra donne e uomini. Il più famoso di essi è senza dubbio quello delle Suffragette che, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, formò associazioni in tutto il mondo per battersi contro il suffragio universale maschile ed ottenere così il diritto di voto.

AL CINEMA COME NELLA REALTÀ

Naturalmente, le industrie cinematografiche e televisive andavano di pari passo con i principi della società e i soggetti rappresentati sullo schermo dovevano essere lo specchio del mondo dell’epoca. Era importante che le produzioni raffigurassero ciò a cui una persona poteva ambire e cosa invece era obbligato a rinunciare. Per questo, nei film quanto nelle serie tv, i personaggi femminili venivano rappresentati seguendo il diktat imposto dal pensiero comune.

Tuttavia, nonostante in alcune parti del mondo i movimenti femministi avessero ottenuto delle importanti vittorie, negli anni ’30 le donne venivano ancora rappresentate come figure dedite a svolgere incarichi da casalinga. Ed uno dei principali promulgatori di tale status quo era niente meno che Walt Disney, una delle personalità più influenti del mondo cinematografico. Attraverso le sue pellicole animate infatti poteva trasmettere, soprattutto alle menti più giovani e influenzabili, un messaggio preciso su quello che avrebbe dovuto essere il ruolo della donna.

LE PRIME PRINCIPESSE DISNEY

Uno degli esempi più lampanti è quello di “Biancaneve e i sette nani”, pellicola datata 1937, in cui una giovane e candida fanciulla, scappata alle grinfie della regina cattiva, trova rifugio in una fatiscente casetta nella foresta appartenente a sette simpatici nani. E una volta fatta la conoscenza dei padroni di casa, è lei stessa ad offrire i propri servigi come massaia, dimostrando di non avere altre ambizioni o abilità se non quelle di occuparsi della casa.

Inoltre, sebbene il suo unico compito sia quello di dare un bacio a Biancaneve, risvegliandola così dall’incantesimo del sonno creato dalla regina cattiva, sarà un personaggio anonimo come il principe ad essere considerato l’eroe della storia. Invero, per la mentalità dell’epoca, era impensabile che una principessa potesse salvarsi la vita da sola.

La Sirenetta: La rivoluzione della filosofia disneyana
Le tre Principesse Disney antecedenti l’avvento di Ariel. Aurora (“La bella addormentata nel bosco”), Cenerentola e Biancaneve.

Per decenni, personaggi come Cenerentola o Aurora (“La bella addormentata nel bosco”) vennero caratterizzati come ragazze felici di occuparsi delle faccende domestiche, che svolgevano principalmente cantando con gli uccellini (o con i topolini) e bisognose dell’intervento del principe per trovare un degno lieto fine. Questo avvenne fino a quel fatidico 1989, quando, dal profondo degli abissi e trovando ispirazione dalle pagine del racconto di Hans Christian Andersen, sui grandi schermi arrivò la principessa Ariel, “La Sirenetta”.

UNA PRINCIPESSA DIVERSA

Figlia del famigerato Tritone, re degli abissi e di tutti i mari, Ariel è una sirenetta che vive con la perenne curiosità di mettere la testa fuori dall’acqua per osservare il regno degli uomini.

Niente la affascina più della tentazione di scoprire cosa si cela oltre i confini dell’oceano e quali siano le tradizioni e le abitudini degli abitanti della terra ferma. Ma, soprattutto, desidera ardentemente conquistare il cuore di Eric, un avvenente principe umano amante della vita marittima. E per farlo è disposta a scendere a patti con Ursula, la strega del mare, e a rinunciare alla cosa più preziosa che possiede: la sua incantevole voce. E sebbene si dimostri leggermente ingenua nel fidarsi della parola di una signora che porta l’appellativo di strega del mare, Ariel porterà un’importante innovazione sul modo di rappresentare il genere femminile nei Classici Disney.

È il 1989. Sono passati più di vent’anni dalla morte di Walt. I tempi sono cambiati, è mutato il modo di vedere le cose e, di conseguenza, anche la Disney ha modificato il modo di concepire i suoi personaggi. L’era in cui la principessa deve essere salvata dal principe, è finita. La caratterizzazione delle figure femminili ha acquisito spessore e lo stereotipo della damigella in pericolo non esiste più. La donna è diventata un’eroina, una guerriera, un personaggio determinante all’interno della trama e, in alcuni casi, con più stoffa del protagonista stesso.

Belle (“La bella e la bestia”, 1991) per esempio, non si piega alle avance di Gaston, snobbando sia lui che la sua ignoranza e, proprio come Ariel, sarà lei a salvare il principe da morte certa. Jasmine (“Aladdin”, 1992), sebbene non sia la protagonista, viene dipinta come una ragazza con un carattere deciso, che non si fa sottomettere da niente e da nessuno.

Esmeralda (“Il gobbo di Notre Dame”, 1996), nonostante non diventi una principessa ma rimanga una zingara, si dimostra una donna caparbia e pronta a sfidare chiunque, persino un uomo potente come il Giudice Frollo. E Mulan (“Mulan”, 1998), la prima principessa guerriera, non solo salverà il suo amato Li Shang, ma impedirà che tutto il regno venga invaso e distrutto dagli Unni.

LA SIRENETTA

Ma è grazie all’avvento de “La Sirenetta” che una tale rivoluzione prese campo all’interno dei Disney Studios. A differenza delle sue illustri colleghe principesse infatti, Ariel crea il proprio fato, e con un colpo di coda lotta per raggiungerlo, sconvolgendo tutti i canoni della filosofia disneyana.

La Sirenetta: La rivoluzione della filosofia disneyana
L’incontro tra Ariel e il suo amato Principe Eric.
Anche se nel racconto di Andersen viene descritta come un principessa piuttosto rispettosa delle leggi imposte dal padre, per quanto curiosa e vogliosa di trovare l’uomo che le ha rubato il cuore, nell’adattamento cinematografico Ariel è una ribelle che non accetta alcuna regola.

La sirenetta è una ragazza che è disposta a rinunciare alla sua voce, alla sua natura e alla sua famiglia, e a mettere in gioco la sua stessa vita pur di ottenere ciò che vuole. È caparbia, decisa, desiderosa di vedere il mondo che si cela oltre il confine del mare e, cosa ancor più importante, non si ferma di fronte a niente e nessuno pur di conoscere il principe Eric.

Ed anche se la scelta di rivolgersi alla strega del mare è alquanto discutibile, per la prima volta nella storia dei Classici Disney, è la principessa che decide per la propria sorte e decide di andare a cercare il principe, consapevole dei pericoli e delle conseguenze che tale scelta comporterà. E mentre personaggi come Aurora, Biancaneve e Cenerentola sono vittime inconsapevoli di un sortilegio o dei raggiri di una matrigna perfida ma astuta, Ariel (sebbene raggirata) accetta spontaneamente l’accordo propostole da Ursula, creandosi da sola il proprio destino.

Ma non solo. Mentre le principesse poc’anzi citate hanno bisogno dell’intervento del principe per essere salvate, Ariel non resta in disparte e affronta la strega assieme al suo amato Eric. Ed anche se sarà il giovane umano a infliggere il colpo di grazia a Ursula, saranno uniti nella battaglia contro la potente strega del mare, creando così le condizioni per poter finalmente vivere felici e contenti.

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