Nella sua lunga carriera Woody Allen ha realizzato molte pellicole indimenticabili. “Io e Annie” è una di queste!
“È il massimo dell’arte di Woody Allen. Il modo nel quale abbatte la quarta parete guardando in macchina. Da allora non ce n’è uno che non l’abbia fatto”. Così Ted Mosby, il protagonista di “How i met your mother”, definisce “Io e Annie” dopo aver scoperto che la ragazza con la quale sta per uscire gli ha concesso solamente due stelle su dieci.
TRAILER
E onestamente, dare torto a Theodore Evelyn Mosby è piuttosto difficile.
ANHEDONIA
“Io e Annie” infatti comincia proprio con un dialogo tra Alvy (Woody Allen) e il pubblico. Guardando verso la cinepresa, il protagonista racconta la propria storia, interrogandosi in particolare sul motivo per cui la storia tra lui e Annie (Diane Keaton) sia naufragata. Così, attraverso quello che si sviluppa come un lungo flashback, Alvy ci racconta quella che è stata la sua più grande storia d’amore. Accompagnati dall’umorismo fine e tagliente che ha sempre contraddistinto l’estetica del regista newyorkese, assistiamo all’evolversi e al decadere della loro relazione, principalmente dovuta alle nevrosi e alla depressione che Alvy ha sviluppato dopo due divorzi. Il tutto raccontato attraverso immagini di vita quotidiana.
Eppure, il progetto iniziale era del tutto diverso, a cominciare dal titolo. “Anhedonia” infatti avrebbe dovuto raccontare, attraverso i suoi ricordi, il ritratto di un quarantenne turbato e tormentato da qualsiasi aspetto della vita. Ma, in fase di montaggio l’idea sembrò troppo stopposa e quindi, eliminando tutti gli spezzoni in eccesso, rimasero solamente le parti riguardanti una storia d’amore contornata di ansie, insicurezze e paranoie, come nella migliore tradizione di Woody Allen. E quindi il titolo passò da “Anhedonia”, ovvero l’incapacità di provare piacere o soddisfazione, a “Annie Hall”, e che in Italia venne distribuito con il titolo di “Io e Annie”.
DUE PERFETTI IMPERFETTI
Per un occhio inesperto, la trama di “Io e Annie” potrebbe sembrare quella di una classica (e già vista) commedia romantica. E probabilmente lo sarebbe, se non fosse per la genialità con cui sono caratterizzati i due protagonisti e per il modo in cui Woody Allen decide di raccontarci la vicenda. Invero, oltre a superare la quarta parete rendendo impossibile non provare una certa empatia verso Alvy, il regista ci presenta un personaggio imperfetto, consapevole di esserlo, che non tenta neanche di nascondere o negare le proprie carenze.

Alvy è egocentrico, egoista, nevrotico e ossessivo. Perennemente attratto dalla donna sbagliata, almeno dal suo punto di vista, fin da quando la madre lo portò a vedere “Biancaneve” e lui si prese una cotta per la Regina Cattiva, fatto realmente accaduto a Woody Allen, il nostro è convinto tutto che l’universo (uomini, donne, sviluppo degli eventi) debba sottomettersi alla superiorità del suo intelletto e del suo verbo.
Ed è proprio attraverso la potenza della sua parola che Alvy ottiene il controllo su tutto e tutti. Ma non su Annie Hall.
Annie si dimostra essere l’unica persona in grado di tenere testa ad un individuo dall’intelletto sopraffino come Alvy, nonostante la sua istruzione non arrivi ai suoi livelli, aspetto che peserà molto sulla loro relazione. Eccentrica e spontanea, la giovane impersonata da Diane Keaton non solo riesce a non sottostare alle idee del suo uomo ma, addirittura, a tratti compie la folle impresa di imporre la propria mentalità. Eppure, nonostante tale situazione spesso sia causa di conflitto tra i due, nella maggior parte dei casi il loro confronto mentale assume le sembianze della seduzione. Un gioco di supremazia mentale che culmina nell’eccitazione quando non diventa ostilità.
Ma una cosa è certa. Comunque vadano le cose, è sempre Annie ad avere torto e solamente Alvy ha diritto all’ultima parola, sempre secondo il punto di vista del protagonista.
LE PICCOLE, GRANDI GIOIE DELLA VITA
Ma non dimentichiamoci che “Io e Annie” è una commedia romantica, ed è proprio l’amore il fulcro della trama e della morale che vuole trasmettere.
Woody Allen infatti ci serve una pellicola con un trama non troppo elaborata che però trasuda di fine acume. L’amore è fatto di brevi e semplici attimi, momenti che riescono a rendere straordinari anche i giorni più banali. Ed è proprio questo che traspare dal capolavoro datato 1977. Il regista ci racconta di passeggiate sulla spiaggia e conversazioni su una panchina del parco, nella quale affiora tutta l’alchimia dei due protagonisti quanto quella che univa Woody Allen e Diane Keaton nella vita reale, di caccia ai ragni e di battaglie contro le aragoste. Tutti piccoli grandi instanti che, sebbene ci provi, Alvy non riesce a vivere con nessuna altra donna.
Perché, come dimostra il finale dolce amaro della pellicola, l’amore è fatto di piccoli grandi gioie, e quando si ha la fortuna di trovarlo non si può e non si deve avere paura di viverlo ma assaporarlo, beneficiarne finché si può e basta.

Titolo Originale: Annie Hall
Anno: 1977
Genere: commedia, sentimentale
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts
Sceneggiatura: Woody Allen e Marshall Brickman
Casa di Produzione: United Artists Corporation
LEGGI ANCHE
WOODY ALLEN
-
Io e Annie: Le aragoste e la banalità dell’amore
A volte basta una semplice scena per mostrare quanto possa essere bella l’intesa tra due persone. È ciò che accade nella famosa scena della aragoste nel film “Io e Annie”.…
-
Harry a pezzi: 8 ½ di Woody Allen
La religione, i tradimenti e l’amore. Questi sono solo alcune delle tematiche che Woody Allen riesce a trattare grazie a “Harry a pezzi. 1997. Alla Mostra del Cinema di Venezia…
-
Manhattan: New York era la sua città
1979. Woody Allen ci regala un’altra grande pietra miliare del cinema. E pensare che lui detestò girare “Manhattan”. “Capitolo Primo: amava New York…” (“Manhattan”). Mentre le immagini della Grande Mela…
TRA LE PAGINE DI UN FILM
-
Creature Luminose: 5 differenze tra il libro e il film
Dalla maglietta dei Grateful Dead alla passione di Cameron per la musica. Ecco alcune sostanziali differenze tra la pellicola e il romanzo di “Creature Luminose”. Di strane e improbabili amicizie…
-
Frankenstein: Tra la letteratura e il cinema
Quando un regista decide di adattare un’opera letteraria per il grande schermo, spesso è costretto a fare dei sostanziali cambiamenti per raccontare la storia dal proprio punto di vista, anche…
-
Lo Squalo: Dal romanzo di Benchley all’opera di Spielberg
Spesso i registi reinterpretano le opere letterarie a proprio modo. Nel 1975, Steven Spielberg ha voluto donare al mondo la propria versione de “Lo Squalo” di Peter Benchley, plasmando la…
FIABE E LEGGENDE
-
Il Cavaliere Senza Testa: Le origini di Sleepy Hollow
“Il Mistero di Sleepy Hollow” è una delle pellicole più amate di Tim Burton. Ma da dove trasse ispirazione il regista americano? La maggior parte delle storie che oggi possiamo…
-
Aladino e la lampada magica: la fiaba de “Le mille e una notte”
Direttamente dalla raccolta di racconti “Le mille e una notte”, Le avventure di Aladino. E come potrete immaginare la fiaba è molto diversa dalla versione di Walt Disney. Le fiabe…
-
La sposa cadavere: La fiaba che diede vita al film di Tim Burton
Nel 2005, il visionario regista Tim Burton realizzò il sogno di dirigere un lungometraggio animato “a passo uno” grazie a “La sposa cadavere”. Tuttavia, la storia da cui trasse ispirazione…









