Tutti conosciamo Stanlio e Ollio. O meglio, tutti dovrebbero conoscere Stanlio e Ollio. Come ha avuto inizio il sodalizio comico più famoso di sempre.
C’è stato un tempo in cui la comicità aveva un tono genuino, basata su principi elementari, come piccoli gesti che facevano sì che la scena risultasse divertente, come le torte in faccia e la classica scivolata sulla buccia di banana.
La Slapstick comedy aveva quindi tratto popolarità dalla comicità dei film muti, nell’epoca lontana quando gli attori riuscivano a far ridere e a comunicare al pubblico facendo un sapiente uso del linguaggio del corpo, abilità acquisita anche attraverso il teatro vaudeville. Questo, in effetti, era un genere di spettacolo teatrale, che raggiunse la massima popolarità tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, caratterizzato da gag che prevedevano un sapiente uso del corpo come strumento comico. Elementi che poi sarebbero diventati essenziali nelle Slapstick comedy.
Sfruttando il linguaggio del corpo e l’espressività degli interpreti, si creavano siparietti semplici ma efficaci. Questo tipo di comicità si sviluppò molto rapidamente all’inizio del 1900 e prese il nome di slapstick, uno stile che venne introdotto nel cinema dai comici della casa di produzione francese Pathé. Ma fu nei ruggenti anni venti che lo slapstick, negli Stati Uniti, raggiunse i massimi vertici di popolarità, grazie alle produzioni di Mack Sennet e Hal Roach, che intrudessero nel genere alcune perle di diamante (a livello comico, s’intende) come Charlie Chaplin, Buster Keaton, i fratelli Marx, Harold Lloyd, Roscoe Arbukle, Stan Laurel e Oliver Hardy, questi ultimi meglio conosciuti come Stanlio e Ollio.

Chiunque nella vita ha riso a causa di una caduta in stile “buccia di banana”. I siparietti comici messi in scena dagli attori dello slapstick erano decisamente molto prevedibili, ma allo stesso tempo capaci di stupire e divertire il pubblico. Lo spettatore sapeva cosa sarebbe successo al personaggio ancor prima che accadesse. Vedendo una buccia di banana sul pavimento chiunque poteva immaginare che il protagonista prima o poi sarebbe scivolato. Tuttavia nel momento in cui l’azione si compiva era impossibile non abbandonarsi ad una sana, anche se prevedibile, risata.
La scala musicale
Uno degli esempi più lampanti è decisamente quello intitolato “La scala musicale”, con protagonisti Stanlio e Ollio, impegnati nel consegnare un pianoforte ad una famiglia benestante. Nell’episodio, per portare a termine la consegna i due fattorini dovranno trasportare lo strumento musicale su per una lunga scalinata e, considerato il loro fare maldestro, saranno costretti a ripetere più volte la salita considerato che il pianoforte sfuggirà loro continuamente per finire ai piedi della scalinata.
Fratelli di sangue
Lo stile slapstick è evidente anche nel corto “Fratelli di sangue”. I due protagonisti sono occupati nello svolgere alcune faccende domestiche, e nella sua ingenuità Stanlio ne combinerà di tutti i colori. Il suo compito sarebbe semplice: asciugare i piatti e metterli su una superficie asciutta prima di riporli nella credenza. Ma è qui che nella semplicità si crea la commedia. E insieme al suo compagno di avventure sarà protagonista di una serie di buffi incidenti. Lo spettatore è perfettamente cosciente di ciò che sta per accadere, specialmente nel momento in cui Stanlio lascia i piatti asciutti sopra al fornello acceso. Eppure è impossibile non ridere guardando Ollio, ignaro del pericolo che sta correndo, prendere fra le mani i cocci incandescenti.
Col passare degli anni, Stanlio e Ollio sono divenuti due tra gli interpreti più apprezzati dello slapstick. Le loro gag sono entrate a far parte della storia del cinema, così come il loro bizzarro e stravagante accento, evidenziato maggiormente nella versione italiana dal doppiaggio di Alberto Sordi (Ollio) e Mauro Zambuto (Stanlio) che caratterizzano i due personaggi un’indimenticabile dizione in stile british. Ancora oggi i film di Stanlio e Ollio vengono apprezzati in tutto il mondo, e il merito va decisamente al loro stile, capace di proporre una comicità prevedibile ma divertente, inaspettata e sorprendente.
Ma come ha avuto inizio la loro carriera? E com’è nato il duo comico più famoso di sempre?
STAN LAUREL
Arthur Stanley Jefferson nacque il 16 giugno 1890 a Ulverston, in Gran Bretagna. Figlio d’arte di Arthur Jefferson, attore e autore teatrale, e dell’attrice Madge Metcalfe, Stanley sognava le luci della ribalta sin da piccolo, nonostante i genitori auspicassero a qualcosa di più concreto per lui. A diciannove anni entrò nella compagnia di Fred Karno, di cui faceva parte anche Charlie Chaplin.
Il talento di Arthur, che aveva cambiato il nome in Stan Laurel, era evidente, così come era evidente che avesse bisogno di una spalla con cui recitare.
Ma il futuro per Laurel non era in una compagnia teatrale.
Nel 1912 sia lui che Chaplin abbandonarono la compagnia di Karno prendendo strade diverse. E mentre il suo amico e collega Charlie andò a lavorare per la Keystone, la casa produttrice che lanciò la carriera di Chaplin grazie al cortometraggio “Charlotte giornalista” (1914), Stan lavorò prima nel trio comico “The Three English Comiques”, che poi divenne “The Keyston Trio”, e poi in coppia con l’attrice Mae Dahlberg. E fu durante e grazie alla collaborazione con Mae che Stan Laurel venne notato dal direttore della Universal, Carl Laemmle, il quale diede il via alla sua carriera da attore cinematografico.

Una volta lanciata la sua carriera da comico solista, lavorando con il produttore Hal Roach in circa venti cortometraggi, Stan Laurel firmò un contratto con Joe Rock, con il quale fondò le “Stan Laurel Comedies”. In una di esse, dal titolo “Dr. Pyckle and Mr. Pryde” (1925), inscenò una parodia del “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”.
Le “Stan Laurel Comedies” risultarono essere un prodotto originale e riscossero un discreto successo, tanto da convincere Hal Roach a riprendere il suo pupillo sotto la sua ala, offrendogli un contratto di due anni. Ma questa volta lo scopo di Hal era quello di far intraprendere a Laurel una carriera da gagman e da regista, cosa che l’attore non aveva mai fatto. Una carriera che portò molta fama a Stan Laurel, poiché fu di Roach l’idea di formare un duo comico assieme a Oliver Hardy.
Ma andiamo per gradi…
OLIVER HARDY
Oliver Norvell Hardy era nato ad Harlem (Georgia) il 18 gennaio 1892. Al contrario di Stan Laurel, Hardy non era figlio d’arte (suo padre era avvocato e sua madre dirigeva una albergo), ma amava cantare e amava il cinema. Durante la giovinezza studiò canto al Conservatorio di Atlanta e poi giurisprudenza, per seguire le orme del padre. Ma ben presto dovette abbandonare gli studi per aiutare la madre nella gestione dell’albergo.
La sua carriera cinematografica cominciò proprio in un cinema. Nel 1910 trovò lavoro nella sala cinematografica della cittadina di Milledgeville, che proiettava per lo più film comici o western. E fu proprio facendo il proiezionista che in lui nacque la passione per la comicità. Nel 1914, all’età di circa ventidue anni, si convinse a partecipare a varie audizioni per intraprendere la carriera di attore comico, presentandosi con il nome di Babe, un nomignolo che si portava dietro fin dall’infanzia per via del suo aspetto un po’ paffutello.
Durante la sua infanzia, Oliver veniva continuamente preso in giro a causa del suo aspetto, ma fu proprio questa caratteristica che lo aiutò ad entrare più facilmente nel mondo del cinema. Difatti la sua corporatura massiccia ricordava molto quella del famoso comico Roscoe “Fatty” Arbuckle, di cui Babe fece più volte l’imitazione.
A differenza del suo futuro compagno di gag, il perfezionista Stan Laurel, Hardy non era per niente ambizioso. Sebbene lavorando come attore si guadagnasse da vivere, per lui il cinema era prima di tutto un divertimento. Hardy accettava qualsiasi tipo di ruolo gli venisse proposto, tant’è che al momento dell’incontro con Laurel, aveva all’attivo circa 280 film, in cui interpretava il ruolo del caratterista.
Fortunatamente, la svolta per la sua carriera arrivò durante le riprese di “No Man’s Law”, uno dei pochissimi western prodotti da Hal Roach. Durante le riprese di una scena d’azione, Babe Hardy sarebbe dovuto salire in groppa ad un cavallo, ma quest’ultimo, non sopportando il peso dell’attore, si accasciò, provocando le risate di tutto lo staff. Roach assistette alla scena e scritturò immediatamente Oliver Hardy.
Stan Laurel & Oliver Hardy insieme
Poco dopo la firma del contratto con Roach, avvenne il miracolo. Il produttore assegnò a Babe Hardy un ruolo nel film “Get ‘Em Young”, affidato alla regia di Stan Laurel. Fortuna, o sfortuna, volle che Hardy si ustionasse un braccio mentre cucinava un agnello, così Laurel dovette passare nuovamente dall’altra parte della telecamera e sostituirlo. Vedendoli recitare lo stesso ruolo, il produttore decise di riconsiderare la carriera da comico per Stan Laurel, affiancandogli proprio l’attore che aveva occasionalmente sostituito.
Nel marzo del 1927 Hal Roach ebbe l’onore di produrre il primo film da coprotagonisti di Stan Laurel e Oliver Hardy,“Douck Soup”.

Nove mesi più tardi cominciò a delinearsi il look di Stanlio e Ollio che li rese famosi in tutto il mondo. Nel film “Do Detective Things”, Stan e Holly indossarono le bombette, tipiche degli investigatori dell’epoca. Da quel momento in poi non se le tolsero più, tranne in qualche rara occasione in cui presero parte ad alcuni film in costume.
Ma pensate veramente che il primo incontro tra Stan Laurel e Oliver Hardy sia avvenuto sul set di “Get ‘Em Young”?
Arthur Stanley Jefferson e Oliver Norvell Hardy si erano incontrati nel 1921 sul set di “The Lucky Dog”, in cui Hardy (nel ruolo del caratterista) tentava di rapinare Laurel (il protagonista), ma finiva col subire una bella strapazzata nel sedere ed andarsene a bocca asciutta.
Sei anni dopo i due comici girarono il loro primo film da protagonisti (“Duck Soup”), per poi affacciarsi nel mondo del cinema come duo comico anche se ancora non ben definito nei film “Slipping Wives”, “Why Girls Love Sailors” enel film“The Second Hunderd Years”. Consacrarono il look di Stanlio e Ollio, che li avrebbe accompagnati per il resto della loro carriera, nel novembre del 1927 in “Do Detective Things”.
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PAUL NEWMAN
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