Tutti conoscono la storia di Marty McFly e della sua DeLorean. Ma in pochi conoscono le ragioni che portarono la produzione di “Ritorno al futuro” a scegliere due attori come protagonisti della storia.
Avreste mai creduto che Marty McFly, il ragazzo venuto dal futuro a bordo della DeLorean, con indosso il famoso giubbotto rosso di salvataggio, e con l’aria fiera e spavalda a bordo del suo skateboard volante (o meglio, overboard) in realtà non avrebbe dovuto avere il volto di Michael J. Fox?
O meglio.
Durante la stesura del soggetto, di quel che sarebbe dovuto divenire l’autentico “Ritorno al futuro”, per intenderci, i suoi creatori, ovvero Bob Gale e Robert Zemeckis avevano in mente un solo volto per il loro protagonista: Michael J. Fox. Scrissero quindi il personaggio pensando a lui. E dopo che ogni singola casa di produzione esistente a Hollywood, piccola o grande, aveva deciso di rifiutare il progetto (qui vi spieghiamo il perché) e grazie al gran successo ottenuto da Zemeckis con il film “All’inseguimento della pietra verde”, “Ritorno al futuro” finalmente era pronto a vedere la luce. Ma senza Michael J. Fox.

Michael in quel periodo era occupato, a causa di un rigido contratto, a interpretare Alex Keaton nella sitcom “Casa Keaton” ideato da Gary Goldberg , il quale non aveva alcuna intenzione di rescindere il contratto. In quel periodo infatti Michael J. Fox era la punta di diamante del suo show e abbastanza giovane da essere la super star e idolatrato da milioni di giovani che seguivano la serie.
LA SCELTA DI ERIC STOLTZ
Così Sid Sheinberg, allora presidente della Universal, casa di produzione (assieme alla Amblin di Spielberg) di “Ritorno al futuro”, si impose sulla scelta del protagonista, volendo a tutti i costi Eric Stoltz, allora reduce dal film “Dietro la maschera”. Colpito dalla bravura del ragazzo, Sid Sheinberg insistette molto affinché ottenesse il ruolo di Marty McFly, battendo giovani attori del calibro di C. Thomas Howell (Ponyboy del film di Coppola “I ragazzi della 56esima strada) che per un soffio non ottenne la parte. A fare il provino anche un giovane Ben Stiller, Jon Cryer (Due uomini e mezzo).
Così Eric Stoltz ottenne il ruolo di Marty McFly. La produzione girò scene per 5 settimane. Settimane in cui Eric recitò al fianco di Christopher Lloyd, poco prima di salire sulla torre dell’orologio e a Twin Pines Mall, al parcheggio con Einstein e la DeLorean. Dove recitò con Crispin Glover durante la scena alla tavola calda. Dove, chiaramente spaesato, il giovane si aggira per Hill Valley, incredulo di ritrovarsi catapultato nel 1955. Ma, nonostante la bravura Stoltz non era adatto ad interpretare Marty McFly.
Difatti Robert Zemeckis, dopo aver visto i filmati fino ad allora girati e una volta mostrati anche a Steven Spielberg, trovò conferma: Eric Stoltz non era Marty McFly. Ma non perché non fosse bravo. Anzi, il contrario. Solo che era bravo ad interpretare ruoli drammatici.
CHI È MARTY MCFLY
Marty McFly interpretato da Eric Stoltz, come del resto abbiamo potuto ben vedere invece grazie alla recitazione di Michael J. Fox, non possedeva quella verve comica necessaria al personaggio di Marty. Il ragazzo venuto dal futuro era un ragazzo semplice, sicuro di sé ma dolce e che si caccia spesso nei guai, doveva far sorridere, trasmettere serenità, anche se bloccato in un’epoca che non gli apparteneva. Quei tempi comici necessari sia al personaggio di Marty che al film (un esempio è quando Marty prova a rivestirsi in camera di Lorraine e cade in terra goffamente) Eric Stoltz non li possedeva. Quindi, con rammarico, la produzione fu costretta a licenziare Eric Stoltz.
E come Sid Sheinberg che aveva scelto Stoltz suggerì di rifare tutti i provini d’accapo, Robert Zemeckis ottenne prima di tutto il permesso di poter recuperare quelle 5 settimane di pellicola e poi pregò Gary Goldberg affinché concedesse all’unico e vero attore che avevano voluto fin dall’inizio, di poter recitare nel film.

Così Gary Goldberg propose il progetto a Michael J. Fox che a quell’epoca era stato protagonista del film “Voglia di Vincere” (di cui non era affatto entusiasta). Il ragazzo accettò subito.
Era ovvio che accettasse, era Steven Spielberg a produrlo!
UN’IMMENSA PROVA DI CORAGGIO
Fox fu quindi libero di essere Marty McFly in “Ritorno al futuro”. Ma c’era una grossa clausola da rispettare. Poteva farlo, poteva recitare nel film ma ad una condizione: casa Keaton avrebbe dovuto avere sempre la precedenza.
Così ebbe inizio il periodo in cui Michael J. Fox non dormì più. Nel vero senso del termine. Difatti, una volta terminate le riprese di Casa Keaton che lo tenevano occupato per tutta la mattina e una parte del pomeriggio, una Station Wagon lo andava a prendere per condurlo sul set di “Ritorno al futuro” per le riprese notturne, imparando le battute del film poco prima di iniziare a girare. Fox recitò quindi fino a notte fonda, fino alle 4, le 5 del mattino. La mattina seguente avrebbe fatto la stessa cosa. La carica di stress fu notevole, ma in lui c’era una grossa consapevolezza: avrebbe fatto qualcosa di grande.
Solo il sabato Fox aveva il via libera per poter recitare anche con la luce del sole. Per tutto il resto del tempo, solo dopo il tramonto. Difatti, durante la scena in cui Doc Brown sale sulla torre dell’orologio, il montaggio permette a Marty e a Doc di collaborare per riuscire a rimettere a posto il cavo elettrico che permetterà a Marty di ritornare nel suo tempo. In realtà questa specifica scena è stata girata in attesa che arrivasse Michael sul set.
Per riuscire a terminare in tempo le riprese, la produzione doveva fare i salti mortali per far combaciare il tutto. L’assenza di Michael, era un problema, ma grazie anche ad un sapiente uso del montaggio questo problema venne presto risolto.
Bob Gale e Robert Zemeckis riuscirono quindi ad avere la meglio e ad ottenere il protagonista che avevano sempre sognato di avere. Fox possedeva un perfetto senso dei tempi comici. Lo avrebbe dimostrato anche negli anni avvenire grazie anche a film come “Il segreto del mio successo”, dove l’umorismo non sempre è racchiuso nel finale, ma nella reazione.
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