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IT: L’iconica e terrificante scena iniziale

Andrea Di Mastrorocco by Andrea Di Mastrorocco
in Anni '90, Scene, Serie TV
IT: La terrificante scena iniziale
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A volte basta una semplice sequenza a infondere e trasmettere un profondo terrore. Come nel caso della scena iniziale di IT”.

Anno del Signore 1986. Dopo il successo di romanzi come “L’ombra dello scorpione” e “Shining” (per citarne due), nelle librerie americane uscì il nuovo romanzo di Stephen King, un’opera in grado di cambiare per sempre il panorama mondiale della letteratura. Con la pubblicazione di “IT” infatti, il Re riuscì a dare un nuovo volto alla paura. Una paura che mai era stata più vera e tangibile.

La scena di Georgie e Pennywise, nella miniserie “IT”. Protagonista è Tim Curry.

Certo, prima che Pennywise entrasse nelle nostre vite, King ci aveva dimostrato che persino un cane idrofobo o un’adolescente che subiva bullismo dai suoi compagni di scuola erano in grado di trasmettere una buona dose di paura. Eppure, quel clown dal ridicolo costume, dalla risata malefica e dal macabro umorismo, riuscì e riesce tuttora a dare una forma alla più primordiale delle paure.

PENNYWISE È LA PAURA

Sì, perché per quanto IT decida di manifestarsi per la maggior parte del tempo con l’aspetto di un inquietante pagliaccio, la realtà dei fatti è che quello con il quale i Losers avranno a che fare, altro non è che un Male (con la M maiuscola). Un Male ancestrale che da decenni si annida nelle viscere della cittadina di Derry, nel Maine.

Protagonisti della storia sono un gruppo di ragazzini che, loro malgrado, si trovano costretti a fronteggiare una misteriosa entità demoniaca. Un mostro che ogni ventisette anni esce dal suo letargo per nutrirsi delle paure e della carne degli abitanti di Derry. Un divoratore di mondi e di bambini tanto demoniaco da riuscire a terrorizzare e soggiogare un’intera città.

E per quanto personaggi come Cujo o Jack Torrence siano riusciti a procurarci diversi notti insonni, quello che il Re riuscì a creare con “IT” fu del tutto diverso. Pennywise non si limita a trasmettere paura. Pennywise è la paura. Ed è proprio per questo che da molti il Clown è considerato la più inquietante tra le creature nate dalla mente di Stephen King.

Nel corso dell’opera infatti, IT darà forma ad ogni paura dei nostri protagonisti, trascinandoli in un vortice di angoscia e sgomento. Eppure, per quanto il Clown si diletti nel tormentare (per più di mille pagine) la banda dei Losers, è quella della morte del piccolo Georgie, fratello minore di Bill (il leader della banda dei Perdenti), la più iconica e sconcertante delle sequenze.

DAL LIBRO AL PICCOLO E AL GRANDE SCHERMO

Sia Tommy Lee Wallace, con la miniserie del 1990, sia Andy Muschietti, con due film datati 2017 e 2019, hanno provato a dare una propria versione del romanzo del Re. Entrambi però, nel tentativo di adattare un’opera tanto complicata come “IT” per il piccolo e per il grande schermo, si sono presi tante (forse troppe) libertà artistiche, a tratti arrivando addirittura a sconvolgere quanto scritto tra le pagine del libro. Eppure, quella prima inquietante e indimenticabile sequenza, risulta simile in tutte e due le versioni.

IT: La terrificante scena iniziale
IT, interpretato da Tim Curry nel 1990

ADDIO, GEORGIE

Derry è stata colpita da un forte temporale che, in diverse parti della città ha causato delle alluvioni. Sebbene il peggio sembra essere cessato la pioggia continua a battere incessantemente. Tuttavia il piccolo e intrepido Georgie decide di sfidare la tormenta e uscire per giocare con la barchetta che suo fratello Bill gli ha appena fabbricato. Così, mentre le note di “Fur Elise” ((di Beethoven) colmano l’atmosfera in casa Denbrough, Georgie chiede al fratello costretto a letto malato di fabbricargli una barchetta di carta. Una volta che la barchetta è stata sigillata dalla paraffina, Georgie colmo di gioia esce di casa con in mano la sua barchetta.

L’immagine è chiara. Siamo fuori, in strada, è ancora giorno e Georgie corre felice e contento dietro alla sua barchetta che scorre al di sotto del marciapiede, accanto alle fogne, seguendo la corrente della pioggia. Fino a quando il flusso dell’acqua non la spinge dentro ad un tombino. Quello che accadrà lo sappiamo tutti.

Dal pozzo spunta fuori uno strano essere dalle sembianze di un pagliaccio. E nonostante l’aspetto clownesco, l’aria giocosa e il sorriso allegro, si percepisce fin da subito l’aura demoniaca che si annida attorno al suo essere. Tuttavia, sebbene sia inizialmente titubante, il piccolo Georgie crede alle sue parole e si convince che Pennywise possa veramente restituirgli la barchetta perduta. Riempirlo di dolciumi, zucchero filato e palloncini colorati. Nessuno, neppure i suoi familiari, lo rivedranno mai più vivo. Le strade di Derry si tingono quindi del sangue di una creatura innocente. E, come scopriremo più avanti, non sarà l’unica.

UNA SEQUENZA FONDAMENTALE

Per quanto duri pochi minuti, quella della morte del piccolo Georgie si rivela essere una sequenza fondamentale per la storia. Difatti, oltre a mostrarci il modus operandi di Pennywise, introduce una delle tante importanti tematiche trattate nell’opera di Stephen King: quella dell’infanzia perduta. L’agguato di IT al fratellino di Bill Tartaglia, oltre a riportare il terrore in una città che ormai (suo malgrado) lo conosce molto bene, lascia un segno indelebile in tutta la banda dei Losers.

I ragazzini infatti, vista l’indifferenza degli adulti e della maggior parte dei loro coetanei, si trovano costretti a farsi carico di una missione che sembra molto al di sopra delle capacità: sconfiggere IT e liberare così Derry dal Male. Ma per farlo, dovranno obbligatoriamente smettere di pensare e comportarsi come bambini e agire come un gruppo di persone adulte. Oltre ad affrontare le loro più recondite e profonde paure senza però cedere ad esse.
IT: La terrificante scena iniziale
IT, nella personificazione di Pennywise, il clown ballerino, interpretato da Tim Curry nel 1990

Ma, soprattutto, tale scena ci rivela esattamente contro chi dovranno combattere i Losers. Per quanto famelica, Pennywise si rivela essere una creatura astuta ed estremamente paziente. Invero, in virtù del suo potere demoniaco, potrebbe avventarsi su Georgie in qualsiasi momento eppure decide di attirare la preda nella sua trappola in maniera metodica ed estremamente efficace. Come un vero predatore, IT rimane confinato nel suo nascondiglio per tutta la durata dell’agguato, in modo da non farsi notare da nessuno, per poi sferrare il proprio attacco quando la posizione gli è più congeniale.

Sia nella versione cartacea che in quelle girate da Wallace e Muschietti, Pennywise tenta in tutti i modi di guadagnare la fiducia del ragazzino, infondendo sicurezza ed empatia nella sua vittima designata e una tensione che, battuta dopo battuta, aumenta sempre di più. E così, in quella che potrebbe essere considerata una macabra metafora del “non accettare caramelle dagli sconosciuti”, Georgie si avvicina sempre di più al suo carnefice finendo per essere trascinato nell’antro della bestia.

Una scena di pochi minuti ma dal forte impatto emotivo, che ha aperto il sipario all’idea che il mostro che domina i nostri incubi può nascondersi realmente sotto il letto. Oppure, come ci viene mostrato da King, può parlarti attraverso il buco del lavandino.

Pennywise, il mostro che domina le nostre paure e che le trasforma in realtà. IT è la paura che si manifesta in più forme e che ha suscitato in un’intera generazione di spettatori il terrore più profondo, immaginando la figura del pagliaccio come un vero male primordiale da cui stare alla larga. Da cui fuggire. Un mostro, uno sconosciuto che induce in tentazione e da cui è bene stare alla larga. E dobbiamo ringraziare non solo il personaggio letterario costruito alla perfezione da Stephen King, ma anche all’ipnotica interpretazione del primo e mai dimenticato Pennywise, ovvero Tim Curry. Un’interpretazione tale da suscitare l’idea che l’incubo è tangibile, reale, e che non si manifesta solo sotto le coperte, ma alla luce del sole.

Oltre a dare il via alla trama che porterà i Losers alla scoperta di un Male tanto antico quanto pericoloso, riesce a penetrare nelle viscere dell’animo umano ricordando, ad ogni lettore o spettatore, che IT non fa paura, IT E’ la paura.

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Andrea Di Mastrorocco

Andrea Di Mastrorocco

Nientologo di fama internazionale appassionato di cinema fin da quando il Giudice Morton ha tentanto di incastrare Roger Rabbit e Tom Hanks danzava su un pianoforte gigante in un negozio di giocattoli. Ama lottare con gli squali, sfasciare le vetrate e mangiare lampadine, anche se il suo piatto preferito è il cheesburger del Big Kahuna Burger, dove anche gli hawaiani fanno gli hamburger”. Sogna da sempre di guidare la Batmobile ma per adesso si accontenta di non parlare di cose che non conosce.

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