Andy Muschietti torna a lavorare sul celebre personaggio creato da Stephen King con “IT – Welcome to Derry”, raccontandoci le origini del Clown più terrificante di sempre.
Ottobre 1957. L’ancestrale entità mutaforma nota come It si risveglia dal suo letargo, durato 27 anni, e ricomincia a spargere il terrore nella città di Derry, nel Maine. La prima vittima della sua furia predatoria è il piccolo Georgie Denbrough, di soli 6 anni. Da quel momento, il Demone dovrà vedersela con i Losers, ossia la banda di ragazzini che, una volta divenuti adulti, porrà fine al suo dominio terrorifico su Derry. Ma cosa successe prima che IT incontrasse Georgie?
TRAILER
Jason Fuchs e Brad Kane, con la collaborazione di Andy Muschietti, già regista degli adattamenti cinematografici del romanzo di Stephen King, hanno provato a raccontarlo con la serie TV “IT – Welcome to Derry”. Attraverso tre stagioni, che andranno a ritroso nel tempo, la serie di HBO Max e distribuita in Italia da SKY e Now TV mostrerà i tre risvegli del Male Primordiale prima del fatidico arrivo dei Losers.
UN NUOVO PUNTO DI VISTA
Poiché, con i suoi due film, Muschietti aveva cambiato la linea temporale degli eventi, spostando la morte di Georgie nel 1988 e lo scontro finale ai giorni nostri, la prima stagione di “IT – Welcome to Derry” è ambientata 27 anni prima la scomparsa del ragazzino, ossia all’inizio degli anni ’60. Il risultato è un prodotto che ha il grande pregio di ampliare e approfondire l’immenso universo creato da Stephen King e che, nonostante la qualità di una sceneggiatura molto ben costruita (anche se traballa nella parte finale), pecca su alcuni fattori tecnici.

Anche “IT – Welcome to Derry” comincia con una sparizione e si sviluppa in maniera simile a quella dei film del regista argentino ma, oltre ad essere diretta in maniera migliore, si addentra nei meandri delle vie di Derry arrivando fino alle origini di IT. Ambientata su diverse linee temporali infatti, la serie offre un nuovo punto di vista su alcuni eventi narrati nel romanzo e mai adattati per lo schermo (piccolo o grande che sia).
Le citazioni all’opera originale infatti non mancano e neppure i riferimenti alle pellicole. E grazie ad una sceneggiatura curata, la serie riesce a rendere alcuni eventi, che nel romanzo sono marginali, il fulcro di una trama coinvolgente e intrigante. Inoltre, cosa molto importante, trova anche il tempo di integrarli con la storia di alcuni personaggi considerati secondari, come la signora Kersh, di cui sapevamo ben poco. Oppure, integrare all’interno della trama un personaggio importante come Dick Hallorann (Chris Chalk), già noto nell’Universo di Stephen King.

I collegamenti con la storia legata ai Losers e alla loro battaglia contro It sono molto ben contestualizzati e le apparizioni del Male Primordiale (in tutte le sue forme) rendono le atmosfere molto inquietanti. Ma è proprio verso la parte finale della serie che la sceneggiatura vacilla enormemente.
BILL SKARSGARD È IL VALORE AGGIUNTO
Difatti, oltre ad una definizione ed evoluzione dei personaggi molto buona, quantomeno all’inizio, si accompagna un considerevole declino a fine stagione. In particolare Lilly (interpretata da Clara Stack), che non solo rimane scollegata (almeno per il momento) dal resto dei Losers, ma la sua importanza al fine della serie resta sospesa. Stesso declino anche per il personaggio del Generale Shaw (James Remar). Al contrario la sua presenza all’interno della serie perde di importanza, spostando non solo una delle sotto trame più interessanti nel dimenticatoio, ma trasforma il personaggio in una caricatura.

E anche se il finale strizza enormemente l’occhio alla lacrima facile, lo si apprezza. Specialmente per il colpo di scena finale.
Quindi, se la trama aveva lasciato spazio a un approfondimento più che esaustivo alle origini di IT, alimentando la nostra attenzione grazie ad un significato storico/scientifico e quindi trovando, attraverso la storia dei nativi americani più risposte che domande, anche le origini di Pennywise hanno una narrazione più che adeguata che trova la direzione giusta grazie alla recitazione di Bill Skarsgard, interprete del Clown ballerino, frutto della mente di Stephen King.
Difatti, il vero valore aggiunto di “IT – Welcome to Derry” è proprio Bill Skarsgard. Nonostante una Computer Graphica che lascia molto a desiderare (ricordiamo la disastrosa scena del cimitero), l’attore svedese riesce a donare al Clown un’aura tanto conturbante quanto intensa. L’inquietudine che trasmette attraverso la mimica facciale, soprattutto grazie al suo sguardo alienato, riesce ad arginare una CGI piuttosto scadente.
IMPORTANTI BUCHI DI TRAMA
Ma la debolezza della narrazione, non finisce qui. Purtroppo in “IT – Welcome to Derry”, oltre che ad alcune sotto trame lasciate fin troppo senza una risposta (aggiungo la sotto trama sentimentale con protagonista la signora Kersh, per fare un esempio) sono i buchi di trama quelli che più fanno male.
Primo fra tutti riguarda Marge (interpretata da una bravissima Matilda Lawler). Se Pennywise fa alla ragazza una più che immensa rivelazione sul suo futuro, perché lo stesso non pone subito fine alla sua esistenza? Difatti, se Pennywise è a conoscenza dei Losers, perché non agisce nell’immediato e mette subito la parola fine e quindi riducendo le probabilità che i Losers un giorno possano ucciderlo?
Stessa cosa nel penultimo episodio della stagione, quando Pennywise è faccia a faccia con Will.
Queste crepe narrative sono scomode da digerire, ma fortunatamente non rovinano la qualità della serie che, come già scritto sopra, ha l’enorme valore non solo di aver mostrato ai lettori più fedeli del romanzo citazioni e vere e proprie scene emozionanti (come l’incendio al Black Spot), ma di aver dato risposte che molti cercavano: le origini di IT, la verità su Pennywise e quale connessione vi è fra di essi.

Menzione speciale per la colonna sonora, la cui sigla che apre ogni episodio della serie, ovvero “…A Smile And a Ribbon” di Patience & Prudence, rispecchia perfettamente l’ambiguità dei cittadini di Derry e l’antitesi di perfezione della media borghesia.
La serie, aiutata da una fotografia in grado solo parzialmente di gestire le scene al buio, “IT – Welcome to Derry” amplifica l’orrore che Muschietti aveva tentato di trasmettere attraverso le due pellicole. Eppure, quella targata HBO non è una semplice serie horror e a tratti splatter. Tutta la trama infatti, oltre a nascondere numerose citazioni al libro e a Maturin (la Tartaruga Cosmica nemesi di IT), si permea di una forte critica politica.
Il razzismo quanto il rischio di una guerra, a causa di una pessima gestione politica, vengono aspramente giudicate ma senza che ci sia il bisogno di puntare direttamente il dito. Attraverso immagini e situazioni, gli sceneggiatori riescono a far trasparire una fine critica della situazione politica odierna riuscendo a contestualizzare il tutto in un prodotto puramente horror.

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