Una parabola di fine ottocento sulla condizione della donna e sui rapporti di coppia nell’alta società e borghesia del XIX secolo
Sebbene sia eccessivamente frivolo all’inizio, “The Buccaneers” descrive perfettamente l’enorme differenza tra la condotta dell’alta borghesia americana, e quindi i così detti “nuovi ricchi”, ovvero nuovi industriali, alti dirigenti e grandi proprietari terrieri, e l’alta società dei lord inglesi, ricchi di tradizioni e nobili titoli da regalare alle nuove e seducenti figlie della nuova America.
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Creata da Katherine Jakeways, “The Buccaneers” è una serie tv basata sull’omonimo romanzo rimasto incompiuto da Edith Wharton e pubblicato nel 1938. Ambientata durante la “Gilded Age”, ovvero l’età d’oro, periodo storico che va dal 1870 al 1900, caratterizzato da una notevole espansione economica, la serie ha una trama priva di intrighi politici, ma colma di intrighi famigliari.
IL PUNTO FOCALE DELLA STORIA
Ogni personaggio è perfettamente caratterizzato e discerne da qualsiasi altro. Ognuno ha una storia da raccontare identificandone l’integrità. Il pudore è il punto focale della storia delle Buccaneers, dal momento in cui Conchita, ragazza estroversa e piena di vita, diventa la moglie Lord Richard Marable. E come moglie di un Lord Inglese, in special modo di un Marable, significa una vita inglese, calma, silenziosa colma di ostilità verso il prossimo, verso chiunque non abbia un titolo nobiliare. Benevoli di fronte alla ricchezza e ostili verso chiunque non sia un Marable.

Americane e piene di vita, le quattro ragazze di New York partono alla volta della nobile e altolocata Inghilterra per raggiungere la triste Conchita, liberandola dalle convenzioni sociali ed essere così in prima linea per il tanto atteso ballo delle debuttanti. Lo scopo di tanto entusiasmo? Le ragazze, figlie di coloro che vengono definiti i “nuovi ricchi”, sono quindi alla ricerca di un marito bello e facoltoso da cui trarre un titolo nobiliare e sistemarsi per il resto della loro vita. D’altro canto i figli della vecchia e nobile Inghilterra, sono alla disperata ricerca di chi può sanare i conti rimasti in sospeso, senza rinunciare quindi a quell’agiatezza a cui solo i lussureggianti possono aspirare.
Le ragazze di città, quindi, divengono ben presto argomento di conversazione nei salotti altolocati, tra invidie e chiacchiericci, in un mondo in cui chi ha più soldi ha il potere.
NELLA TRAMA C’È BEN ALTRO
Ma le Buccanners non sono solo questo. Non sono solo lo specchio di un’antica società in cui il patriarcato regnava sovrano. Dove le ragazze, tremanti e sognanti nel trovare un “vero amore” venivano esposte come veri e propri gioielli da mettere all’asta, a caccia del miglior offerente. Le Buccaneers sono l’esempio di come può essere ancora terribilmente attuale un mondo in cui l’uomo ha il potere su una donna. Umiliazioni, abusi, violenza psicologica e fisica sono la parte più oscura di questa splendida storia, scritta e rimasta incompiuta dalla scrittrice Edith Wharton (autrice del romanzo “L’età dell’innocenza”), deceduta ancora prima di completare l’opera.

Il dramma è quindi autentico, tangibile ed esprime quanto più vero possa subire una donna e di quanto la stessa possa arrivare a giustificare una mente perversa, per quanto ella in cuor suo sappia perfettamente che il male imperversa in una finta carezza e che un grido di aiuto oltre che aiutarla potrebbe anche passare inascoltato. O peggio, giudicato.
DA NEW YORK A TINTAGEL
La storia principale ruota attorno alla storia di Nan (Annabelle St. George), interpretata da Kristine Froseth, cui ne presta la grande vivacità, intelligenza. Nan, dopo aver seguito la sorella Jinny e le amiche di una vita, ovvero Conchita, Lizzy e Mabel nella lussureggiante Inghilterra, non è ancora affatto interessata ad accogliere un marito nella sua vita. Anzi, nella sua ingenuità Nan prima conosce Guy Thwarte, dapprima complice di marachelle, diviene un punto di riferimento nella vita della giovane americana che, confusa, non sa se accettare le lusinghe di un altro giovane inglese, ovvero Theo.
Le vicende amorose delle giovani Buccaneers si aprono tra cicalecci e fastidiosi schiamazzi, ma pian piano lo scorrere del tempo e delle puntate, le vicende narrate divengono sempre più interessanti, talvolta oscure, talvolta colme di brio e naturalezza. E a tratti anche singolari.

Al centro della vicenda vi è però un oceano di segreti che non dovrebbero essere rivelati alla società tradizionalista del XIX secolo: due donne non possono condividere lo stesso sentimento, figuriamoci il letto; la paura con cui Nan combatte nel momento in cui il suo passato diventa di pubblico dominio; un amore segreto che non dovrà mai essere svelato.
LO STILE DELLE BUCCANEERS
Di riflesso, però, la modernità che segue lo stile della storia, accostata alla piacevolezza della musica pop, accompagnata da costumi che hanno poco di tradizionale dell’alta società inglese ma riflettono stili contemporanei, perde della veridicità del contenuto. Un esempio? Una ragazza ancora nubile, non avrebbe potuto mai e poi mai essere vista in compagnia di un gentiluomo in un ambiente isolato. Ma tant’è.
La storia appassiona, le varie sotto trame trovano il loro confluire nella trama principale e anche se alcune vicissitudini (il triangolo amoroso che coinvolge due vecchi amici) hanno il sapore del “già visto”, e alcune soluzioni sono alquanto banali (la scazzottata, per fare un esempio) “The Buccaneers” si rivela essere una delle migliori serie tv in costume degli ultimi anni. La narrazione infatti tocca le corde dell’imprevedibilità, accompagnata da musica pop contemporanea che delizia anche le scene più forti. Oltre a possedere un finale di stagione ben scritto, diretto e interpretato.

Titolo Originale: The Buccaneers
Anno: 2023…
Genere: drammatico, sentimentale, costume
Interpreti: Kristine Froseth, Matthew Broome, Guy Remmers, Christina Hendricks, Alisha Boe
Soggetto: tratto dal romanzo di Edith Wharton
Casa di Distribuzione: Apple TV
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