I tre fatti di cronaca nera legati all’industria hollywoodiana che, oltre a coinvolgere tre importanti artisti, diedero il via alla più grande campagna di censura che l’America ricordi.
Fin dagli albori, da quanto Thomas Edison, nell’ormai remoto 1896 diresse “The Kiss”, un cortometraggio di pochi secondi che mostra una coppia intenta a baciarsi, il cinema ha sempre ricevuto delle aspre critiche. Le menti benpensanti in particolare, ossia gli amanti del pudore e delle ideologie religiose, si accanirono contro le produzioni di Hollywood. Per tal motivo venne creata la “Motion Picture Producers and Distributors Association of America”, un’organizzazione atta a controllare ogni produzione cinematografica, al cui comando fu eletto William Hays, ex presidente del comitato nazionale repubblicano.
Sotto la sua guida, nacque il Production Code, meglio conosciuto come Codice Hays, una serie di norme il cui scopo era quello di evitare il turbamento della moralità del pubblico attraverso una rigida campagna di censura.
Il Codice fu redatto nel 1927 ma entrò ufficialmente in vigore tra il 1930 e il 1934. E da quel momento, fino al 1968, Hollywood entrò in una spirale di divieti e restrizioni che caratterizzò il cinema statunitense. Ma quali scandalosi eventi portarono alla creazione del Codice Hays?
Da molto tempo ormai si era sparsa la voce che la maggior parte degli attori che facevano parte dell’industria hollywoodiana erano soliti lasciarsi coinvolgere in festini a base di alcool e droga. Ogni giorno infatti venivano pubblicate notizie riguardanti le scabrose avventure degli esponenti del sistema cinematografico. Ma furono tre le gocce che fecero traboccare il vaso.
LO “SCADALO FATTY ARBUCKLE”
Il primo di essi fu quello che oggi viene ricordato come lo “Scandalo Fatty Arbuckle”, avvenuto tra il 5 e il 9 settembre del 1921. Protagonista dello scempio fu Roscoe Arbuckle, soprannominato Fatty a causa della sua obesità, uno dei comici più in vista dell’epoca. La sua era una delle stelle più luminose del firmamento hollywoodiano e, in quanto a popolarità, era secondo solamente ad un genio come Charlie Chaplin. Ma, al contrario del suo illustre collega, Arbuckle riuscì a rovinare tutto.

Nel settembre del 1921, Fatty rinnovò per altri tre anni il contratto che lo legava alla Paramount e per festeggiare tale risultato approfittò di una pausa dalle riprese e organizzò una festa in un lussuoso hotel di San Francisco, dove aveva affittato tre camere comunicanti. Molti furono gli ospiti illustri che parteciparono al party, tra cui l’attrice Virginia Rappe, astro nascente della Fox nonché fidanzata del regista Henry Lehrman.
L’OMICIDIO DI VIRGINIA RAPPE
Sebbene all’epoca in America fosse in vigore il proibizionismo, Roscoe Arbuckle riuscì a procurarsi una grande quantità di alcol, tanto che nel primo pomeriggio in molti ne erano già inebriati. Approfittando di tale situazione, Fatty riuscì a convincere Virginia Rappe, che non era certo nuova al consumo di alcolici, a seguirlo in camera da letto. Poco dopo, le grida lancinanti dell’attrice, provenienti dalla stanza chiusa a chiave, interruppero i festeggiamenti. Qualche minuto più tardi, Roscoe uscì con i vestiti lacerati, un sorrisetto sornione e in testa il cappello di Virginia che era ancora a letto completamente nuda e dolorante.
Furono Maude Delmont e Alice Blake, altre due attrici, a soccorrerla, anche se la poveretta era talmente scioccata e sofferente che a stento riuscirono a vestirla e a condurla in ospedale.
Virginia Rappe morì in ospedale il 9 settembre 1921, quattro giorni dopo il party. Ma prima, sebbene l’attrice parlasse con un lieve filo di voce, l’infermiera riuscì a carpire quelle che potrebbero essere state le sue ultime parole. Pare infatti che prima di esalare il suo ultimo respiro, l’attrice abbia confessato che a ridurla in quelle condizioni era stato Fatty Arbuckle , desiderando che non la passasse liscia.

Nonostante molti, tra cui un dottore dell’ospedale, tentarono di infangare l’accaduto, grazie all’aiuto del vice-medico legale Michael Brown, gli inquirenti riuscirono a raccogliere abbastanza prove da aprire un’indagine ufficiale e arrestare Arbuckle con l’accusa di violenza carnale e omicidio. Ciò che successe in quella camera da letto rimane ancora oggi un mistero, ma quel che è certo è che Virginia Rappe morì per via di una peritonite alla vescica causata da un atto di violenza. Alcuni sostennero che Fatty avesse abusato di lei con un oggetto come una bottiglia di vetro o una scheggia di ghiaccio, altri che le abbia causato delle lesioni interne piombandole addosso con la sua enorme mole.
Lo “Scandalo Fatty Arbuckle” fece talmente tanto scalpore che la notizia si diffuse in tutti gli Stati Uniti, e l’opinione pubblica rimase così sconvolta da formare dei comitati per chiedere la pena di morte.
LA MISTERIOSA UCCISIONE DI WILLIAM DESMOND TAYLOR
Il secondo scandalo avvenne mentre i processi a Roscoe Arbuckle erano ancora in corso, appena cinque mesi dopo la scomparsa di Virginia Rappe e coinvolse William Desmond Taylor, uno dei più importanti registi del cinema muto nonché direttore della Paramount.
Taylor venne trovato morto nel suo bungalow, nel lussuoso quartiere di Westlake Park,la mattina del 2 febbraio 1922. Causa del decesso fu un colpo di pistola alla schiena. L’omicidio alimentò molte polemiche sulla vita notturna delle star, soprattutto perché il caso coinvolse molti volti noti del cinema, tra cui Mary Pickford, Mabel Normand e Mary Milens Minter. Quest’ultima in particolare fu la principale sospettata poiché nel bungalow vennero ritrovati alcuni suoi indumenti. Tuttavia, le prove contro di lei erano minime e ben presto, così come le sue due esimie colleghe, venne scagionata.
Ma, nonostante venne dimostrato che non avevano niente a che fare con l’assassinio, le accuse sancirono la fine della carriera sia di Mabel Normand che di Mary Minter. E sebbene nel 1964 l’attrice Margaret Gibson, collaboratrice storica di Taylor, in punto di morte confessò di essere la responsabile dell’omicidio, il caso è rimasto irrisolto.
LA MORTE DI WALLACE REID
Infine, fu la dipartita di Wallace Reid, stella del cinema muto, a rendere possibile la creazione del Codice Hays.
Durante le riprese di “The Valley of the Giants” nel 1919, Reid rimase gravemente ferito a seguito di un incidente e, per attenuare il suo dolore, gli venne prescritta la morfina. L’attore però ne divenne dipendente, tanto da continuare ad assumerla anche una volta ristabilito. All’epoca non estiva nessun programma di assistenza quindi ben presto l’assunzione perse il controllo e divenne una dipendenza.

Appena tre anni più tardi, il fisico dell’attore era talmente tanto debole e deteriorato che, a causa di una semplice influenza, entrò in coma per poi morire il 18 gennaio 1923.
L’abuso di sostanze stupefacenti portò alla prematura scomparsa di molte altre stelle del cinema e i chiacchiericci che ne seguirono convinsero Hays e il suo staff ad aggiungere al Codice una clausola che consentiva alle case produttrici di recidere il contratto di qualsiasi artista venisse sorpreso a fare uso di alcol o droghe o a partecipare a festini non autorizzati.
Così, a seguito di tali scandali, nacque il Codice Hays e il cinema americano conobbe la più grande campagna di censura della storia.
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