Un sogno che diventa realtà. L’adattamento di “Frankenstein” di Guillermo del Toro è un’intensa parabola sull’umanità.
Da sempre, o almeno da quando ha intrapreso la carriera da regista, Guillermo del Toro ha avuto due grandi sogni. Il primo è quello di realizzare l’adattamento cinematografico de “Le montagne della follia”, uno dei tanti bellissimi romanzi partoriti dalla mente del grande Howard Phillips Lovecraft. L’altro è quello di dirigere una propria versione di “Frankenstein o il Moderno Prometeo” di Mary Shelley.
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Ebbene, quel sogno è finalmente divenuto realtà… e speriamo seriamente che possa realizzare anche l’altro desiderio.
PADRI E FIGLI
Il Moderno Prometeo del regista Premio Oscar ha il volto di Oscar Isaac. Victor Frankenstein è difatti un uomo rinnegato dal padre severo e anaffettivo, nonché convinto di poter giocare a fare Dio per donare all’umanità il fuoco dell’immortalità. La sua ambizione invero, è quello di vincere la morte incanalando tanta energia da concedere al sistema nervoso tanta forza da riportare un corpo in vita.
Ma, proprio come successe a Prometeo, il suo gesto gli si rivolta contro. Ed anche se non si ritrova con un’aquila a divorargli il fegato (dalla mitologia di Prometeo), il fardello è quello di una Creatura incapace di soddisfare le sue aspettative. Così, si ritrova ad adottare lo stesso comportamento che suo padre, Leopold Frankenstein (Charles Dance), ossia rinnegare il figlio, una Creatura (impersonata da Jacob Elordi) che non ha scelto di nascere e che, suo malgrado, non può scegliere di morire.

Al centro della trama elaborata da del Toro c’è proprio il rapporto padre-figlio. Se Oscar Isaac da vita ad un Victor Frankenstein tanto fragile quanto totalitario, Jacob Elordi, che conferma il suo sconfinato talento attoriale, impersona una Creatura tanto innocente da apparire bambinesca nella sua naturale tenerezza. Nonostante il pesante trucco applicato sul suo corpo infatti, la star di “Euphoria” si mostra estremamente espressivo.
Sguardo dolce e perso nel vuoto, alla disperata ricerca di un abbraccio paterno. La Creatura si dimostra un’anima fragile costretta a lottare contro il mondo per non essere divorato da esso.
UN’INTENSA FIABA OSCURA
Padri che non sanno amare. Figli incompresi e paura dei propri, irrimediabili, errori, sono il filo conduttore di una fiaba dai toni scuri. Una di quelle fiabe raccontate nello stile inconfondibile di Guillermo del Toro. “Frankenstein” diventa quindi una metafora potente dell’incomprensione e dell’indifferenza, nonché una parabola della cattiveria dell’animo umano. Quella del regista messicano non è una storia di mostri ma di reietti.
Victor, per quanto ambizioso e dispotico con la sua Creatura, non è un uomo crudele ma spaventato da qualcosa che sente di non poter più controllare. E, nonostante il suo aspetto deforme, la Creatura è semplicemente un essere in cerca del proprio posto nel mondo e di una persona da amare e dalla quale ricevere amore. Entrambi, traumatizzati dalla tirannia di un padre, trovano l’unico conforto tra le braccia di una madre che scompare troppo presto.
DOLCE, ETEREA E LUMINOSA ELIZABETH
Una madre che porta il volto dell’eterea Mia Goth, semplicemente divina nei panni che del Toro le cuce addosso. La giovane attrice difatti impersona sia la madre di Victor sia Elizabeth, frutto proibito, oggetto del desiderio del dottor Frankenstein e figura materna per la Creatura. Ed è proprio attraverso i costumi che risalta l’anima luminosa di una donna protagonista di una pellicola dai toni perennemente tetri. Invero, attraverso l’architettura, vedi la torre che diventerà il laboratorio di Victor, e ai costumi di Kate Hawley che traspare l’estetica del regista messicano. Come una Dea, Mia Goth brilla di luce propria e illumina la scena prevalentemente oscura.

Il tutto, concentrato in una pellicola dalla potenza visiva impressionante. Dagli assiderali e sconfinati ghiacciai del Polo Nord alla colossale torre/laboratorio, le scenografie, incorniciate dalla bellissima fotografia di Dan Lausten, eterno collaboratore di del Toro fin dai tempi di “Mimic”, rendono “Frankenstein” un’esperienza visiva emozionante. La potenza delle immagini infatti accompagna quel senso di smarrimento e solitudine che permea il cammino della Creatura quanto quello di Victor.

Titolo Originale: Frankenstein
Anno: 2025
Genere: Horror, fantastico
Regia: Guillermo del Toro
Interpreti: Oscar Isaac, Jacob Elordi, Mia Goth, Christoph Waltz
Soggetto: Tratto dal romanzo “Frankenstein o il moderno Prometeo” di Mary Shelley
Sceneggiatura: Guillermo del Toro
Casa di Distribuzione: Netflix
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