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Aragoste a Manhattan: La cucina come allegoria della vita

Andrea Di Mastrorocco by Andrea Di Mastrorocco
in Cinema, Cinema Recensioni
Aragoste a Manhattan: La cucina come allegoria della vita
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In lizza per l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, “Aragoste a Manhattan” si rivela essere un’opera semplice ma preziosa.

Nella cucina del “The Grill”, uno dei più conosciuti e frequentati ristoranti di Times Square, arriva Estela (Anna Diaz), un’immigrata irregolare proveniente dal Messico. Dopo un rapido colloquio, Estela si trova a lavorare in un ambiente frenetico assieme ad altri irregolari come lei e, soprattutto, deve condividere la postazione con un suo vecchio amico, Pedro (Raul Briones Carmona). Questi intrattiene una relazione amorosa con Julia (Rooney Mara), una delle cameriere che, sebbene ricambi i suoi sentimenti, è piuttosto restia nell’intraprendere una storia con un uomo che non ha il permesso di soggiorno. E le cose si complicano quando due fatti inaspettati vengono a galla… e non stiamo parlando della Cherry Coke che non è disponibile.

Tratta dalla commedia teatrale “La Cucina” di Arnold Wesker, “Aragoste a Manhattan” è una pellicola diretta da Alonso Ruizpalacios che, attraverso la frenesia della cucina di un rinomato ristorante newyorkese, riesce ad affrontare tematiche importanti.

TRAILER

Nella cucina del “The Grill”, organizzata come una catena di montaggio tanta è la clientela che frequenta il ristorante, si incrociano dipendenti di etnie, di cultura e di lingue diverse, al punto che i cuochi faticano a capirsi l’un con l’altro. Per quanto potrebbe sembrare giocoso, il clima all’interno della cucina è teso, e il nervosismo che si crea rende il lavoro ancor più complicato. In questo caos culinario, spicca la figura di Rashid (Oded Fehr), il proprietario del locale, colui che sfrutta i suoi dipendenti con la promessa di procurar loro i documenti necessari per renderli immigrati regolari. Promessa che, ovviamente, rimarrà solamente una pia illusione.

TEMATICHE IMPORTANTI

Ed è proprio lo sfruttamento del lavoratore una delle tematiche che emerge dalla trama rielaborata da Alonso Ruizpalacios. In una maniera finemente sviluppata infatti, “Aragoste a Manhattan”, porta in scena un’ottima critica sociale contro l’abuso di potere e l’uso inappropriato e a proprio vantaggio dell’immigrazione. Quella della pellicola di Ruizpalacios è una critica rivolta agli affaristi che pongono sulla cima delle priorità i propri introiti piuttosto che l’umanità dei dipendenti.

Aragoste a Manhattan: Un'allegoria della convivenza umana
Pedro (Raul Briones Carmona) assieme ai colleghi durante una piccola pausa.

Ma non solo, perché oltre alla frenesia dell’ambiente culinario, in “Aragoste a Manhattan” si sviluppa una sotto trama che vede protagonisti due innamorati e che affronta un’altra tematica attuale e di estrema importanza: l’aborto. Julia è incinta ed innamorata di Pedro, eppure non riesce a vivere a pieno la sua felicità con il cuoco messicano. Il rischio dell’espulsione infatti si insinua nella loro vita sequenza dopo sequenza, e un dubbio si infiltra nella mente della cameriera. È quindi giusto far nascere un bambino con il rischio che cresca senza un padre?

UNO SCONTRO TRA MONDI LONTANI

Così, diretta con una maestria fatta di virtuosismi tecnici, come i piani sequenza e i movimenti di macchina fluidi e mai disturbanti, si sviluppa una storia dalla trama non troppo elaborata ma con una profondità intrinseca notevole. Ogni personaggio, dal messicano che non coglie l’idioma inglese, vedi la scena del lungo e meraviglioso monologo sulle apparizioni aliene, all’americano scontroso e rissoso, infastidito nel sentire una lingua a lui estranea (se non straniera), diventa quindi allegoria di una vita che, piuttosto che unire, offre solamente confini. Tant’è che ogni cuoco è costretto a lavorare nella propria postazione senza intralciare il lavoro dei colleghi, ognuno con una mansione diversa e specifica.

Aragoste a Manhattan: Un'allegoria della convivenza umana
Rooney Mara nei panni della cameriera Julia.

Persino la tormentata storia tra Pedro e Julia sembra essere lo scontro tra due mondi che, nonostante la volontà dei due amanti, sembra non poter coesistere nello stesso luogo e nello stesso tempo.

UNA FINE SCELTA CROMATICA

Inoltre, la scelta di girare il film con un raffinato bianco e nero monocromatico, rende “Aragoste a Manhattan” una pellicola dalle atmosfere eteree, benché ambientata nella claustrofobica e affollata cucina di un ristorante. La fotografia volutamente annebbiata enfatizza tale effetto grafico. Lo spettatore quindi, oltre a trovarsi a stretto contatto con la frenesia dell’ambiente culinario, percepisce il disagio da cui i dipendenti tentano di evadere.

E se Rooney Mara e Raul Briones Carmona dimostrano una chimica ammirevole, la giovane Anna Diaz (Estela) rappresenta quell’innocenza ancora incontaminata ma che rischia di essere inghiottita dal cattiveria del mondo. Oltre a rischiare di impazzire per via del caos in cui si trova costretta a lavorare.

In ultima analisi, “Aragoste a Manhattan” è quindi un film corale perfettamente orchestrato da un maestro come Alonso Ruizpalacios. Una critica sociale espressa attraverso un bianco e nero efficacemente patinato e iperrealistico che rende il film un’opera necessaria per comprendere quanto ancora l’umanità debba sforzarsi per poter convivere.

Aragoste a Manhattan: Un'allegoria della convivenza umana

Titolo Originale: La Cocina

Anno: 2024

Genere: drammatico, sentimentale

Regia: Alonso Ruizpalacios

Interpreti: Raul Briones, Rooney Mara, Anna Diaz, Oded Fehr

Sceneggiatura: tratto dalla commedia “la cucina” di Arnold Wesker

Casa di Distribuzione: Teodora Film

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Andrea Di Mastrorocco

Andrea Di Mastrorocco

Nientologo di fama internazionale appassionato di cinema fin da quando il Giudice Morton ha tentanto di incastrare Roger Rabbit e Tom Hanks danzava su un pianoforte gigante in un negozio di giocattoli. Ama lottare con gli squali, sfasciare le vetrate e mangiare lampadine, anche se il suo piatto preferito è il cheesburger del Big Kahuna Burger, dove anche gli hawaiani fanno gli hamburger”. Sogna da sempre di guidare la Batmobile ma per adesso si accontenta di non parlare di cose che non conosce.

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