Potremmo definire il cinema degli anni ’80 come “il cinema della fantasia”. E se c’è una pellicola in grado di raccontare l’importanza dell’immaginazione e della creatività, probabilmente questa è “La storia infinita”.
Gli anni ’80 furono anni davvero prolifici per il cinema, soprattutto per gli amanti di quei generi in grado di trasportare lo spettatore in mondi fantastici e far vivere avventure straordinarie. In questo decennio difatti, non era insolito vedere sul grande schermo ragazzini in grado di trasportare con la sua bicicletta un simpatico extraterrestre il cui desiderio è quello di tornare a casa. Oppure alcuni piccoli esserini che usavano moltiplicarsi se bagnati e si evolvevano se ingurgitavano qualsiasi tipo di cibo, dopo la mezzanotte. E ancora, ragazzini in cerca del tesoro tra i tracobetti nei sotterranei della città di Astoria.
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DA TATOOINE ALLA TERRA DI MEZZO
Stiamo ovviamente parlando del fantasy e della fantascienza. Due generi che, proprio nel decennio antecedente agli anni ’90, diede vita a pellicole memorabili come “E.T. L’extraterrestre”, “I Goonies”, “Ghostbusters” e “Labyrinth”. Trame affascinanti e, dal punto di vista tecnico, molto innovative per l’epoca. E il cardine di tali opere era quello di stuzzicare e giocare con l’immaginazione. Specialmente di chi aveva voglia di evadere dalla monotonia della realtà ed esplorare universi fantastici. Dal Labirinto del Re dei Goblin fino a pianeti di una galassia lontana come Tatooine, Hoth e Dagobah.
Tutto ciò avveniva prima che la trilogia de “Il signore degli anelli”, tratta ovviamente dalla geniale opera di J. R. R. Tolkien, introducesse un universo tanto vasto quanto magnifico come la Terra di Mezzo, popolata da elfi, nani, hobbit, orchi e demoni fatti di fiamme e ombra. Invero, Peter Jackson alzò notevolmente, se non esponenzialmente, gli standard sia tecnici che narrativi del genere fantasy.
Eppure, nella prima metà degli anni ’80, più precisamente dal 1984, c’era una pellicola che più di ogni altra riusciva a rappresentare e a raccontare l’importanza della fantasia.
BASTIAN ARRIVA NEL REGNO DI FANTASIA
Diretto dal regista tedesco Wolfgang Petersen, “La storia infinita” comincia come la più classica delle vicende fanciullesche che negli anni in cui “Voglia di tenerezza”, “Amadeus” e “La mia Africa” dominavano il cinema hollywoodiano, riuscirono a cogliere l’interesse e la curiosità del pubblico. Le sale cinematografiche infatti venivano affollate da spettatori di ogni fascia di età.
Così come le opere poc’anzi citate, anche “La storia infinita” vede come protagonista un giovanotto dotato di una grande immaginazione e voglioso di vivere un’avventura simile a quella degli eroi dei suoi libri preferiti. Perseguitato e tormentato da tre bulletti, il giovane Bastian trova quindi rifugio nella libreria di antiquaria del signor Carlo Corrado Coriandoli, dove, per la prima volta, entra in contatto con uno speciale manoscritto in grado di condurlo (letteralmente) nel magico Regno di Fantàsia.
Attraverso gli occhi di Atreyu, un cacciatore del popolo dei Pelleverde la cui missione è quella di impedire che il Nulla distrugga per sempre il Regno, Bastian incontrerà personaggi straordinari come Falcor, il gigantesco Drago della Fortuna che aiuterà il ragazzo nella sua importante missione. Poi Engywook e Urgula, la simpatica coppia di ometti conosciuti come Bisolitari. E il temibile Gmork, il lupo mannaro al servizio del Nulla la cui missione è quella di uccidere il giovane cacciatore.
LUI VIVE LE TUE AVVENTURE E ALTRI VIVONO LA SUA
Sotto molti punti di vista “La storia infinita” rappresentò una grande innovazione nel mondo cinematografico. Difatti, nonostante i limitati mezzi degli anni ’80, Petersen riuscì a rappresentare ottimamente i personaggi descritti nell’opera originale, ossia il romanzo scritto da Michael Ende nel 1979. Tuttavia fu costretto a tagliare una sequenza molto importante proprio a causa della mancanza delle risorse necessarie a ricreare un personaggio complicato come Ygramul le Molte. Questo si presenta come un enorme sciame di neri insetti capace di muoversi in sincronia e assumere molte forme e il cui veleno, sebbene mortale, è in grado di trasportare gli abitanti di Fantàsia in qualsiasi parte del Regno nel giro di pochi secondi.

In aggiunta, “La storia infinita” potrebbe essere definito come il primo vero approccio, soprattutto verso un pubblico più fanciullesco, che descrive un tipo di narrazione in grado di interagire direttamente con lo spettatore, sfondando così la quarta parete. L’urlo di Bastian percepito da Atreyu, il loro scambio di sguardi allo specchio e, a riprova di tutto questo, la frase pronunciata dall’Infanta Imperatrice, colei che governa su Fantasia: “lui vive le tue avventure, e altri vivono la sua”.
Ma la pellicola del regista tedesco, che incantò il mondo intero, non si limita a questi tecnicismi.
Se gli anni ’80 furono un decennio dedicato al fantastico, “La storia infinita” è forse la più rappresentativa opera del genere poiché la trama è infine una lunga e profonda metafora sull’importanza di credere all’immaginifico. L’intero Regno di Fantàsia infatti trova le fondamenta proprio nella capacità di sognare di tutta l’umanità. Fondamenta che, nel momento stesso in cui gli esseri umani smettono di sognare vengono minacciate, e quindi inghiottite, dal Nulla, l’essere invisibile espressione della rinuncia alla propria unicità.
L’AMULETO DEL POTERE
Petersen riuscì quindi a rappresentare personaggi di difficile realizzazione, come Morla, la tartaruga millenaria, nonostante le limitazioni dettate dalla tecnologia dell’epoca. E, grazie ad una memorabile e straziante sequenza riuscì a comunicare tutto il senso di smarrimento provato nelle infernali Paludi della Tristezza dal povero Artax.
Petersen diede vita ad un’opera capace di descrivere la grandezza della fantasia, dando così origine ad un cult eterno. E con una colonna sonora, ovvero “Never Ending Story” o “Happy Flight”, riesce ad innescare un grande effetto nostalgia in tutti noi amanti del cinema.

Eppure, Micheal Ende si dissociò completamente dalla pellicola, arrivando persino a chiedere di non essere citato nei crediti. E a ragion veduta, oserei.
Come in precedenza enunciato, “La storia infinita” riuscì a incantare gli spettatori di tutto il mondo ma, se paragonato all’opera dello scrittore tedesco, la pellicola presenta non poche falle (purtroppo). Oltre al fatto che Ende trovasse disturbanti alcune immagini, come la rappresentazione delle Sfingi, il film riesce forse a cogliere l’anima del suo romanzo tralasciando però tematiche e contesti troppo importanti per non essere approfonditi, scalfendo così solamente la superficie della visionaria opera scritta.
Su tutte, la mitologia legata all’Auryn, il gioiello dell’Infanta Imperatrice. Un amuleto in grado di offrire protezione, forza e astuzia a chiunque lo indossi, mettendo però a dura prova le capacità sia fisiche che mentali di chiunque abbia l’onore di possederlo. Atryu stesso, per quanto si renda conto dell’importanza e del potere dell’Auryn, ne è a tratti spaventato.
Probabilmente, letteralmente parlando, l’Auryn è il gioiello che, per caratteristiche spirituali, più si avvicina all’agognato Anello del Potere de “Il signore degli anelli” che, oltre a possedere una propria volontà e immensi poteri, col tempo attanaglia e consuma sia la mente che il fisico di chi lo indossa (vero Gollum?).
UN OMAGGIO ALL’ESPRESSIONISMO
Molti esperti concordano sul fatto che “La storia infinita” non sia un semplice romanzo ma una vera e propria opera d’arte in grado, attraverso la rappresentazione delle creature e dei luoghi di Fantàsia, soprattutto quelle che non sono presenti nel film, di omaggiare i pittori surrealisti, da Salvador Dalì a René Magritte. Un aspetto che manca totalmente nella pellicola datata 1984.
Ma forse lo scopo di Wolfgang Petersen era semplicemente quello di dirigere un lavoro che potesse sottolineare quanto sia importante non perdere quell’aspetto innocente in grado di farci sognare.

Titolo Originale: Neverending Story
Anno: 1984
Genere: Avventura, fantasy
Durata: 94 min.
Regia: Wolfgang Petersen
Interpreti: Barret Oliver, Noah Hathaway, Tami Stronach
Soggetto: tratto dall’omonimo romanzo di Michael Ende
Distribuzione: Medusa Film
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