“La storia infinita” è ormai un cult intramontabile nonché un classico della letteratura fantasy. E quali sono le creature più belle e mortali del regno creato da Michael Ende?
“Meglio è per i cacciatori morir dentro le paludi
che nelle Montagne Morte.
C’è quel grande Profondo Abisso dove sta Ygramul, le Molte,
il più orrendo degli orrori.”
Così lo scrittore tedesco Michael Ende introduce ne “La storia infinita”, la più famosa delle sue opere, Ygramul, le Molte, una delle più terrificanti e temute creature del Regno di Fantàsia. Questa, sebbene si presenti come un’unica entità, è in realtà composta da un immenso sciame di insetti, il cui aspetto ricorda quello dei calabroni, in grado di muoversi all’unisono e, al contempo, assumere la forma di qualsiasi creatura, da quella di un gigantesco ragno capace di creare un fitta rete di ragnatele a quella di un volto ciclopico.
Ygramul, la cui dimora risiede in uno strapiombo, chiamato Profondo Abisso, nelle Montagne Morte, è considerata una delle creature più mortali di tutto il Regno di Fantasia poiché, oltre a possedere una forza sovrumana, grazie al suo morso riesce a iniettare un potente veleno nel sangue delle sue vittime provocandone la morte, che si tratti di un essere umano o di una creatura tanto potente quanto leggiadra come un Drago della Fortuna. Eppure, oltre ad uccidere in brevissimo tempo, il morso del mostro ha la facoltà di teletrasportare il malcapitato ovunque egli desideri andare. Ma questo è un segreto che ben pochi conoscono…
Ed è proprio lottando contro Fùcur, un bellissimo Drago della Fortuna dal volto leonino e dallo splendido manto argentato, che Yagramul fa la sua comparsa in scena. Dopo averlo intrappolato tra le spire della sua ragnatela, le Molte tenta in tutti modi di ucciderlo per poi farne il proprio pasto. Ma il suo piano viene sventato quando nel Profondo Abisso giunge Atreiu, il giovane cacciatore proveniente dal Mare Erboso.
LA STORIA INFINITA DI WOLFGANG PETERSEN
Nel 1984, a cinque anni di distanza dalla pubblicazione del romanzo di Ende, Wolfgang Petersen, futuro regista di pellicole come “Air force one” e “La tempesta perfetta”, decise di proporre un adattamento cinematografico de “La storia infinita” che riuscì nel difficile compito di riscuotere il plauso di critica e pubblico. Tuttavia, fu proprio lo scrittore tedesco a ritenere la pellicola un prodotto non degno di essere considerato la trasposizione cinematografica del suo capolavoro, poiché molti furono i cambiamenti apportati da Petersen e troppo le creature escluse dal racconto proposto sul grande schermo.
Una di esse fu proprio Ygramul, le Molte. Nonostante la sceneggiatura originale prevedesse la sequenza del tremendo combattimento nel Profondo Abisso, Petersen fu costretto ad escludere la scena a causa degli effetti speciali non idonei alla lavorazione di una creatura tanto complessa.

Eppure, nonostante le limitazioni tecnologiche dell’epoca, e le remore espresse da Michael Ende stesso, Petersen è riuscito ha ricreare in maniera eccelsa il mondo dello scrittore tedesco, popolandolo di magnifici personaggi. Durante il suo cammino infatti, oltre a Fùcur, Atreyu incontrerà una tartaruga millenaria di nome Morla, uno degli esseri più saggi di Fantàsia. Engywook e Urgl, due simpatici folletti “bisolitari” che si prenderanno cura del cacciatore e del drago.
E Gmork (Mork nel libro), il terribile lupo mannaro incaricato di uccidere Atreyu. Quest’ultimo, nel libro di Ende, viene descritto come un enorme e famelico lupo dal manto nero, un essere in grado di viaggiare attraverso i mondi, sebbene non abbia nessun luogo di origine, e di assumere forme diverse.
IL BUFALO DI PORPORA
E per quanto il cammino del giovane cacciatore proveniente dal Mare Erboso sia tortuoso e ricco di creature fantastiche, quelle descritte nel romanzo datato 1979 sono assai più numerose e complesse e, ammettiamolo, sarebbe stato bello vederle rappresentate sul grande schermo. Invero, creature come i Sassafrani, esseri che nascono anziani e muoiono neonati, i Trolli di corteccia, gli abitanti del Bosco Frusciante che mostrano ad Atreyu il Nulla, e i Geliuri, creature talmente lente da impiegare anni per compiere un semplice passo, sono solo alcuni dei personaggi che popolano la fantasia di Michael Ende.
Il famigerato Bufalo di Porpora (o Bue Purpureo per gli amanti del film), la preda suprema la cui cattura avrebbe reso Atreyu un cacciatore del popolo dei Pelleverde, compare al giovane in sogno per consigliarlo. Per tradizione infatti, tra il popolo di origine di Atreyu, l’uccisione di un esemplare adulto sancisce il definitivo passaggio dall’età infantile a quella adulta ma, essendo sopravvissuto alla caccia del suo inseguitore designato, il Bufalo diventa lo spirito guida del ragazzo. Un legame spirituale e profondo unisce quindi l’enorme bestia all’intrepido Atreyu, ma nella sua pellicola Petersen a ben pensato di tralasciare completamente tale aspetto del mondo di Fantàsia.
I GIGANTI DEL VENTO
Così come, presumibilmente per lo stesso motivo per cui non ha potuto ricreare Ygramul, il regista tedesco ha deciso di escludere i mastodontici Giganti del Vento. Questi rispondo ai nomi di Lirr, Indo, Sirik e Maestril e ognuno di loro ha stanziato il proprio dominio in uno dei quattro punti cardinali. E mentre Lirr e Sirik soffiano rispettivamente da Sud e da Nord, Indo e Maestril controllano l’est e l’ovest.

Come è facilmente intuibile, i loro enormi corpi sono completamente fatti di vento e l’unica parte visibilmente riconoscibile, e quindi che li distingue l’uno dagli altri, è il volto. I quattro Giganti sono in costante lotta tra loro per decretare infine chi sia il più forte, ma il conflitto è costretto a durare per l’eternità poiché nessuno Spirito del Vento è destinato a dominare sugli altri. La loro guerra viene però interrotta dall’arrivo di Atreyu, il quale, dopo aver attirato la di loro attenzione, chiedi dove si trovino i confini di Fantàsia, per poi scoprire, proprio dalle parole dei quattro Giganti, che il regno dell’Infanta Imperatrice non ha confini.
GRAOGRAMAN, LA MORTE MULTICOLORE
E per quanto Ygramul possa risultare tra le più spaventose e letali creature di Fantàsia, la più temibile minaccia del Regno e senza dubbio Graograman, il cui nome significa letteralmente “Morte Multicolore”. Nato dall’immaginazione di Bastian e dal suo desiderio di vivere una grande avventura, esso si presenta con la forma di un possente leone dal bellissimo manto cangiante. Pur non essendo un essere malvagio, il potere di Graograman è talmente grande che ogni essere vivente muore soltanto stando vicino alla sua vigorosa presenza. Per tal motivo il grande leone è il signore incontrastato del Deserto Colorato di Goab, le cui dune sono composte da sabbia dalle diverse tonalità.

L’unico in grado di resistere alla mortale presenza di Graograman, grazie alla protezione dell’Auryn, sarà Bastian, il quale, dopo aver sfidato in un leale duello il bestione, stringerà un forte legame di amicizia con la Morte Multicolore. Invero, sarà proprio grazie al ragazzino che Graograman apprenderà una dolorosa verità. Ogni notte infatti, al calar del sole, il grande si pietrifica per poi perire, assieme al Deserto di Goab, e risorgere all’alba. La sua morte tuttavia, conceda la possibilità di sorgere al Bosco Notturno di Perelun, un fitta e immensa foresta che, al sorgere del sole si dissolve lasciando nuovamente spazio al deserto e quindi alla Morte Multicolore.
Dopo tale rivelazione, Graograman capisce finalmente il senso della propria esistenza: “Ora capisco che la mia morte è portatrice di vita e la mia vita portatrice di morte e che entrambe le cose sono giuste.”
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