Mike Flanagan adatta nuovamente Stepehen King, e il risultato è una poesia visiva.
È un tranquillo giovedì pomeriggio. Chuck Krantz è appena uscito da un convegno e si sta gustando il suo caffè poco prima di rientrare nella sua camera d’albergo. Ma mentre cammina, la sua attenzione viene colpita da una strana musica. A pochi metri da lui, Taylor Frank, una giovane e talentuosa artista di strada, sta suonando la batteria, in attesa che i passanti lascino le loro offerte nel suo “cappello magico”.
Chuck è rapito da quel ritmo e comincia a ballare, creando attorno a lui un numeroso pubblico di curiosi. E quando a lui si unisce Janice Holliday, un’avvenente libraia che è appena stata lasciata dal suo ragazzo, lo spettacolo diventa irresistibile. I due danno vita ad una coreografia che coinvolge sempre di più il pubblico, mentre Taylor aumenta il ritmo alla batteria e il cappello si riempie di soldi.
TRAILER
La scena in cui Tom Hiddleston (Chuck) e Annalise Basso (Janice), assieme a Taylor Gordon (Taylor), sono protagonisti di dell’esaltante danza sulla 8th Street varrebbe l’intera visione del film, non fosse che “The Life of Chuck” si rivela essere una pellicola tanto profonda quanto incredibilmente sensibile.
UN’OPERA FILOSOFICA
In bilico tra la delicatezza dei sentimenti e il dolore della perdita, il film di Mike Flanagan, tratto dal racconto di Stephen King, viaggia a ritroso nel tempo rivelando i principi, i piaceri e, soprattutto, i dolori della vita di Chuck.
Quella diretta da Mike Flanagan è difatti un’opera corale e filosofica sul senso della vita e su ciò che di essa rimane una volta arrivata al capolinea. Suddivisa in tre atti, come il romanzo kinghiano da cui è tratto, “The Life of Chuck” si sviluppa quindi come un film corale in cui i personaggi non si intrecciano mai, anche se si denota fin da subito quanto facciano parte della stessa storia. Il mondo che Chuck dipinge attorno a sé, contornato dalle persone che, anche per un breve istante hanno fatto parte della sua vita, assume la forma di un quadro tanto bello quanto effimero. Effimero quanto la vita stessa.
Flanagan, come aveva già fatto per “Il gioco di Gerald” e “Doctor Sleep”, traduce in immagini il racconto del Re del Terrore che, almeno per questa volta, decide di tralasciare la componente horror in favore di una più poetica e innocua storia soprannaturale. Nel raccontare la straordinaria vita di un uomo qualunque infatti, il regista statunitense integra intelligentemente la sua opera con quella casa vittoriana (tipica dell’estetica di King) che è il perfetto terreno per coltivare una riflessione sulla vita che avviene grazie ad uno strano evento misterioso.
CONTENGO MOLTITUDINI
“The Life of Chuck” infatti, oltre ad emozionare e (a tratti) divertire grazie al suo stile leggero e scorrevole, riesce a far riflettere. Quante possibilità ha un singolo essere umano? Quante passioni si ha il tempo di coltivare? E quanti universi siamo in grado di creare?

Scritto dallo stesso Flanagan con una retorica invidiabile (anche se tralascia fin troppo all’immaginazione forse l’aspetto più interessante della pellicola), il mondo di Charles appare tra l’immaginifico e il basico, spinto tra i sogni e la fantasia di un bambino, i suoi più grandi affetti e quel giro di vita che viene strappata fin troppo presto e che definirà indelebilmente l’esistenza di Chuck Krantz.
Ma “The Life of Chuck” trova il suo maggior e curioso punto di forza negli ambienti (il salotto vittoriano di Chuck), negli oggetti (la stanza misteriosa, le VHS) e in quell’incredibile metafora che è la vita. Il tutto facendo uso di una retorica che trae radici dall’esistenza stessa cui la logica matematica fa riferimento.
Ogni oggetto, movimento o decisione assume una propria importanza e, andando a ritroso nel tempo, tale importanza ci viene lentamente svelata, fino a rivelare quello che potrebbe essere il senso della vita.
Si, perché, sebbene la morte sia una costante nel cammino di Chuck, è proprio della vita e del suo valore che parla la pellicola di Flanagan. E, non a caso, lo fa attraverso il cammino di persone comuni. Un insegnate, la commessa di una libreria, un’artista di strada. Individui umili ma in grado di fare e creare cose straordinarie. Perché, come diceva il divino Walt Whitman e come più volte viene citato nel film, “Sono vasto, contengo moltitudini”.

Titolo Originale: The Life of Chuck
Anno: 2024
Genere: drammatico, fantascienza
Durata: 110 min
Soggetto: basato sul racconto “La vita di Chuck” di Stephen King
Sceneggiatura: Mike Flanagan
Interpreti: Tom Hiddleston, Chiwetel Ejiofor, Mark Hamill
Regia: Mike Flanagan
Distribuzione: Eagle Pictures
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