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La fine di Oak Street: I dinosauri mordono, la sceneggiatura no!

Andrea Di Mastrorocco by Andrea Di Mastrorocco
in Anne Hathaway, Cinema, Cinema Recensioni, Ewan McGregor
La fine di Oak Street: I dinosauri mordono, la sceneggiatura no!
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Con “La fine di Oak Street” David Robert Mitchell tenta di fondere il drama famigliare con l’horror fantascientifico.

Nel panorama cinematografico, i dinosauri sono (quasi) sempre riusciti a suscitare delle forti emozioni, sebbene completamente diverse l’una dall’altra. Tutti ricordiamo la tristezza provata nel vedere il povero Piedino piangere la morte della madre avvenuta per mano di Denti Aguzzi. “Il viaggio di Arlo” ha invece mostrato alle giovani generazioni cosa sarebbe successo sulla Terra se il meteorite non avesse causato l’estinzione dei giganteschi rettili preistorici, in una storia che riesce a fondere il genere western con le malinconiche tonalità di una bellissima storia di amicizia.

TRAILER

Tuttavia, se parliamo di pellicole con protagonisti i dinosauri, il primo titolo che salta alla mente di ogni appassionato di cinema è “Jurassic Park”, le bellissima pellicola di Steven Spielberg datata 1993 e tratta dall’omonimo capolavoro letterario di Michael Crichton.

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All’epoca, un gruppo di scienziati veniva condotto su un’isola a largo del Costa Rica per avallare un parco in cui i dinosauri erano la principale attrazione. E, come prevedibile, quella che doveva essere una piacevole gita dimostrativa si trasformava ben presto in una lotta per la sopravvivenza. Grazie alla sua opera, Spielberg aveva posto le basi per un nuovo tipo di intrattenimento, in cui dinosauri ed essere umani, “due specie separate da 65 milioni di anni”, si trovavano a fronteggiarsi nell’epoca moderna, offrendo un design cui ogni regista si sarebbe ispirato per la realizzazione dei lucertoloni ormai estinti.

TUTTO HA INIZIO NEGLI ANNI ’80

Una solida regia, una sceneggiatura ben elaborata (nonostante le numerose differenze con l’opera originale) e una serie di situazioni improbabili ma credibili, per quanto si trattasse di un film di fantascienza, resero “Jurassic Park” un film capace di affascinare, intrattenere, appassionare e intimorire. Tutti fattori che ci aspettavamo di ritrovare in “La fine di Oak Street”, la quarta fatica di David Robert Mitchell, apprezzato regista di “It Follows”, ma che purtroppo non ha rispettato le nostre speranze solamente a metà.

Tutto ha inizio negli anni ’80 in un tranquillo quartiere americano. I Platt, assieme agli altri membri del vicinato, si stanno godendo una tradizionale festa americana in cui a fare da padrone sono le grigliate, i giochi e l’allegria. Insomma, una discreta, seppur tiepida rappresentazione di una tipica festa americana. Eppure, quella felicità apparente ben presto si rivela essere una maschera, in quanto Denise e Greg Platt (Anne Hathaway e Ewan McGregor) dimostrano di non essere l’armoniosa coppia che tutti credono, e i loro figli, Audrey e Brian (Maisy Stella e Christian Convery), invece, stanno affrontando i comuni problemi dell’adolescenza.

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E mentre i Platt tentano di risolvere le loro divergenze famigliari, strani avvenimenti cominciano a manifestarsi nel quartiere. Avvenimenti che catapulteranno Denise, la sua famiglia e l’intero quartiere in una realtà del tutto sconosciuta e selvaggia.

La fine di Oak Street: I dinosauri mordono, la sceneggiatura no!
Oak Street. Il quartiere dove abita la famiglia Platt.
Così, quella che all’inizio sembrava essere una pellicola dai profumi e dalle caratteristiche di un cinema nostalgico, con i ragazzini che corrono in bicicletta, conversano piacevolmente tra loro con la speranza di proteggersi dai bulli con arco e freccia, diventa una storia che abbraccia più generi, in cui il dramma famigliare si mescola con l’horror, una estenuante lotta per non perire sotto le fauci di un dinosauro e una risoluzione fantascientifica alquanto frettolosa e mal esposta.
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Invero, a causa di uno strano e misterioso wormhole, ossia un fenomeno scientifico che, attraverso dei tunnel dimensionali, riesce a collegare due luoghi che si trovano in un punto o in un’epoca diversi, tutto il quartiere di Oak Street si trova catapultato nell’epoca mesozoica. E per quanto la premessa sia interessante, è proprio con l’inizio del bizzarro effetto del wormhole che cominciano i problemi di “La fine di Oak Street”.

LE PECCHE DI “LA FINE DI OAK STREET”

Anne Hathaway si fa quindi carico di una pellicola in cui l’adrenalina assume la gigantesca forma di un Allosauro e l’angoscia si presenta con le striscianti sembianze di un Titanoboa, in una sequenza decisamente non adatta a chi soffre di Ofidiofobia. In questo clima giurassico spicca quindi il talento dell’attrice Premio Oscar (nonché Disney Legend), che impersona l’unico personaggio che gode di una degna caratterizzazione. Invero, se Anne Hathaway riesce a dar vita ad una donna determinata a sopravvivere in una situazione che definire disperata è riduttivo, Ewan McCregor, così come Maisy Stella e Christian Convery, risultano piuttosto anonimi. Una delle più grandi carenze della sceneggiatura è proprio quella di non riuscire a valorizzare i suoi interpreti.

E per quanto la regia di David Robert Mitchell, che si è fatto carico della sceneggiatura, risulti valida e mostri una certa maestria, con inquadrature che omaggiano il cinema di Brian De Palma (uno dei grandi miti del regista), la storia vacilla in troppi punti. Le storie secondarie, mal sviluppate e non necessarie ai fini della trama, tolgono prezioso minutaggio ad una pellicola che invece ne avrebbe necessitato per rendere più chiare le dinamiche che hanno catapultato la famiglia Platt nell’era preistorica.
La fine di Oak Street: I dinosauri mordono, la sceneggiatura no!
I due protagonisti de “La fine di Oak Street”. Denise e Greg Platt (Ewan McGregor e Anne Hathaway).

Il risultato è un film che tenta invano di fondere le atmosfere horror con quelle della tipica comicità americana. E per quanto “La fine di Oak Street” sia dedicata alla memoria di Robert Allen Mitchell, il padre di David venuto a mancare durante la produzione, e alla sua passione per i dinosauri, purtroppo manca di una vera e propria identità. Persino la CGI risulta traballante nonostante in alcune sequenze possa essere considerata ben fatta. Ciò che avrebbe dovuto aiutare la spettacolarizzazione di una trama con protagonisti i dinosauri, a tratti rischia piuttosto di rendere ancor meno credibili scene che sfiorano l’improbabile, soprattutto quando si tratta di assistere al coito tra due bestioni giganteschi.

QUALCOSA FUNZIONA

Eppure, per quanto i difetti non manchino, c’è qualcosa che funziona in un film che è riuscito a far provare una certa inquietudine persino ad un maestro dell’horror come Stephen King.

“La fine di Oak Street” difatti è una pellicola che riesce ad intrattenere, nonostante i risvolti poco approfonditi. L’ansia che alcune scene riescono ad infondere è lodevole sebbene ad esse si alternino sequenze al limite del grottesco. L’incolumità dei protagonisti, anche se risulta difficile affezionarsi ad essi, rimane in bilico fino alla fine e la ferocia dei dinosauri, che al contrario di “Jurassic Park” piombano nella vita famigliare sconvolgendo completamente la quotidianità dei Platt, si percepisce fin dalla loro comparsa in scena.

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Inoltre, soprattutto nella parte iniziale, si respira quel profumo nostalgico che ci riporta agli anni in cui i ragazzini giocavano per strada, sognando di compiere grandi avventure e godendo di un’amicizia vera, ossia non ancora contaminata dal flagello dei social. E forse è proprio questo il modo in cui Mitchell ha deciso di omaggiare quel cinema targato Spielberg, Zemeckis e Donner.

La quarta fatica da regista di David Robert Mitchell si rivela quindi essere un film che avrebbe potuto riportare sul grande schermo quelle emozioni che i dinosauri erano riusciti a farci provare in passato, se solo fosse stato sfruttato in maniera diversa.

La fine di Oak Street: I dinosauri mordono, la sceneggiatura no!

Titolo Originale: The End of Oak Street

Anno: 2026

Genere: avventura, fantascienza, horror

Durata: 99 min.

Regia: David Robert Mitchell 

Interpreti: Anne Hathaway, Ewan McGregor, Christian Convery, Maisy Stella

Sceneggiatura: David Robert Mitchell

Distribuzione: Warner Bros.

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Andrea Di Mastrorocco

Andrea Di Mastrorocco

Nientologo di fama internazionale appassionato di cinema fin da quando il Giudice Morton ha tentanto di incastrare Roger Rabbit e Tom Hanks danzava su un pianoforte gigante in un negozio di giocattoli. Ama lottare con gli squali, sfasciare le vetrate e mangiare lampadine, anche se il suo piatto preferito è il cheesburger del Big Kahuna Burger, dove anche gli hawaiani fanno gli hamburger”. Sogna da sempre di guidare la Batmobile ma per adesso si accontenta di non parlare di cose che non conosce.

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