Quella del tornado è una delle scene più memorabili de “Il Mago di Oz”. Ma come venne realizzata?
Da “La tempesta perfetta” a “Twister” ormai i tornado sono parte integrante del cinema hollywoodiano. In molti pensano che il capostipite di questo genere di pellicole sia “Twister”, pellicola del 1996 diretta Jan de Bont con Helen Hunt e Bill Paxton, i cui protagonisti sono un gruppo di cacciatori di tempeste intenti a sperimentare un innovativo sistema per studiare la struttura degli uragano. Un’ottima pellicola che vi consiglio di recuperare.
ALBERT ARNOLD GILLESPIE, L’UOMO CHE CREÒ IL TORNADO
Eppure, nonostante l’evidente evoluzione della computer grafica e degli effetti speciali, una delle scene di maggiore impatto della storia del cinema, che abbia come protagonista un tornado, è sicuramente quella de “Il Mago di Oz”, pellicola datata 1939. Invero, sebbene il film risalga ad un’epoca in cui il Cinema era ancora un’arte in piena fase di sviluppo, evoluzione e, soprattutto sperimentazione, quello de “Il Mago di Oz” possedeva un comparto tecnico veramente all’avanguardia. Il merito era soprattutto di un genio come Albert Arnold Gillespie. Effettista e scenografo classe 1899, Gillespie venne assunto dalla MGM nel 1925. E inaugurò così una carriera che lo portò a vincere ben quattro premi Oscar.
Ma vediamo di non andare fuori tema. Non siamo qui per parlare della carriera, per quanto brillante, di Gillespie.
UN PICCOLO ACCENNO DI TRAMA
Come ben sappiamo, la storia de “Il Mago di Oz” comincia in una fattoria del Kansas. Qui, la piccola Dorothy Gale vive assieme ai suoi zii Emma ed Henry e il suo adorabile e fedele cagnolino Toto. Ed è proprio sulla proprietà della famiglia Gale che si abbatte un tremendo tornado. Probabilmente il più famoso uragano della storia della letteratura e del cinema. Non riuscendo a tornare in tempo per rintanarsi nel rifugio sotterraneo, Dorothy decide di chiudersi in casa e rannicchiarsi nella sua cameretta insieme a Toto. Ma il tornado che infuria sulla fattoria si dimostra tanto potente da sradicare la casa dalle fondamenta e farla volteggiare fino ad atterrare nel meraviglioso mondo di Oz.

E come il passaggio dal bianco e nero al Technicolor che caratterizzò l’arrivo di Dorothy ad Oz, la realizzazione del tornado fu più complicata di quanto si possa immaginare. Invero, realizzare un tornado delle giuste dimensioni da poter utilizzare in un set cinematografico non era una facile impresa. Specialmente negli anni ’30. Tuttavia, grazie al suo estro, Gillespie riuscì a trovare una brillante soluzione.
COME AVVENNE LA MAGIA
Inizialmente provò a creare un vortice di gomma e uno di acqua. Ma entrambi gli espedienti non erano abbastanza convincenti per creare l’effetto che richiedeva la storia. Così la creatività ebbe piena evoluzione. Gillespie decise di costruire un modellino della fattoria di Emma ed Henry e di fabbricare una manica a vento lunga nove metri e avvolgerla attorno ad una rete metallica.
In seguito installarono il tutto su una gru, in modo da poterla muovere sia a destra che a sinistra, e posizionarla dietro al modellino della fattoria. E, soffiando attraverso la manica, i tecnici di Gillespie fecero in modo che uscisse dell’argilla e del terriccio. Così facendo crearono un effetto fumo che tramutò la manica a vento in una nube. Infine, ripresa la scena della nube che si muoveva dietro al modellino della fattoria la proiettarono su un grande schermo.
GLI EFFETTI ACUSTICI
Ma, per realizzare la scena nella sua interezza, c’era bisogno di qualche tecnicismo in più.
Difatti la troupe utilizzò il metodo della retro-proiezione. Judy Garland, che ne “Il Mago di Oz” interpreta Dorothy, venne ripresa di fronte ad un set che comprendeva il solo cancello della fattoria e, attraverso un macchinario posto dietro lo schermo, venne proiettata la ripresa della casa con la nube. Così Gillespie creò l’illusione della prospettiva.
Per completare ogni particolare, però, c’era bisogno anche di un effetto acustico. Per realizzare il suono terrificante del tornado, il tecnico del suono della MGM Douglas Shearer sviluppò una soluzione elegante, semplice ma efficace. Questo, coprì una “macchina del vento”, un grosso macchinario che in cinematografia serviva, appunto, a realizzare effetti sonori che in natura non era possibile catturare, con un telo e installò del legno all’interno della manovella. Così, a seconda della velocità cui si sceglieva di far girare le pale il suono diventava più o meno intenso. Il risultato fu semplicemente perfetto.
Quella del tornado infatti, è una delle scene più iconiche sia della pellicola diretta da Victor Fleming sia dell’intera storia del cinema. L’impatto che ebbe sul pubblico dell’epoca andò ben oltre le aspettative della produzione. Quello che gli spettatori si trovarono di fronte era un incubo ad occhi aperti, in cui una dolce ragazzina si trovava di fronte ad un mostruoso uragano.
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