“Blue Lock” (Burū Rokku) è uno degli anime sportivi più apprezzati del momento. Così il paragone con “Holly e Benji” (Kyaputen Tsubasa) è inevitabile.
“Holly, rifiutandoti di giocare non soltanto tradisci i tuoi compagni di squadra ma anche tutte le persone che sono venute qui per assistere ad una bella partita e tutti gli avversari che abbiamo battuto fino ad ora. E se rinunci a giocare tradisci anche il gioco del calcio e, cosa ancora più grave di questa, tradisci lui (indicando il pallone), il tuo migliore amico”.
Durante la difficile partita tra la New Team e la Mambo, semifinale del campionato nazionale giovanile giapponese, Oliver Hutton, capitano e miglior giocatore della New Team, consapevole che il duo avversario, il talentuoso Julian Ross, è afflitto da una grave cardiopatia, viene colto da un’improvvisa crisi di coscienza che gli impedisce di affrontare la sfida e continuare quindi a giocare.
Con queste parole Tom Becker esorta il suo capitano a farsi coraggio e tornare ad essere il leader che tutti, dallo sbadato difensore Bruce Harper all’imbattibile portiere Benji Price, hanno conosciuto e ammirato fino a quel momento. E, soprattutto, gli fa capire quanto il suo comportamento sia ingiusto nei confronti di Julian Ross il quale desiderava concludere la sua carriera da calciatore duellando proprio contro Holly, l’unico giocatore che riteneva abbastanza forte da essere considerato il suo rivale.
Perché è proprio questo uno dei cardini e dei valori su cui si erge la serie creata da Yoichi Takahashi: una bella e sana rivalità tra giovani campioni. Quelle proposte dal fumettista giapponese infatti sono una serie di partite giocate con entusiasmo da ogni giocatore, sottolineando l’importanza di valori come l’amicizia e il rispetto per l’avversario.
IL CALCIO È UN GIOCO
La più grande rivalità della storia è quella che si crea tra Oliver Hutton, il protagonista principale della serie, e Mark Lenders, attaccante prima della Muppet e poi della Toho School, eppure durante quella partita tra la New Team e la Mambo affiora tutto il senso di “Holly e Benji”. Quando Holly si accascia a terra, incapace di reagire e di continuare a giocare, Julian Ross potrebbe approfittare della crisi di coscienza del suo avversario e portare la sua squadra alla vittoria. Eppure decide di agire in maniera diversa.

Perché in quel momento, oltre a vincere e portare la Mambo a giocare la finale del campionato nazionale giovanile, a Julian non interessa altro se non divertirsi. Per questo, invece di rinunciare alla sfida con Holly lo incita a rialzarsi e a giocare dando il massimo. L’attaccante e capitano della New Team riesce quindi a ritrovare sé stesso e quella voglia di divertirsi che lo ha contraddistinto fin dalla prima puntata.
Invero, per quanto l’obiettivo sia la vittoria, i personaggi creati da Takahashi riescono a interpretare il calcio per quello che è in realtà: un gioco. Naturalmente ognuno ha i propri sogni da realizzare e i proprio scopi da perseguire, ma ognuno, soprattutto Holly, affronta le partite con gran serenità e determinazione, sviluppando una sana rivalità che li spinge a dare il massimo e a stringersi la mano alla fine di ogni match, lasciando ogni dissapore sul campo da gioco.
IL CALCIO SECONDO BLUE LOCK
Di ben altra pasta è invece quello che qualcuno considera l’erede diretto di “Holly e Benji”, “Blue Lock”. Protagonista della storia è Yoichi Isagi, un giovane calciatore giapponese che, dopo aver perso il campionato studentesco, viene selezionato assieme ad altri 299 attaccanti per partecipare al Blue Lock, un programma atto a individuare la stella che risolleverà il calcio nipponico dopo l’ennesimo fallimento ai Mondiali.

Giunti in una struttura ultramoderna, dove dovranno sottoporsi ad un durissimo allenamento, i ragazzi entrano in contatto con Jinpachi Ego, un misterioso individuo a cui la Federazione Calcistica ha affidato il futuro della nazionale. Esso, che si rivela essere un selezionatore spietato, incita fin da subito i giovani a sviluppare le proprie doti individuali e ad esaltare l’istinto egoista dell’attaccante. Solamente chi dimostrerà di possedere tali requisiti potrà diventare il nuovo centravanti della nazionale, mentre a tutti gli altri non sarà più concessa la possibilità di essere convocati.
Comincia così un gioco ad eliminazione in cui, partita dopo partita, i calciatori vengono esclusi dal Blue Lock. Man mano che gli allenamenti e gli incontri procedono, avvicinandosi al finale, gli attaccanti diminuiscono e i più deboli sono costretti a dire addio al proprio sogno.
Ma, soprattutto, ad ogni attaccante selezionato viene chiesta un’unica cosa: dimostrare di essere l’attaccante più forte del panorama del calcio giovanile giapponese. Così Isagi e tutti i suoi compagni di avventura affrontano le partite con l’obiettivo non solo di sovrastare gli avversi, ma anche i propri compagni. Invero, quello che Ego cerca nei suoi giocatori non è lo spirito di squadra ma la volontà di essere il migliore, indipendentemente dal risultato finale, in un gioco in cui segnare un gol diventa più importante che vincere la partita. È l’ego del centravanti che il mister vuole vedere affiorare nei giocatori.
VINCERE TUTTI INSIEME
Certo, tali imposizioni non impediranno ad alcuni personaggi di creare un forte legame e di sviluppare quella sana vena competitiva che porterà tutti a migliorare il proprio gioco. Eppure, a differenza di “Holly e Benji”, sono principalmente le doti del singolo che subiscono un’evoluzione. E quel sano e necessario divertimento dove personalità come Holly, Benji, Julian Ross e persino un cinico come Mark Lenders, erano riusciti a trasmettere al pubblico lascia il posto ad una ferrea volontà di migliorarsi come singolo piuttosto che come collettivo.

Se “Holly e Benji” trasmetteva la filosofia secondo cui il calcio è un gioco di squadra, “Blue Lock” adotta un altro tipo di ideale ponendo la punta al centro della tattica calcistica. Il messaggio che la serie di Muneyuki Kaneshiro è quindi molto semplice: vincere è ciò che conta, e per vincere la squadra deve giocare in funzione dell’attaccante.
Per quanto fosse irreale vedere i giocatori correre per campi che sembrano infiniti ed eseguire tiri ed acrobazie impossibili, come la catapulta infernale dei gemelli Derrick, era bello vedere il fairplay che caratterizzava la storia di “Holly e Benji”. Invero, ogni giocatore, indipendentemente dalla maglia indossata, mostrava devozione per il calcio e, cosa non meno importante, rispetto per l’avversario e per i propri compagni di squadra. Perché anche in “Holly e Benji” ciò che conta è la vittoria finale, ma la cosa più importante è vincere tutti insieme.
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