Sia Robert Zemeckis che Nicolas Roeg hanno voluto presentare una propria versione de “Le Streghe”, il racconto di Roald Dahl. Ma quali sono le differenze tra queste tre opere?
Cos’hanno in comune un misterioso proprietario di una fabbrica di cioccolato, un gigante e una bambina di cinque anni e poco più dalla mente incredibilmente geniale? La risposta non potrebbe essere più semplice: Roald Dahl.
Scrittore britannico (gallese riguardo alla precisione) classe 1916, Dahl ha pubblicato decine di libri per bambini. Invero, è a lui che si deve la creazione di personaggi come Willy Wonka, il GGG (il Grande Gigante Gentile) e Matilde Dalverme. Protagonisti di romanzi che hanno ispirato film, musical e spettacoli teatrali, oltre ad incantare, educare e (in un certo qual modo) inquietare, i piccoli lettori di tutto il mondo.
Sì, perché uno dei racconti più famosi di Roald Dahl ha come protagonista un bambino che, assieme a sua nonna, si trova costretto ad affrontare una congrega di perfide e ripugnanti streghe. Difatti, dopo aver perso i genitori , il piccolo è costretto ad andare a vivere con la nonna, un’ex cacciatrice di streghe che, nonostante l’età avanzata, sembra essere ancora molto interessata a liberare il mondo dal flagello delle fattucchiere. Caso vuole che, durante una vacanza in famiglia, il ragazzino e suo nonna, si trovano a soggiornare nello stesso hotel dove ha luogo la riunione di tutte le streghe d’Inghilterra, compresa la Strega Suprema.

Pubblicato nel 1983, “Le streghe” fu uno delle più importanti e famose opere di Dahl, tanto da aggiudicarsi il Premio Bancherellino nel 1988. E, come accaduto per le opere prima citate, anche “Le streghe” ha attirato l’attenzione di registi e sceneggiatori. In particolare quella di Nicolas Roeg e Allan Scott, rispettivamente regista e sceneggiatore di “Chi ha paura delle streghe?” (1990), con Anjelica Huston nel ruolo della Strega Suprema, e quella di Robert Zemeckis che trent’anni più tardi ha deciso di dirigere un nuovo adattamento cinematografico. Purtroppo aggiungerei.
Per quanto la pellicola datata 1990 con gli anni sia divenuta un cult intramontabile, quella del regista di “Ritorno al Futuro”, ha deluso le aspettative di molti appassionati, e non soltanto per le differenze con l’opera originale. Infatti, come molti altri adattamenti cinematografici, da “Forrest Gump” a “La storia fantastica”, anche quelli di Roeg e Zemeckis presentano alcune considerevoli differenze dal romanzo. Anche se, aggiungerei, se vogliamo parlare di adattamenti, anche se diverso in molti aspetti, il film con Anjelica Huston ha non solo un altro tipo di tono rispetto al romanzo, conservando quindi una morale più profonda, ma raggiunge tutt’altro tipo di qualità.
A questo punto, prima di illustrarvi alcune di tali diversità, è obbligo avvertirvi che continuando la lettura potrete incappare in qualche piccolo grande SPOILER!
LA SEGRETARIA DELLA STREGA SUPREMA
“Chi ha paura delle streghe?”, 1990. Durante il soggiorno di Luke e di sua nonna al prestigioso Hotel Excelsior, nella hole compare una donna tanto elegante quanto affascinante interpretata da Anjelica Huston. Essa risponde al nome di Eva Ernst e dietro al suo aspetto perfetto si cela il più terribile demonio conosciuto, ossia la Grande Strega Suprema.

Ad accompagnarla, oltre ad un manipolo di adepte, c’è la sua segretaria personale, la signorina Ann Irvine (Jane Harrocks). Non voglio rovinarvi il finale raccontandovi l’importante ruolo che Miss Irvine avrà nella vicenda legata al piccolo Luke e alla lotta contro le streghe. Vi basti pensare che, per quanto nella versione di Nicolas Roeg la sua storia abbia dei risvolti significativi nella vita del ragazzino e di sua nonna, nell’opera letteraria Miss Irvine non esiste.
Il suo personaggio infatti è stato appositamente creato per la pellicola datata 1990, e grazie alla sua presenza il regista ha potuto concepire un finale diverso da quello che troviamo nel racconto di Roald Dahl.
I BAMBINI SCOMPARSI
All’inizio di “Chi ha paura delle streghe?” la nonna racconta a Luke la storia della piccola Erika, una sua amica d’infanzia che era misteriosamente scomparsa per poi riapparire e invecchiare all’interno di un quadro nel soggiorno della casa dei suoi genitori. La nonnina del film di Zemeckis invece narra al suo adorato nipote di come una perfida strega aveva tramutato una sua cara amica in una gallina.
Ebbene, nel romanzo di Roald Dahl le storie che la nonna racconta al ragazzino, oltre a quella della piccola Erika e dell’amica trasformata in gallina, sono tre (per un totale di cinque). La prima è quella di una bambina che scompare nel nulla dopo aver incontrato un’enigmatica “signora con i guanti bianchi”. La seconda riguarda un bambino tramutato in un statua di pietra e l’ultima, invece, vede come protagonista un bambino divenuto delfino.
LA PRIMA STREGA CHE INCONTRA IL PROTAGONISTA
Nella pellicola di Zemeckis, il piccolo protagonista incontra per la prima volta una strega mentre si trova in una piccola bottega assieme a sua nonna. Questa, che si presenta al bambino offrendogli una caramella mentre dalla manica le esce un serpente, tenta di rapirlo ma, essendo a conoscenza dei segni particolari che contraddistinguono le fattucchiere dalle persone comuni, egli la identifica immediatamente come una strega e, correndo da sua nonna si mette in salvo.
Tuttavia, nel libro come nel film del 1990, l’incontro tra il Nipote e la sua prima strega avviene in maniera leggermente diversa. E aggiungerei, in maniera molto più significativa considerata la delicata morale su cui la storia si regge. Il ragazzino, mentre è intento a giocare allegramente nei pressi di casa sua, viene avvicinato da una sconosciuta dall’aspetto piuttosto inquietante. Notando uno strana luce viola nei suoi occhi, il piccolo si rende conto di chi ha di fronte e si rifugia nella casetta sull’albero, dove rimane fino all’arrivo della nonna.
GIGIA LA TOPINA
Così come Roeg aveva introdotto il personaggi di Miss Irvine, anche Zemeckis ha deciso di crearne uno appositamente per la sua pellicola. Sto parlando ovviamente di Gigia, la topina bianca che la nonna regala al suo adorato nipote. Il giovanotto ovviamente si affeziona subito al suo animaletto e, nonostante le remore del direttore dell’Hotel Excelsior (interpretato da Stanley Tucci), decide di ammaestrarla, proprio come Luke e il protagonista del libro fanno con i loro due topolini (battezzati come Will e Mary).

Ma, senza entrare troppo nei particolari, a differenza di Will e Mary, la piccola Gigia ben presto rivelerà la sua vera natura e si dimostrerà essere un aiuto importante per il ragazzino e per sua nonna.
IL FINALE
Se avete visto i due film e avete letto il racconto di Dahl, allora vi sarete sicuramente accorti che i tre finali differiscono molto tra loro. In particolare, quello della pellicola diretta da Robert Zemeckis è completamente diverso da quello dell’opera originale.
Il modo in cui il bambino-topo e sua nonna riescono a sconfiggere la Strega Suprema e il suo esercito di streghe britanniche, salvo qualche piccola differenza, è lo stesso in tutte e tre le opere. Ma è quello che accade in seguito che cambia completamente. Il destino che i tre autori riservano ai loro protagonisti infatti, per quanto possa comunque essere considerato un lieto fine, potrebbe risultare estremamente eterogeneo.
Se Zemeckis ha scelto di raccontare il più fiabesco degli epiloghi, il classico “e vissero tutti felici e contenti”, sia Dahl che Roeg hanno lasciato intendere che le avventure per la nonna e suo nipote non sono finite. Anche se, bisogna ammetterlo, il finale scelto dal regista della pellicola datata 2020 potrebbe essere piuttosto discutibile. Ma per scoprirlo, se non lo avete ancora fatto, dovrete leggere il racconto e recuperare i due film in questione.
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