Creata da Thomas “Daddy” Rice, la figura di Jim Crow è uno dei simboli più oscuri della storia degli schiavi d’America.
Per definizione, il razzismo è quel fenomeno che corrobora la mente umana insinuando in essa l’idea che, in base a fattori sociali quali l’etnia, la nazionalità o la religione (per esempio), si possano formare gruppi fondati sulla supremazia di una razza piuttosto che di un’altra. E per centinaia di anni l’uomo bianco ha coltivato un odio profondo verso tutte quelle persone appartenenti a gruppi sociali ritenuti “diversi” se non, addirittura, “inferiori”, manifestandolo attraverso diverse forme espressive, che fossero queste violente o meno.
Basti pensare alle ignobili azioni dei membri del Ku Klux Klan: O al modo ingiurioso e dispregiativo in cui, per decenni, i registi lo rappresentavano al cinema. Ma, probabilmente, la più offensive delle messe in scena fu quella legata ai Minstrel Show.
LA MUSICA DEI NERI
Tutto è cominciato nel XVI secolo, quando i marinai europei cominciarono quella che oggi è ricordata come la tratta degli schiavi. Una delle pagine più cupe della storia dell’umanità. Strappati alla propria terra, alle proprie origini, alle proprie tradizioni, alla propria famiglia e al proprio credo, gli africani venivano stipati in fatiscenti celle e trasportati nel nuovo mondo per poi essere venduti ai proprietari terrieri americani. Essi trattavano i loro schiavi come delle proprietà, come oggetti senza anima né facoltà di pensiero. Gli schiavi venivano sfruttati fino allo sfinimento nelle piantagioni e, nella maggior parte dei casi, venivano giustiziati a fine raccolto per poi essere sostituiti.
Ridotti in schiavitù quindi, i neri non avevano alcun diritto e non gli era permesso fare niente senza che prima venisse approvato e poi supervisionato dal padrone della piantagione. Era loro negata un’istruzione, la possibilità di svolgere le funzioni religiose senza l’assistenza del padrone e di un pastore bianco, e durante le ore lavorative era vietata qualsiasi forma di svago. Lo scopo era quello di sopprimere qualsiasi forma di espressione e di cultura. L’unico pensiero che dovevano avere gli schiavi era quello di lavorare e di soddisfare i bisogni del padrone.
Soltanto durante il periodo del raccolto, quando erano costretti a passare intere giornate nei campi, era loro concesso di distrarre la mente con canti motivazionali, purché non intralciassero o non rallentassero il lavoro che erano obbligati a svolgere. Era l’unica eccezione per evadere con la mente e poter pensare, anche solo per un secondo, di essere qualcosa di più che schiavi senza né radici né futuro.
UNA IGNOBILE FORMA DI INTRATTENIMENTO
Tuttavia, ben presto l’uomo bianco dovette riconoscere la bellezza di tale arte e di tali canti, tanto che alcuni padroni cominciarono a dare agli schiavi l’opportunità di usare degli strumenti musicali, come il violino. Così, nella maggior parte delle piantagioni, si sviluppò l’abitudine di trascorrere le serate ascoltando musica e canti da tradizione. Chi suonava aveva il compito di suonare motivi allegri che potessero stimolare gli altri schiavi, ma anche minuetti o cottilon in modo da allietare il padrone.

La sera divenne quindi la parte della giornata dedicata al canto e al ballo, e spesso accadeva che gruppi di musicisti, provenienti da piantagioni diverse, formassero una piccola orchestra che imbastisse piccoli spettacoli, sia per i padroni che per gli schiavi, in cui si mescolavano danze, satire e scene comiche.
Tali attività riscossero molta popolarità, tanto da interessare anche gli intrattenitori di pelle bianca. Questi infatti, tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30 del XIX secolo, presero spunto dagli spettacoli delle piantagioni per imbastire un nuovo tipo di numero atto a sbeffeggiare i canti e i balli degli schiavi. Nacquero così i primi minstrel show, ovvero spettacoli nati al solo scopo di ridicolizzare attraverso balli, scenette comiche e musicali, la figura dell’uomo nero.
JUMP JIM CROW
Il fondatore di questa nuova forma di burla verso gli afroamericani fu senza dubbio Thomas “Daddy” Rice, che portò in scena il personaggio di Jim Crow, un’immagine allegorica e caricaturale, nonché molto offensiva, che rappresentava tutti gli stereotipi legati alle persone dalla pelle nera.
Per portare in scena Jim Crow, Rice si dipingeva la faccia con un pesante trucco nero, ottenuto dai tappi di sughero affumicati, e si evidenziava di rosso la bocca per dare risalto alle labbra. Infine, indossava degli abiti vecchi e sporchi e rappresentava l’uomo di colore come un individuo goffo, ingenuo e pigro.
Ma dietro la sua natura “comica”, se così la possiamo definire, l’esibizione dei Daddy Rice celava un secondo fine. Jim Corw infatti contribuì a enfatizzare il pensiero che i neri fossero una razza inferiore. E la sua cattiveria era talmente profonda che lo portò a riadattare una canzone tradizionale degli schiavi, dal titolo “Jump Jim Crow”, rendendola offensiva.
Rice trasformò quella che era una canzone popolare della cultura africana in un testo pregno di insulti razzisti, stereotipi e cattiverie contro un popolo che già aveva le angherie della deportazione dalla propria terra e i soprusi della schiavitù. E, come vuole la leggenda, si narra che fu propria la canzone “Jump Jim Crow” a ispirare la creazione dell’allegorico personaggio.
LA DIFFUSIONE NEGLI STATI UNITI
Negli anni ’20 infatti, Thomas Rice altro non era che un mediocre attore newyorkese che si esibiva nei piccoli e insignificanti teatri della Grande Mela. Invero, al termine di uno dei suoi modesti spettacoli, Rice si imbatté per caso in un uomo di colore che canticchiava la canzoncina sopra citata. Non è chiaro se fosse un anziano o uno stalliere con evidenti problemi fisici, quel che è certo è che quest’uomo misterioso, con indosso degli abiti dismessi, aveva un’andatura zoppicante che lo rendeva irrimediabilmente goffo.
E fu per via di tale incontro fortuito che Daddy Rice creò la figura di Jim Crow, divenendo in breve tempo uno dei comici più conosciuti e apprezzati del paese.
Ma non solo. Il suo numero riscosse talmente tanto successo che altri artisti del settore decisero di creare una propria versione di Jim Crow. Inoltre, la diffusione di un simile spettacolo, contribuì a rendere i Minstrel Show la forma di intrattenimento più popolare degli Stati Uniti. E in breve tempo, lo spettacolo di Jim Crow si diffuse ovunque, facendo sì che tutta l’America conoscesse il crudele e falso stereotipo dell’uomo di colore.
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