“Frankenstein” di James Whale è una di quelle pellicole imprescindibili, tanto importante per il genere horror quanto per il cinema stesso.
L’horror è un genere vecchio quanto il cinema stesso. Fin dai tempi del muto infatti, molti registi avevano dedicato parte della loro carriera alla direzione di una pellicola dell’orrore. Invero, già negli anni ’20 del ‘900, in Europa era uno dei generi più apprezzati e diffusi, soprattutto grazie alla scuola espressionista tedesca, capace di produrre capolavori come “Il gabinetto del dottor Caligari” di Robert Wiene, “Il Golem” di Henrik Galeen e Paul Wegener, e naturalmente “Nosfaratu” di Friedrich Wilhelm Murnau.
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Ovviamente, anche ad Hollywood l’horror stava cominciando ad essere uno dei generi più apprezzati. In particolare, prima che i mostri cominciassero a dominare la scena cinematografica, era Lon Chaney, padre del futuro Uomo Lupo, a impersonare quello che poteva essere considerato il volto dell’horror americano. Difatti, grazie alle sue interpretazioni in pellicola come “Il gobbo di Notre Dame” (1924) e “Il fantasma dell’Opera” (1925), aveva dato origine a quella che poi sarebbe diventata la saga dei Mostri della Universal.
L’ESPRESSIONISMO SBARCA AD HOLLYWOOD
Qualche anno più tardi fu Bela Lugosi ad assumersi il compito di portare sulle spalle il destino dei Mostri della Universal, impersonando niente meno che il Conte Dracula. Affascinante e tenebroso, Lugosi divenne in breve tempo un’icona del genere. Tanto che Robert Florey, il regista che la Universal aveva scelto per girare il nuovo progetto dedicato ai Mostri, avrebbe voluto affidargli il ruolo della Creatura in “Frankenstein”. Ma il progetto ben presto mutò.
Florey, anche se i motivi rimangono tutt’ora sconosciuti, venne estromesso e sostituito da James Whale, regista di origine britannica approdato da poco ad Hollywood. Così, sebbene non fosse pienamente convinto, grazie a Carl Laemmle Jr., figlio di uno dei fondatori della Universal, Whale ottenne la regia di una delle pellicole che cambiò per sempre il panorama del cinema horror.

Tuttavia, nonostante il cambio di rotta alla regia, “Frankenstein” ha mantenuto quei toni tipici dell’espressionismo germanico, abbandonando la luce piatta che aveva contraddistinto l’horror hollywoodiano in favore di un gioco di ombre che rende il film molto più tetro e inquietante. Il tutto reso ancora più angosciante dalla presenza scenica di Boris Karloff, l’attore che Whale in persona scelse per interpretare la Creatura, donando così al mondo il nuovo volto del terrore, anche se fu per un fortuito caso che il regista entrò in contatto con l’attore.
Difatti, Karloff stava comodamente pranzando alla mensa della Universal quando Whale notò la sua fisionomia e si convinse che fosse perfetto per impersonare il Mostro di Frankenstein. Mentre per il ruolo dello scienziato decise di arruolare una sua vecchia conoscenza: Colin Clive.
UN’OPERA RIVOLUZIONARIA
I due avevano collaborato in un’importante produzione teatrale che ebbe un grande successo in Inghilterra. E se Karloff divenne un’icona del cinema horror, grazie alla teatralità della sua interpretazione, Clive aggiunse quel pathos che mancava a molte produzioni hollywoodiane del genere. Ma furono i cambiamenti rispetto al romanzo, che il regista britannico decise di adottare, che resero “Frankenstein” un’opera rivoluzionaria.
I macchinari che inserirono nella pellicola, per esempio, vennero appositamente creati per il film, poiché nel romanzo Mary Shelley non fa alcun accenno a come la Creatura prende vita, lasciando tutto alla libera interpretazione del lettore. Eppure, nel corso dei decenni, ogni rappresentazione cinematografica di “Frankenstein” ha presentato la stessa tecnologia che Whale introdusse nel 1931. Ma, soprattutto, fu la sensibilità del Mostro la cosa che più di ogni altra colpì al cuore gli spettatori.
UN MOSTRO DAL FORTE IMPATTO EMPATICO
Per quanto affascinante, il Conte Dracula di Bela Lugosi era un vampiro lucido e assetato di sangue, pienamente consapevole delle sue azioni. Un concentrato di malvagità e fascino che lasciava ben poco spazio alla sensibilità. La coscienza della Creatura invece e quella delicata sensibilità del Mostro di Frankenstein rese il personaggio di Boris Karloff fortemente empatico.
Per quanto nel romanzo sia la cattiveria umana a rendere la Creatura uno spirito violento e vendicativo, quello della pellicola è semplicemente un essere in cerca del proprio nel posto in un mondo a cui non ha chiesto di appartenere e che sembra non volerlo accettare. A differenza della versione letteraria infatti, quello portato sul grande schermo da Whale è un Mostro che è costretto ad usare la propria forza bruta per difendersi dagli abitanti di una cittadina, e quindi pronti a condannarlo.
Il risultato fu una pellicola in grado di terrorizzare e, allo stesso tempo, colpire il cuore del pubblico. La Creatura, si ritrova braccata e bistrattata, rifiutata dal suo stesso creatore e incapace di esprimere i propri sentimenti e le proprie paure a causa del suo mutismo. Allo scopo di enfatizzare la fanciullesca innocenza del Mostro infatti, Whale decise di renderlo incapace di parlare, eliminando così ogni traccia di naturale cattiveria che esso avrebbe potuto trasmettere.
Il gioco di luci e ombre, tipico dell’espressionismo tedesco, resero quindi “Frankenstein” un film in grado di rivoluzionare il genere horror, stabilendo dei nuovi standard per le produzioni future. E l’interpretazione di Boris Karloff, nonché la sensibilità con cui venne caratterizzato il Mostro, furono talmente intense da riuscire a trasmettere un puro senso di terrore ma anche di infondere una grande tristezza e una forte empatia nei cuori del pubblico.

Titolo Originale: Frankenstein
Anno:1931
Genere: Horror
Regia: James Whale
Interpreti: Boris Karloff, Colin Clive, Mae Clarke
Soggetto: Tratto dal romanzo di Mary Shelley “Frankenstein o il moderno Prometeo”
Casa di Produzione: Universal Pictures
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