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Ritorno al futuro: La creazione di un fenomeno culturale

Alessia Lugli by Alessia Lugli
in Anni '80, Cinema, Ritorno al Futuro
Ritorno al futuro: creazione di un fenomeno culturale
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Il racconto di come nacque l’idea e si sviluppò uno dei film più ricordati e celebrati degli anni ’80.

È incredibile pensare che “Ritorno al futuro”, il film che più di ogni altro è riconducibile a quel tipo di cinema colmo di avventura e fantasia per cui gli anni ’80 erano l’immagine stessa grazie ai racconti e a quelle trame così belle e avvincenti, fosse destinato a non vedere la luce del sole.

Un film che in qualche maniera ha segnato indelebilmente il modo di vedere il cinema e che ha avvicinato in moltissimi alla settima arte a quel cinema meno impegnato ma appassionato che molti di noi amano.

Questa è la storia di come un adolescente degli anni ’80 sia riuscito ad oltrepassare i confini del tempo e dello spazio con una DeLorean. E di come sia riuscito, nonostante siano trascorsi decenni, ad oltrepassare quei confini di volta in volta senza annoiare mai. Anzi, per quanto gli anni ’80 siano un lontano ricordo, Ritorno al futuro, ambientato comunque principalmente durante gli anni ’50, è riuscito a farci assaporare l’essenza di ogni epoca. Dalla colonna sonora alle ambientazioni. Perché una storia, se raccontata bene, vivrà in eterno. Come il tempo, probabilmente.

COME TUTTO EBBE INIZIO

Tutto ebbe inizio dall’irresistibile voglia di fare un film (scriverlo e dirigerlo, s’intende) da parte di due geniacci ancora ai primi passi (se così si vuol dire) nel mondo del cinema: Robert Zemeckis e Bob Gale, che una volta conosciutesi tra i banchi del College, ovvero alla University of Southern California, decisero di riunirsi per creare film che avrebbero divertito il pubblico. Purtroppo, alcuni di questi furono stroncati al botteghino (oltre che dalla critica). Stiamo parlando di “1964: allarme a New York arrivano i Beatles” (debutto di Zemeckis come regista), “1941 – Allarme a Hollywood” e “La fantastica sfida”.

Ritorno al futuro: creazione di un fenomeno culturale
Marty McFly (Michael J. Fox). L’iconica scena in si esibisce al “cerimoniale ritmico” della scuola.

Questi film, oltre che essere un disastroso “trampolino di lancio” delle carriere di Robert Zemeckis e Bob Gale, risultarono essere dei giganteschi fiaschi anche per Steven Spielberg, che all’epoca era considerato uno dei registi più acclamati (vedi il successo del film “Lo squalo”). Difatti, Steven credeva fermamente alle loro idee e si era completamente fidato della loro visione nel voler creare film di puro intrattenimento. E nonostante tutti questi Flop, Steven fu anche l’unico a continuare a credere in loro. Così, quando gli venne consegnata tra le mani l’idea di creare un film sui viaggi nel tempo, desiderò immediatamente di farne parte.

BOB GALE E IL SUO PASSATO

Ma l’idea come nacque?

In realtà fu un fatto fortuito. Tornando a casa dai suoi genitori Bob Gale si trovò a sfogliare l’annuario della scuola superiore del padre, scoprendo non solo che lui e il padre avevano frequentato la stessa scuola a 29 anni di distanza ma che il padre era il rappresentante di classe. Così l’idea iniziò pian piano a formarsi nella mente del giovane sceneggiatore. Un ragazzo che torna indietro nel tempo, durante gli anni ’50 per essere precisi, e che in qualche maniera riesce non solo a conoscere i propri genitori e quindi a interferire con il passato e di conseguenza con il loro incontro, ma deve fare di tutto perché si conoscano, altrimenti… verrà cancellato dall’esistenza.

Ritorno al futuro: creazione di un fenomeno culturale
Michael J. Fox nei panni di Marty McFly.
Ma, anche se l’idea era da considerarsi geniale, nell’industria cinematografica hollywoodiana erano i numeri a contare.

Difatti, anche se alcune visioni della storia erano da considerarsi da cestinare, come quella stravagante di fare di un frigorifero una macchina del tempo, oppure di dare a Doc Brown (o meglio Professor Brown, come inizialmente doveva chiamarsi) uno scimpanzé anziché un cagnolino, oppure, udite udite, invece di un fulmine a generare la potenza necessaria a far sì che la macchina del tempo riportasse Marty negli anni ’80, era la potenza generata da una bomba atomica, il film era una novità ad Hollywood.

Difatti anche se alcune idee lasciavano molto a desiderare, la base qualitativa perché “Back to the future” risultasse essere un successo c’era eccome. A quei tempi però l’industria cinematografica era intenzionata più che mai a finanziare solo progetti, con protagonisti adolescenti o poco più, dove questi dovevano affrontare situazioni “piccanti” per così dire. Film come “Animal House”(1978), “American College” (1983), “Porky’s” (1981), “La rivincita dei nerds” (1984), dove alcol, droga e sesso erano parte integrante della storia, attiravano le persone al cinema. E quindi prodotti più leggeri e spensierati come “Ritorno al futuro”, non attiravano gran ché le case di produzione.

SPIELBERG ERA INTERESSATO A RITORNO AL FUTURO

Bob Gale e Robert Zemeckis, avevano infatti declinato l’invito a far partecipare al progetto Spielberg, perché il regista, sebbene fosse molto interessato alla storia e fosse divenuto già una personalità importante nell’industria cinematografica, avevano paura che la loro carriera subisse un drastico arresto con un altro possibile flop. Spielberg capì perfettamente le loro ragioni, così si fece da parte.

UN FILM RIFIUTATO

Ma nessuna casa di produzione aveva in mente di finanziare un progetto così fuori “target”. Neanche la Disney. Uno dei problemi era che nessuno aveva in mente di finanziare un progetto dove il protagonista veniva corteggiato da… sua madre (vedi traumi cinematografici). Tanto meno la Disney.

Così Robert Zemeckis, bisognoso di creare qualcosa di significativo, sentì il bisogno di dirigere una nuova pellicola, intenzionato più che mai a riversare tutta la sua creatività in un nuovo progetto che fosse all’altezza delle sue potenzialità. Fu contattato quindi da Michael Douglas, produttore del film “All’inseguimento della pietra verde”, che vedeva nel cast anche Kathleen Turner e Danny DeVito. Il film fu un tale successo che permise a Robert Zemeckis di avere il suo primo grande successo al botteghino e a destare la curiosità delle case di produzione, cui avevano già portato la sceneggiatura, e che adesso volevano produrre “Ritorno al futuro”.

LA RIVINCITA DI ZEMECKIS

Ma Robert Zemeckis e Bob Gale erano d’accordo su una cosa: chiedere all’unica persona che aveva sempre creduto in loro: Steven Spielberg.

Spielberg divenne produttore esecutivo e grazie alla Amblin e insieme alla Universal Pictures produssero “Ritorno al futuro”. Il resto, come si suol dire è storia, o per meglio dire “un viaggio straordinario indietro nel tempo”.

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Alessia Lugli

Alessia Lugli

Cresciuta insieme a Marty McFly e ai suoi straordinari viaggi nel tempo, ho sempre sognato di vivere negli anni '80 e magari avere il professor Keating come grande filosofo di vita. Amo i musical, le grandi storie d'amore e ogni film che riguarderei all'infinito. Convinta che si debba sempre guardare al passato per vivere il presente, adoro guardare i grandi classici del cinema.

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