La religione, i tradimenti e l’amore. Questi sono solo alcune delle tematiche che Woody Allen riesce a trattare grazie a “Harry a pezzi.
1997. Alla Mostra del Cinema di Venezia giungono personalità provenienti da tutto il mondo. Da Gerard Depardieu, giunto al Lido per ritirare il Premio alla Carriera (assegnato anche a Stanley Kubrick e Alida Valli), al presidente della giuria Jane Campion, fino al regista giapponese Takeshi Kitano, che quell’anno vincerà il prestigioso Leone d’Oro. E, come spesso accade, la rassegna veneziana cominciò con la proiezione di un film che avrebbe detto tanto sulla qualità delle pellicole che sarebbero state presentate. Non a caso fu scelto di mostrare al pubblico “Harry a pezzi”, pellicola fuori concorso diretta da Woody Allen.
TRAILER
Difficile pensare che in una sola pellicola possano apparire tanti personaggi così ben caratterizzati. E ognuno con una propria importanza nella storia. Eppure “Harry a pezzi”, il cui cast comprende nomi come Robin Williams, Billie Crystal, Judy Davis e Kristie Alley (per citarne alcuni), riesce a conciliare così tante star in una storia che, oltre ad omaggiare due grandi registi come Federico Fellini e Ingmar Bergman, trasuda sarcasmo e autoanalisi.
UN FILM CORALE CHE CORALE NON È
Sì, perché per quanto il film del regista newyorkese riesca a portare in scena molteplici aspetti della vita di un singolo essere umano, tutto quanto dipende solo dalla volontà e dalle esperienze del protagonista.
Difatti, “Harry a pezzi” è un film corale che corale non è in quanto ogni cosa gira attorno al personaggio di Harry Block. Cinico, egocentrico e ateo, il personaggio creato e interpretato da Woody Allen è forse uno dei più sprezzanti della sua filmografia. E stiamo parlando della mente che ha creato delle icone come Alvy Singer (“Io e Annie”) e Ike Davis (“Manhattan”). Infatti, sebbene la sua vita, come la sua creatività, sembra essersi arenata su un binario morto, il nostro protagonista è convinto che tutto gli sia dovuto.
COME GUIDO ANSELMI
Harry è uno scrittore che si ritrova tre matrimoni falliti alle spalle, un figlio che vive con la madre e che vede raramente, e un romanzo che non riesce a portare avanti. E quando l’occasione del riscatto si presenta, come nel film “Il posto delle fragole” del già citato Bergman, con la forma di una cerimonia di premiazione alla sua vecchia università, intraprende un viaggio che lo porterà a fare i conti con il proprio passato e la propria personalità, subendo il giudizio dei personaggi dei suoi romanzi. Come Guido Anselmi, che in “8 ½” (ricorda Fellini) è un regista in piena crisi creativa, Block si trova a confrontarsi con figure allegoriche da lui stesso concepite, in sequenze dal forte profumo onirico.

E grazie a tali visioni, che lo condurranno a confrontarsi con sé stesso (letteralmente) e a visitare l’Inferno, Harry prenderà la definitiva coscienza del proprio IO, arrivando a concepire l’idea che le persone come lui sono perfette per un racconto, ma non per la vita reale. Per tal motivo infatti, per la scrittura delle sue storie, ha sempre attinto ad episodi della sua vita privata, senza risparmiare i dettagli più imbarazzanti. Una decisione che spesso ha causato il mal contento di molte persone tirate in causa.
DISQUISIRE SUL SENSO DELLA VITA
Così, attraverso una trama comica ma profonda, Woody Allen riesce a disquisire sul senso della vita, in un’opera che risulta sì meno poetica del capolavoro del regista italiano, ma altrettanto trasognata. Ma “Harry a pezzi”, riesce a ironizzare su tematiche come la fede, l’amore, l’amicizia a e i tradimenti, presentando una scrittura degna delle migliori scuole di cinema e alcune tra le idee più geniali della filmografia di Allen, come la presenza di Robin Williams come personaggio sfuocato.
La storia, e le storie di Harry, assumono quindi le sembianze di una metafora della visione del regista della vita stessa, portate in scena attraverso un fine senso dell’umorismo. Il tutto senza rinunciare a quel cinismo che ha da sempre caratterizzato la filmografia di mister Allen. Basti pensare ad una delle più celebri battute dell’intera carriera del regista della Grande Mela, che probabilmente racchiude tutto lo scetticismo del protagonista: “le parole più belle del mondo non sono ti amo, ma è benigno”.

Titolo Originale: Deconstructing Harry
Anno: 1997
Genere: commedia
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Billy Crystal, Robin Williams, Kirstie Alley
Soggetto e Sceneggiatura: Woody Allen
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